STATO ISLAMICO. La Turchia arresta l’Emiro Daesh di Adana

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Martedì mattina, 1° settembre 2020, il ministro dell’Interno turco, Süleyman Soylu, ha annunciato, mediante un tweet sul proprio account, dell’arresto di Mahmut Özden, presunto Emiro (o comunque membro di spicco) dello Stato Islamico in Turchia. L’operazione che ha portato al fermo di Özden, si apprende da fonti stampa e account social media pro Daesh, sarebbe avvenuta nella provincia di Adana, situata nel centro sud del Paese, il cui capoluogo omonimo si trova a circa 300 km dal confine con la Siria. Il soggetto, conosciuto appunto come ‘l’Emiro di Adana’, arrestato insieme ad altri tre sospettati, è stato in seguito trasferito a Istanbul al fine di formalizzare l’arresto.

In merito a questa operazione di antiterrorismo, il ministro dell’Interno turco, Soylu, ha aggiunto, in successive interviste, che tra i documenti sequestrati dalle autorità turche all’Emiro ci sarebbero stati anche dei piani finalizzati a rapire figure politiche turche per poi portarle in Siria, oltre che informazioni riguardanti presunti attacchi che Daesh stava programmando nel Paese, mediante unità di 10-12 persone, su ordini superiori arrivati da Siria e Iraq.

Secondo quanto si apprende da fonti social locali e pro Daesh, l’Emiro turco, Mahmut Özden, sarebbe già noto alle autorità turche in quanto era già stato arrestato e processato ben tre volte: la prima nel 2017, poi nel 2018 e, infine, nel 2019. Quest’ultima, come ci riportano sempre un account pro Daesh, sarebbe appunto la quarta volta, a seguito del rilascio avvenuto a inizio 2020. Tuttavia, dopo quest’ultimo arresto, non ci dovrebbero essere ulteriori rimesse in libertà in quanto si apprende che le autorità turche avrebbero ora tutti gli elementi per continuare a tenerlo in custodia.

L’operazione dell’antiterrorismo turco che ha portato all’arresto di Özden – riporta sempre la stampa locale – sarebbe avvenuta a seguito dell’arresto di un altro sospettato di Daesh a Istanbul la scorsa settimana, 25 agosto, accusato, quest’ultimo, di aver condotto attività di ricognizione in loco per un attacco per conto di Özden. Tuttavia, secondo account pro Daesh, la maggior parte delle informazioni sulla posizione e sull’attività dei combattenti di Daesh in Turchia, sarebbero invece fornite in qualche modo ai servizi segreti turchi da Hay’at Tahrir al-Sham (HTS), formazione ‘collaboratrice’ del Presidente Recep Tayyip Erdoğan nel nord della Siria.

La cosiddetta ‘Wilāyāt Turkīyā’ dello Stato Islamico è stata ufficialmente formalizzata nel 2019 a seguito di un video-messaggio rilasciato, il 10 luglio 2019, nell’ambito dell’epopea mediatica di Daesh intitolata ‘ and the [best] outcome is for the righteous’. In quell’occasione, la neo cellula ‘ufficiale’ di Daesh giura fedeltà all’allora Califfo Abu Bakr al-Baghdadi, dopo che l’ex Sceicco di ISIS ne aveva mostrato un fascicolo nel suo ultimo video edito per al-Furqan Media Foundation del 29 aprile 2019 intitolato ‘In the Hospitality of Amir al-Mu’minin’. Sempre nel video del 10 luglio 2019, lo speaker del video, Abū Qatadah al-Turki, oltre che a rilanciare il messaggio di unità del Califfato dopo la sconfitta di al-Baghuz, si era rivolto proprio al Presidente Recep Tayyip Erdoğan. In quell’occasione, il messaggio era il seguente: «Non pensare [Erdoğan] che le spade appartenenti ai soldati del Califfato siano lontane da te o dai tuoi collaboratori. Sappi che l’onore che cerchi dai crociati non ti gioverà affatto quando affronterai i soldati del Califfato».

Redazione