USA. Alla ricerca di una nuova Grand Strategy contro Russia e Cina

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Come dovrebbero ripensare la loro Grand Strategy (strategia di lungo periodo) gli Stati Uniti di America? Dopo il “secolo americano” e decenni di predominio ed egemonia economica americana, Cina e Russia stanno sgomitando per espandere la loro influenza secondo modalità a loro congeniali.

Come riporta il Globe Post, la Russia sta sfruttando attivamente la sua influenza con gli stati dell’ex Unione Sovietica, esercitando il suo potere politico e puntando sullo sviluppo delle grandi riserve di risorse naturali di cui dispone. Contemporaneamente, i cinesi hanno dato priorità all’espansione economica e al dominio finanziario per accelerare i loro interessi politici, estendendo la loro influenza nei mari della Cina orientale e meridionale, ad esempio, parte della loro strategia militare.

Questi interessi contrastanti stanno influenzando le politiche statunitensi che stanno cercando di trovare una nuova via per controbattere a queste nuove spinte geopolitiche.

Fino ad ora, la mossa politica più efficace per contrastare la Russia è la continua perturbazione economica all’interno dei mercati interni russi e dei loro mercati di esportazione. Per contenere la Cina, Washington sta cercando, non senza affanno, nuove partnership economiche e politiche in tutta l’Asia.

L’agenda russa sta realizzando un mondo “policentrico” attraverso diplomazia tradizionale, soft power e un rafforzamento nell’area ex sovietica e della Comunità degli Stati Indipendenti. Vladimir Putin ha sempre riconosciuto l’inestricabile legame tra stabilità economica e sicurezza nazionale; una correlazione che guida sia la politica che l’economia a livello regionale tra le ex repubbliche sovietiche. Putin cerca nuovi mercati di esportazione per armi e risorse naturali; allo stesso tempo Putin sta rafforzando le relazioni petrolifere, gasiere e finanziarie in Medio Oriente, Asia centrale ed Europa orientale. Il governo di Putin ha esercitato efficacemente gli strumenti economici e diplomatici, destabilizzando la regione e costringendo alla difesa i politici americani.

La Cina ha costantemente dato priorità alla crescita economica, guadagnando terreno come economia leader mondiale in termini di parità di potere d’acquisto.

I cinesi cercano di spostare il potere economico globale dall’Occidente all’Asia. Questo riequilibrio mette in discussione gli interessi americani in materia di sicurezza; i cinesi avrebbero speso il 7 per cento del Pil annuo per la Difesa. Questo aumento ha consentito lo sviluppo di capacità di manovra in tutto il Sud-Est asiatico, in particolare nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale.

Il potere economico spinge la potenza militare e l’espansione dell’autocrazia marittima cinese che oltre ad aumentare le tensioni regionali, ostacola anche gli scambi commerciali con gli Stati Uniti, che dipendono fortemente dalla libertà di navigazione nella regione per la stabilità economica interna.

Washington per competere con la Russia, sta cercando di aumentare le diffuse sanzioni multilaterali sui legami energetici e bancari russi per ridurre il Pil della Russia, diminuire i proventi delle esportazioni e soffocare gli investimenti stranieri all’interno dei confini russi; per contenere la Cina, i politici americani stanno cercando sponda a livello multilaterale sia con i tradizionali alleati regionali che con le potenze emergenti, Cina inclusa. Questo impegno si traduce in commercio, colloqui sul nucleare, esercitazioni militari.

Antonio Albanese