USA. Ecco le principali azioni legali di Donald Trump per ribaltare la sconfitta elettorale

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Joe Biden ufficialmente non è ancora il Presidente eletto degli Stati Uniti; lo sarà soltanto dopo il 14 dicembre quando i Grandi Elettori voteranno definitivamente il ticket vincente. Nel frattempo però si avvicina per Donald Trump l’8 dicembre, data entro la quale tutte le controversie o dispute legali devono essere risolte. Le speranze di ribaltare il voto per il tycoon appaiono ormai veramente esigue, nonostante continui a dichiarare la presenza di brogli elettorali. Tuttavia, nonostante il Presidente abbia tutto il diritto di chiedere dei riconteggi, la storia delle elezioni americane ci insegna che azioni di questo tipo spostano molti pochi voti. Anche nel caso della vittoria in Florida per George W. Bush, seppur decisiva per l’elezione, che arrivò per 537 voti.

Trump ha contestato legalmente il voto in Arizona, Georgia, Michigan, Nevada e Pennsylvania dove il riconteggio però è avvenuto automaticamente visto che Biden era in vantaggio di circa lo 0,30%. È interessante sottolineare che, negli ultimi anni, solo in tre casi il voto è stato ribaltato dai riconteggi: alle elezioni per il Senato del New Hampshire del 1974, alle elezioni per il governatore di Washington del 2004 e a quelle per il Senato del Minnesota del 2008. Allora però i candidati erano separati da una manciata di voti; negli Stati sopracitati il distacco minimo, in termini di voti, tra il tycoon e l’ex vicepresidente è di circa 13000.

Attualmente, di 22 azioni legali presentate dal giorno delle elezioni da parte di Trump e del suo staff, 19 sono state perse mentre 3 sono ancora in sospeso. Tutte queste cause sostengono che gli Stati e le contee hanno violato le leggi elettorali per screditare i risultati ottenuti dal tycoon. Inizialmente, la campagna di Trump ha ottenuto una vittoria quando un giudice della Pennsylvania aveva stabilito che gli elettori avrebbero dovuto presentare e confermare i propri documenti di identità presso i consigli elettorali della contea. Tale decisione ha poi portato all’invalidazione dei voti delle persone che non avevano verificato i propri documenti. Successivamente però, la Corte Suprema dello Stato ha ribaltato la decisione.

Andiamo a vedere più nello specifico tutte le azioni più significative.

Arizona, 2 sconfitte: la campagna di Trump si è unita ad una causa avviata da due repubblicani nella contea di Maricopa, sostenendo che un elevato numero di schede elettorali che votavano rosso, sono state invalidate senza motivo. L’ufficio del procuratore di tale contea ha riferito che nessuna scheda è stata respinta e che se fosse stato effettivamente così, gli elettori avrebbero potuto mandarne un’altra.

Georgia, 2 sconfitte: un giudice della contea di Chatham ha negato la richiesta della campagna di Trump di annullare 53 schede elettorali con l’accusa di essere arrivate dopo la chiusura dei seggi. Lo staff di Trump non ha presentato nessuna prova in tribunale e la causa è stata respinta.

Michigan, 4 sconfitte: un giudice dello Stato ha negato più richieste da parte della campagna di Trump di interrompere il conteggio delle schede elettorali mentre, in un altro caso, lo stesso giudice ha respinto una causa per “massiccia frode nelle procedure di conteggio dei voti elettorali”.

Nevada, 2 sconfitte e una in sospeso: la campagna di Trump ha fatto causa chiedendo lo stop al conteggio delle schede elettorali per problemi tecnologici nel voto per posta. La Corte Suprema del Nevada ha respinto la richiesta. Mentre sia lo staff di Trump che il Republican National Committee (RNC) hanno intentato una causa presso il tribunale statale chiedendo di interrompere il conteggio delle schede nella contea di Clark – area fortemente democratica – fino a quando funzionari del Partito Repubblicano non potessero osservare lo spoglio. Un giudice distrettuale ha respinto la richiesta.

Pennsylvania, 9 sconfitte e 2 in sospeso: oltre a quanto già detto, la campagna di Trump è intervenuta legalmente contro presunte irregolarità nel modo in cui sono state conteggiate le schede in tutto lo Stato, sostenendo che circa 14.000 schede avrebbero dovuto essere eliminate. Un giudice statale però è intervenuto bocciando la causa. Inoltre, lo staff del tycoon ha fatto causa per impedire alla contea di Philadelphia di contare i voti senza la presenza dei repubblicani. Il giudice ha successivamente archiviato il caso dopo che gli avvocati di Trump hanno affermato che gli osservatori repubblicani erano effettivamente presenti. Nella contea di Montgomery invece gli avvocati del tycoon hanno cercato di impedire alla contea di contare le schede per posta, la causa è ancora in corso ma gli avvocati hanno ritirato la causa.

Manca sempre meno all’8 dicembre ed è sempre più improbabile che le cause legali che sta portando avanti Trump, insieme alla sua campagna, gli possano portare dei risultati considerevoli. Nonostante la sconfitta però, Trump ha incrementato il numero di voti ottenuti rispetto a quattro anni fa, è riuscito ad ottenere ottimi risultati alla Camera dei Rappresentanti e, molto probabilmente, manterrà la maggioranza al Senato. Il 2024 non è poi così lontano.

Redazione