
L’Assemblea Nazionale del Venezuela ha approvato in via preliminare una riforma della legge sull’energia elettrica che apre il settore agli investimenti privati attraverso concessioni a lungo termine, nel tentativo di invertire il collasso di un servizio afflitto da blackout da due decenni. Il provvedimento pone fine al monopolio detenuto per oltre 15 anni dalla società elettrica statale Corpoelec, sebbene necessiti ancora di un secondo dibattito e della ratifica definitiva nei prossimi giorni.
Il testo consente alle imprese private, alle imprese miste e alle aziende con partecipazione statale di minoranza di operare in tutte le fasi della filiera, insieme allo Stato. Prevede inoltre una revisione del sistema tariffario – con tariffe che riflettano il costo reale del servizio e consentano un ragionevole ritorno sull’investimento – la fine dei sussidi di lunga data e il decentramento operativo di Corpoelec, riporta MercoPress.
La riforma si inserisce nel quadro dell’apertura economica che il Venezuela ha intrapreso da quando Delcy Rodríguez è diventata presidente ad interim a gennaio, dopo la destituzione di Nicolás Maduro a seguito di un’operazione statunitense. Il processo, che ha già interessato i settori degli idrocarburi e delle miniere, gode dell’esplicito appoggio dell’amministrazione di Donald Trump, la quale sostiene che i cambiamenti rilanceranno l’attività commerciale a beneficio delle aziende statunitensi e della popolazione venezuelana.
La crisi energetica dura da circa 20 anni. Corpoelec è stata creata con decreto di Hugo Chávez nel 2007, contestualmente alla nazionalizzazione di Electricidad de Caracas, una delle più antiche compagnie del Paese. Il sistema, che operava secondo un modello misto e regionalizzato, ha iniziato a vacillare per mancanza di manutenzione e nuovi investimenti. Nel 2009, una grave siccità ha portato la centrale idroelettrica di Guri a livelli critici, dando inizio a una routine di razionamento. A questa è seguito il primo grande blackout nazionale nel 2013, che ha lasciato l’80% del Paese senza elettricità per oltre un giorno, e, nel marzo 2019, il più lungo nella storia del Venezuela, durato sei giorni, che ha paralizzato i servizi idrici, di telecomunicazione e sanitari.
Tra gli episodi di quegli anni, spicca lo scandalo che coinvolse l’azienda Derwick, la quale ricevette oltre 2 miliardi di dollari in appalti diretti per l’acquisto di apparecchiature obsolete e fatturate a prezzi gonfiati, secondo quanto riportato da Transparencia Internacional Venezuela. All’epoca, il governo attribuì il blackout del 2019 a un presunto “attacco internazionale” da parte dei servizi segreti statunitensi.
Oggi, le carenze strutturali persistono: nello Zulia e nelle Ande, le interruzioni di corrente durano fino a otto ore al giorno, mentre Caracas, Guayana e la parte orientale del Paese godono di una fornitura più stabile. Per gli esperti, le carenze del servizio rappresentano un “collo di bottiglia” per la ripresa delle industrie petrolifera, del gas e siderurgica.
Tommaso Dal Passo
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