#ISRAELHAMASWAR. Doha a un passo dall’accordo. Previsto a Roma incontro tra Witkoff, Dermer e delegazione qatarina. Gaza alla fame. La Knesset vota sulla Cisgiordania. Hezbollah non consegnerà le armi

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Il mondo intero sta chiedendo ad Israele di aprire le porte per gli aiuti umanitari a Gaza. L’ultimo appello in ordine cronologico è stato quello Grande Imam di Al-Azhar: “Invitiamo tutte le forze efficaci e influenti a fare il possibile per affrontare questa entità brutale, costringerla a cessare le sue uccisioni sistematiche, consentire l’accesso immediato agli aiuti umanitari e di soccorso e aprire tutte le vie per curare i malati e i feriti le cui condizioni di salute sono peggiorate”. “Il post sull’appello globale lanciato dallo sceicco Ahmed al-Tayeb, sceicco di al-Azhar, per salvare la Striscia di Gaza dalla carestia, è stato rimosso dagli account social di al-Azhar”.

L’Ufficio stampa governativo a Gaza: “Condanniamo fermamente la testimonianza di un ex agente di sicurezza americano, che ha rivelato gravi violazioni all’interno dei centri di distribuzione degli aiuti israelo-americani a Gaza, da lui descritti come “trappole mortali”. L’organizzazione denominata “Gaza Humanitarian Foundation (GHF)” svolge funzioni di sicurezza e intelligence, operando sotto una falsa copertura umanitaria che non ha nulla a che fare con l’operato umanitario. Riteniamo il governo israeliano e l’amministrazione statunitense pienamente responsabili di queste violazioni. Chiediamo l’immediata cessazione delle attività della GHF, un’urgente indagine internazionale su queste pratiche e la libertà di operare per le organizzazioni umanitarie neutrali”.

La Giordania annuncia l’ingresso di 36 camion di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza settentrionale a beneficio dell’organizzazione “World Central Kitchen”.

Manifestazioni scoppiano a Tel Aviv contro la carestia nella Striscia di Gaza. La gente comune è nelle piazze per chiedere al governo di aprire agli aiuti umanitari. Fonti israeliane: “Lo Shin Bet arresta una donna nel centro di Israele per aver complottato di assassinare il primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu con un ordigno esplosivo. Era coinvolta in altri episodi.

Il consigliere del presidente dell’Azerbaigian Hikmet Hajiyev ha confermato ufficialmente che i negoziati tra Israele e Siria si sono svolti A Baku. È stato inoltre reso noto che oggi si tiene un altro incontro tra i rappresentanti di Tel Aviv e Damasco, in cui gli Stati Uniti fungeranno da mediatori. Nel frattempo aerei cargo da Baku sono atterrati in Israele. 

Il Ministro della Difesa israeliano Yisrael Katz: “C’è la possibilità di riprendere la campagna contro l’Iran”. Ha sottolineato la necessità di preservare i guadagni e la superiorità aerea ottenuti dall’operazione, sviluppando al contempo un piano efficace per garantire che l’Iran non riprenda i suoi progetti nucleari e missilistici. In risposta il Presidente iraniano: “Siamo preparati a qualsiasi azione militare israeliana e le nostre forze sono pronte a colpire di nuovo in profondità all’interno dell’entità israeliana”.

Il team negoziale è rimasto a Doha, secondo quanto riportato da Axios. La delegazione negoziale israeliana ha informato il governo che Hamas continua a respingere le proposte e sta ponendo quelle che ha descritto come “condizioni impossibili”, secondo Yedioth Ahronoth. La questione che non si riesce a dirimere è la zona cuscinetto. Secondo Yaron Avraham: “Israele chiede una zona cuscinetto di almeno 1.200 metri. Hamas ne chiede solo 800 e non di più. La valutazione è che questa controversia sia risolvibile”. L’andamento dei negoziati di Doha è positivo. Si stima che Hamas risponderà positivamente, con alcune osservazioni che richiederanno più tempo per raggiungere un accordo.

Steve Witkoff incontrerà il Ministro degli Affari Strategici Ron Dermer e funzionari del Qatar a Roma in merito a Gaza, e poi visiterà Doha per firmare l’accordo se tutti i dettagli saranno definiti.

Il plenum della Knesset sta discutendo una mozione all’ordine del giorno a sostegno dell’annessione della Cisgiordania. Il Ministro delle Comunicazioni israeliano Shlomo Karhi: “È tempo di restituire la Cisgiordania e la Valle del Giordano a Israele. Stabiliremo il nostro controllo sulla Cisgiordania”.

