SIRIA. Lo stallo dei negoziati SDF-Damasco alimenta le tensioni settarie: cresce l’odio anti-curdo

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I negoziati tra il governo siriano e le Forze Democratiche Siriane (SDF) stanno procedendo con molte difficoltà. Le SDF continuano a porre condizioni elevate e a insistere su un modello di federalizzazione del Paese. Dal canto suo, Damasco rimane fermo sulla sua posizione: una sola Siria, un solo esercito, un solo governo centrale.

Le trattative sono iniziate ufficialmente dopo un accordo “storico” firmato il 10 marzo [tra il presidente siriano, Ahmad al-Sharaa, e il comandante delle SDF, Mazloum Abdi. Si tratta di un accordo preliminare che di fatto stabilisce una serie di diritti e doveri per entrambe le parti: l’integrazione delle forze militari e civili delle SDF nello Stato siriano, la garanzia della cittadinanza e dei diritti costituzionali ai curdi, il controllo sui valichi di frontiera e sui giacimenti petroliferi, la gestione delle prigioni di ISIS, protezione dello Stato siriano al popolo curdo e, viceversa, i curdi si impegnano a sostenere il governo nella sua lotta contro i resti di Assad e tutte le minacce alla sua sicurezza e unità. Le SDF, però, continuano a insistere sulla necessità di una decentralizzazione, richiesta che portano avanti sin dalla loro fondazione nel 2015. Pur non rifiutando il principio dell’integrazione, chiedono di mantenere la loro struttura militare e civile autonoma, e continuare a operare con il loro attuale nome. Ribadiscono comunque la loro adesione all’integrità territoriale della Siria.

Secondo diversi analisti, come il ricercatore Samer al-Ahmad, le SDF stanno alzando strategicamente il livello delle richieste per ottenere maggiori benefici politici ed economici, sfruttando il tempo per rafforzare la loro posizione nel nord-est della Siria. In altre parole, la procrastinazione gli consente di sfruttare al meglio le risorse economiche nella Siria nordorientale, di aumentare il suo bilancio e di avere più tempo per prepararsi a un’eventuale escalation militare futura. Secondo al Ahmad, questo atteggiamento ricalca tattiche già usate in passato nei negoziati curdo-curdo, avviati prima della caduta del regime di Assad sotto l’egida sia del presidente del Kurdistan iracheno Masoud Barzani sia della parte americana, ma spesso falliti a causa della rigidità del Partito dell’Unione Democratica (PYD), principale forza nelle SDF, che si rifiutava di trovare un punto di incontro con il Consiglio nazionale curdo. Il governo siriano, invece, è interessato a portare avanti l’accordo per riaffermare il proprio controllo su tutto il territorio nazionale e sulle risorse strategiche della regione. Tuttavia, rifiuta categoricamente qualsiasi ipotesi di federalismo o divisione. La presenza di una forza armata autonoma come le SDF viene vista come una minaccia per la stabilità futura del Paese, tanto che è stata paventata anche l’opzione militare, nel caso in cui i negoziati falliscano definitivamente.

L’ultimo round di negoziati – tenutosi a porte chiuse il 10 luglio presso il Palazzo presidenziale a Damasco tra una delegazione di alto livello del governo siriano e delle SDF, accompagnati dal comandante Mazloum Abdi, con la presenza dell’inviato statunitense Thomas Barrack e del rappresentante del governo francese Jean-Baptiste Faivre – è stato definito “positivo” da fonti vicine alle SDF, riportate dall’agenzia di stampa Hawar vicina all’Amministrazione Autonoma, ma non ci sono state conferme ufficiali da parte di Damasco o dei paesi mediatori. Al contrario, fonti mediatiche siriane hanno parlato di fallimento dei negoziati che ha trovato conferma indiretta in una dichiarazione rilasciata dal governo siriano, nella quale quest’ultimo ha ribadito il proprio rifiuto di una Siria divisa. L’esecutivo siriano ha espresso la propria comprensione per le sfide che devono affrontare alcune parti delle SDF, ma ha avvertito che qualsiasi ritardo nell’attuazione degli accordi firmati non serve l’interesse nazionale, ma piuttosto complica la situazione e ostacola gli sforzi per ripristinare la sicurezza e la stabilità in tutte le regioni siriane. 

