SAHARA OCCIDENTALE. La nuova crisi di Guerguerat ha riaperto i giochi

188

Ripubblichiamo il servizio che accompagna il podcast dell’ultima puntata di Risiko, in onda su Radio Sparlamento, dedicata alla recrudescenza nella crisi del Sahara Occidentale. Il podcast può essere ascoltato cliccando qui

Lo scorso 14 novembre l’Accordo di pace tra il Marocco e il Fronte Polisario, che nel 1991 mise fine alla lunga guerra tra il Marocco e il gruppo di separatisti saharawi, è stato violato a seguito della dichiarazione di guerra da parte del presidente della Repubblica Araba Saharawi, Brahim Ghali, nei confronti del Regno del Marocco.

Lo scontro tra le milizie del Polisario e le Forze armate del Marocco è avvenuto nella zona cuscinetto di Guerguerat, nel territorio marocchino. L’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, S.E. Youssef Balla, intervistato ai microfoni di Radio Sparlamento da Graziella Giangiulio e Antonio Albanese, ha precisato che «l’azione delle forze armate marocchine è stata pacifica e non bellicosa», che si è conclusa senza alcun contatto fisico con i civili e in presenza degli Osservatori dell’ONU, ed ha consentito il ritorno alla normale circolazione civile e commerciale con la Mauritania.

Ad ogni modo, non si è trattato di un “incidente di percorso”, quanto del risultato del cambiamento politico intrapreso da Brahim Ghali fin dalla sua nomina a capo del Fronte Polisario, avvenuta nel 2016. Indicative, al riguardo, sono state le parole pronunciate da Brahim Ghali nell’ambito del suo intervento al Congresso Straordinario precedente alla sua nomina: “Nel 14° Congresso è risultato chiaro che la lotta armata non è uno strumento di minaccia né di pressione politica. È, più semplicemente, un dovere nazionale di tutti i saharawi, allo stesso tempo è un diritto riconosciuto dalle risoluzioni dell’ONU per i popoli e i Paesi colonizzati”[…]. L’addestramento di una forza militare, potente e pronta a ogni eventualità – incluso il ritorno alla lotta armata – è una priorità strategica permanente che non si associa a una determinata circostanza”. 

In effetti, l’Ambasciatore Balla, ha riferito che negli ultimi anni si sono susseguite diverse incursioni territoriali da parte del Fronte del Polisario, sulle quali il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è pronunciato con delle Risoluzioni che hanno condannato tali iniziative dimostrative, invitando le milizie del Polisario a ritirarsi da quelle zone e ad astenersi da ogni atto di minaccia alla sicurezza della stabilità della regione. Insomma, anche se la situazione adesso è ritornata alla calma – come dichiarato dall’Ambasciatore del Marocco – esiste la possibilità che possa trattarsi dell’inizio di azioni atte a destabilizzare l’area, e in grado di incidere sugli equilibri nella zona del Sahel e della Libia.

Si temono, infatti, infiltrazioni terroristiche da parte dei  jihadisti, di cui è nota la campagna di reclutamento che stanno portando avanti a Tindouf, nei campi profughi Sahrawi nel sud dell’Algeria. Ed è proprio l’Algeria, da sempre contraria all’unione dei popoli del Maghreb, ad essere accusata di aver finanziato e armato i saharawani del Polisario. Stante questa situazione, la stabilità nel Sahara Occidentale dipenderà molto dalle prossime mosse della comunità internazionale. Buon ascolto!

Cristina Del Tutto