Hezbollah ha informato il presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri, che l’organizzazione non accetterà di consegnare le proprie armi, anche se Israele ritirasse le sue truppe dal Libano meridionale, secondo quanto riportato dal quotidiano saudita al-Arabiya.

Secondo il giornale, nonostante Berri rappresenti il Movimento Amal, alleato di Hezbollah, Hezbollah si è detto pronto a confrontarsi con lo Stato libanese. Berri ha dichiarato all’inviato statunitense Barrack che, sebbene Hezbollah abbia disarmato a sud del fiume Litani, non può promettere che l’organizzazione si disarmerà a nord del fiume.

Ed ora uno guardo agli scenari militari aggiornato alle ore 15:00 del 23 luglio. Bombardamento di artiglieria pesante da parte dell’artiglieria saudita sulle aree controllate dagli Houthi, in corso dalla giornata del 22 luglio. Sempre martedì gli Houthi hanno lanciato un missile balistico Palestine 2 contro aeroporto di ben Gurion. L’esercito israeliano ha affermato di aver intercettato il missile. L’attacco ha attivato le sirene in centinaia di località nei territori.

Nella giornata di martedì fonti palestinesi parlano di 136 palestinesi uccisi in attacchi in tutta Gaza, tra cui 45 richiedenti aiuti. Diversi edifici residenziali distrutti nel quartiere di Al-Tuffah, a nord-est di Gaza City

L’IDF ha bombardato la zona di Tal al-Hawa a Gaza City. Sterminata la famiglia della giornalista Walaa al-Jabari, suo marito e i suoi figli sono stati uccisi dopo che aerei militari israeliani hanno preso di mira il loro appartamento nel quartiere di Tal al-Hawa, a sud-ovest di Gaza City.

Le Brigate Qassam nell’ambito della serie di operazioni “Pietre di Davide”, hanno postato scene di attacchi a soldati e veicoli israeliani nella città di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza.

Nella notte del 23 luglio le IDF hanno effettuato pesanti attacchi aerei e bombardamenti nella Striscia di Gaza centrale. Due genieri dell’IDF, tra cui un comandante di plotone, sono rimasti gravemente feriti e un altro soldato è rimasto moderatamente ferito quando un ordigno esplosivo è esploso durante le operazioni nel sud di Gaza, a Rafah nella giornata del 22 luglio. Si segnalano pressioni sul confine egiziano per aprire i confini per il popolo palestinese.

Esplosioni registrate nella giornata del 23 luglio lungo tutta la Striscia di Gaza meridionale. Attività militare su vasta scala dell’esercito tra Deir al-Balah e Khan Yunis.

L’esercito libanese effettua raid ad Aramoun, arrestando cittadini siriani. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’esercito libanese ha arrestato decine di individui affiliati all’ISIS (le bandiere esposte nei video sono bandiere di al Qaeda) di “Doha Aramoun”, all’interno del “quartiere di Qobbeh” nel “Progetto Al-Abbasi”. Sono stati scoperti diversi depositi di armi leggere e medie, oltre a droni. Le quantità di munizioni ed equipaggiamento militare sono state descritte come senza precedenti fino ad oggi. Gli arresti ammonterebbero a 500 siriani. 

Le forze corazzate israeliane hanno effettuato un’incursione prima dell’alba del 23 luglio nell’area di Rayhana Bri, nella pianura di al-Mari, nel Libano meridionale; hanno fatto irruzione in un’abitazione dove risiedono lavoratori siriani alla ricerca di uno di loro, assente in quel momento, e ne hanno temporaneamente trattenuti altri due prima di rilasciarli.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani afferma che i morti ad As-Suwaida ammontano a 1.311; si tratta di un bilancio non definitivo. Di notte, i soldati della 210ª Divisione Bashan dell’IDF, insieme all’Unità 504, hanno effettuato diverse incursioni contro trafficanti d’armi operanti nella Siria meridionale. Durante l’operazione, diversi trafficanti d’armi sono stati arrestati e interrogati sulla base di informazioni di intelligence su diversi sospetti che trasportavano vari tipi di armi, mentre alcune delle armi sono state confiscate dalle IDF

La Siria ha ufficialmente richiesto assistenza alla Turchia per rafforzare il suo potenziale difensivo e combattere il terrorismo, secondo quanto riportato dai media turchi. Autobus scortati dalle Nazioni Unite continuano a evacuare le famiglie beduine dalla città di Suwayda, nella Siria meridionale.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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