La posizione degli Stati Uniti appare ambigua: da un lato promuovono l’integrazione delle Forze Democratiche Siriane, ma dall’altro continuano a finanziare il loro apparato militare, stanziando 130 milioni di dollari dal suo bilancio del 2026 per sostenere le SDF e il Free Syrian Army (FSA) nella lotta contro ISIS. Barrack ha chiarito che gli Stati Uniti non sostengono la creazione di uno Stato curdo indipendente, ma intendono offrire alle SDF un percorso ragionevole per entrare a far parte di un nuovo assetto statale siriano. Ha criticato l’indecisione delle milizie curde, sollecitandole a collaborare con il governo siriano come unica via percorribile. Secondo fonti che hanno parlato con Middle East Eye, durante un recente incontro in Siria, funzionari statunitensi e turchi avrebbero concesso alle SDF un termine di un mese per completare il processo di unificazione con il governo siriano. “Alle SDF è stato detto che non tutte le sue unità armate sarebbero state integrate nell’esercito siriano. Le unità escluse dall’integrazione sarebbero state disarmate e il controllo generale sarebbe rimasto al governo siriano”, ha affermato una fonte. Il Syrian Democratic Forces Media Center ha negato la veridicità di questo resoconto riportato da MEE affermando che tali informazioni sono “deliberatamente intese a trarre in inganno l’opinione pubblica”. Il sito web Al Monitor ha rivelato che il comandate Mazloum Abdi si recherà presto a Parigi, insieme all’inviato statunitense Thomas Barrack, per tenere colloqui diretti con il presidente Emmanuel Macron.

La procrastinazione dell’attuazione dell’accordo tra curdi e Damasco sta producendo degli effetti negativi e avversi al livello interno. Nell’ambito del recente conflitto a Suwayda e dopo il fallimento dei negoziati tra governo siriano e Forze Democratiche Siriane, i capi delle tribù arabe delle regioni dell’Eufrate – che durante l’ascesa dello Stato Islamico si erano schierati con le forze curde per ricevere protezione – hanno invitato i membri arabi a disertare dalle file delle forze curde per unirsi alla visione governativa di un’unica Siria. Questo invito ha, tuttavia, fomentato una nuova ondata di odio e settarismo nei confronti dei curdi. I combattenti tribali di Raqqah hanno dichiarato l’inizio della loro rivolta contro le SDF. E ricordiamo che Raqqah era la capitale di Daesh in Siria. Inoltre, durante gli scontri armati tra le tribù arabe e le milizie druse a Suwayda, le tribù arabe hanno minacciato un’insurrezione militare nelle aree sotto il controllo delle SDF con l’obiettivo dichiarato di realizzare un unico Stato siriano. In parallelo, è in corso una guerra “social” nei confronti dei curdi che accentua i sentimenti di odio nei confronti del popolo curdo: in seguito al fallimento dell’ultimo round di negoziati, gli attivisti hanno lanciato una campagna social con l’hashtag “le SDF i Nemici del Paese” per denunciare l’intransigenza della leadership delle SDF che ostacola il completamento dell’accordo con il governo siriano. La guerra “social” include anche l’accusa nei confronti delle forze curde di complottismo contro lo Stato siriano: gli viene imputato di sostenere quelli che vengono chiamati i resti di Assad e le fazioni druse del leader di Hikmat al Hijri.

Alla luce di tutto ciò, il governo siriano sembra deciso a portare avanti l’accordo senza concessioni rilevanti, anche per evitare che altre comunità etniche siriane avanzino richieste simili, come nel caso dei drusi. Se le SDF continueranno a rallentare il processo, Damasco potrebbe intensificare le pressioni politiche e, se necessario, passare a una risposta militare, pur mantenendo un margine di dialogo. In questo caso, il possibile rischio sarebbe una pulizia etnica e una sottomissione forzata militarmente che sarà perpetrata dalle forze tribali in maniera analoga al caso recente di al Suwayda. D’altra parte, le SDF, sotto crescente pressione internazionale, sembrano riluttanti ma potrebbero non avere alternative, soprattutto se il supporto americano venisse meno.

Cristina Uccello

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