
Washington ha chiuso una lacuna normativa che consentiva alle aziende tecnologiche cinesi di acquisire unità di elaborazione grafica (GPU) Nvidia di fascia alta, non cedibili a Pechino, instradando gli acquisti attraverso filiali con sede a Singapore e in Malesia.
Il Bureau of Industry and Security, BIS, del Dipartimento del Commercio statunitense ha emesso una direttiva il 31 maggio, chiarendo che sono necessarie licenze di esportazione per i chip di calcolo avanzato destinati a qualsiasi entità la cui società madre abbia sede in Cina o a Macao, indipendentemente dalla sua effettiva ubicazione. È stato sottolineato che la norma è tecnicamente in vigore dal novembre 2023, riporta AT.
La lacuna normativa è emersa dopo che l’amministrazione Trump ha annunciato, nel maggio 2025, che l’AI Diffusion Rule, elaborata dall’amministrazione Biden per imporre limiti più severi a livello globale all’esportazione di chip di intelligenza artificiale avanzati in base alla destinazione, non sarebbe entrata in vigore. Molte aziende cinesi hanno colto al volo l’opportunità, affrettandosi a costruire data center a Singapore e in Malesia e ad acquistare chip Nvidia in grandi quantità.
Secondo Reuters, centinaia di migliaia di chip Nvidia potrebbero essere già giunti nelle filiali cinesi attraverso questo canale. Il Bureau of Industry and Security sta ora chiarendo che il requisito della società madre non è mai stato sospeso. Alcuni osservatori hanno notato che, presentando la questione come un chiarimento piuttosto che come una nuova norma, l’amministrazione Trump evita di ammettere l’esistenza di una scappatoia, inquadrando invece il problema come una questione di conformità e applicazione.
Il BIS ha anche affermato che non richiederà ai data center che già utilizzano i chip vietati di cessarne l’uso, una deroga che evita potenziali richieste di risarcimento e di indennizzo nei confronti dei fornitori di chip. Indipendentemente da come Washington inquadri la misura, l’effetto pratico è chiaro. Le entità cinesi che operano all’estero non potranno più acquistare liberamente i chip Nvidia vietati, ponendo fine a un accordo che era rimasto sostanzialmente inalterato per un intero anno.
Il cambio di strategia in materia di applicazione delle norme arriva mentre Pechino sta esercitando pressioni sulle aziende tecnologiche nazionali affinché diano priorità ai chip per l’intelligenza artificiale di produzione interna rispetto alle alternative straniere, come i chip H200 e H20 di Nvidia. L’Ascend 920 di Huawei Technologies è stato al centro di questi sforzi, con le autorità cinesi che incoraggiano le aziende ad adottare processori IA nazionali piuttosto che affidarsi ai prodotti Nvidia.
L’inasprimento dei controlli potrebbe avere un impatto significativo sulle attività dei data center delle aziende cinesi nel Sud-est asiatico nel breve termine. La mossa americana avrebbe due conseguenze immediate:
• I chip già presenti nei rack dei data center non vengono toccati, ma ogni futuro ordine di acquisto si trasforma in una richiesta di licenza bloccata in una revisione permanente. Le aziende di IA potrebbero essere in grado di gestire le scorte esistenti per ora, ma incontreranno un collo di bottiglia quando passeranno a modelli di nuova generazione più potenti.
• I progetti già in corso si trovano ad affrontare un’incertezza immediata. Le linee guida riguardano le esportazioni future, ma non dicono nulla sui chip già in viaggio o sugli ordini firmati ma non ancora spediti. In assenza di un periodo di transizione, i contratti rimangono in un limbo legale e i fornitori hanno già iniziato a rallentare. I data center interessati potrebbero optare per i chip H200 di Nvidia, che restano al di fuori dell’ambito delle attuali restrizioni.
Tommaso Dal Passo
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