LAVORO. Primo Maggio, De Gasperis: “Le cooperative sociali tengono insieme i territori, il futuro passa dalla coesione”

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Per Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, la Festa dei Lavoratori deve interrogarsi sul senso profondo dell’occupazione: “Non basta creare reddito. Il lavoro deve produrre inclusione, servizi e comunità, altrimenti il sistema si indebolisce”.

C’è un’Italia che ogni giorno tiene aperti servizi, sostiene famiglie, accompagna persone fragili, crea percorsi di inclusione e presidia territori spesso dimenticati. È un’Italia che raramente conquista il centro del dibattito pubblico, ma che per Michele De Gasperis, presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, rappresenta una delle basi più solide della tenuta democratica e sociale del Paese. Nel giorno del Primo Maggio, il suo richiamo è preciso: il lavoro non può più essere celebrato solo come dato economico, perché il suo valore si misura anche dalla capacità di costruire comunità.

“Il Primo Maggio dovrebbe aiutarci a riflettere sul significato reale del lavoro”, dice De Gasperis. “Se il lavoro non produce coesione, non può essere considerato pienamente sostenibile. Oggi non basta dire più occupazione. Dobbiamo chiederci se quell’occupazione rafforza i territori, riduce le diseguaglianze, sostiene le persone”.

Il ragionamento parte da una constatazione semplice: negli ultimi anni il tema della crescita è cambiato. Non conta solo l’espansione economica, ma la capacità dei sistemi di restare equilibrati nel tempo. È in questa chiave che, secondo il presidente del Dipartimento Sociale Nazionale di UN.I.COOP, va letto il riconoscimento internazionale attribuito al mondo cooperativo nel 2025, anno dedicato alle cooperative, e il crescente interesse che anche in Italia accompagna il confronto sull’economia sociale.

Per De Gasperis, le cooperative sociali non rappresentano più soltanto una risposta a bisogni emergenziali. Sono piuttosto una presenza strutturale nei territori, capace di saldare assistenza, lavoro, servizi e relazioni sociali. “Le cooperative sociali sono una vera infrastruttura civile”, sottolinea. “Garantiscono prossimità, gestiscono fragilità, costruiscono inclusione e contribuiscono alla stabilità complessiva del sistema. Questo loro ruolo oggi deve essere riconosciuto fino in fondo”.

L’aspetto decisivo, aggiunge, è che la coesione sociale non può più essere considerata un tema secondario rispetto allo sviluppo. Al contrario, ne è diventata una condizione essenziale. Dove la rete sociale è forte, i territori resistono meglio agli shock economici e alle tensioni. Dove invece il tessuto civile si sfalda, ogni crisi rischia di trasformarsi in instabilità più ampia. “La qualità di un Paese”, spiega De Gasperis, “non si misura solo nella sua capacità di crescere, ma nella sua capacità di restare unito”.

Da questa convinzione nasce la linea di lavoro di UN.I.COOP, impegnata a rafforzare il ruolo delle cooperative sociali e a costruire connessioni anche sul piano internazionale. La proposta di un tavolo sull’economia sociale va in questa direzione: creare uno spazio di cooperazione tra istituzioni, imprese sociali, cooperative e partner esteri per mettere a fuoco modelli di sviluppo fondati su crescita e coesione insieme. “Siamo oltre la stagione in cui bastava parlare di import-export”, afferma il presidente. “Oggi conta sempre di più la qualità delle relazioni che un sistema riesce a costruire, anche sul piano sociale”.

L’Italia, in questo scenario, parte da una posizione favorevole. La tradizione cooperativa, la cultura mutualistica e la diffusione territoriale delle esperienze sociali costituiscono un patrimonio riconosciuto. Per De Gasperis, però, questo patrimonio va tradotto in strategia. “Il nostro Paese può scegliere se considerare l’economia sociale un settore residuale oppure una leva di sviluppo. Noi siamo convinti che sia una leva decisiva, soprattutto in una fase storica in cui la stabilità dipende dalla capacità di includere”.

Nel giorno dedicato ai lavoratori, il messaggio di Michele De Gasperis va quindi oltre la celebrazione. Chiede una lettura più moderna e più concreta del lavoro, capace di unire economia e responsabilità sociale. Perché, se il lavoro resta uno dei pilastri della Repubblica, oggi la sua forza non si misura solo nei numeri dell’occupazione, ma nella sua possibilità di generare coesione, dignità e futuro condiviso.

Redazione

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