IRAN. Khamenei monito ai giovani di Iraq e Libano

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L’Iran, piaccia o non piaccia, è l’unico Paese che dimostra di aver capito quanto è delicata la situazione di Iraq e Libano.

Le piazze sono infuocate. Il Libano a differenza dell’Iraq è arrivato alle dimissioni del primo Ministro, ma la piazza chiede le dimissioni ora anche del presidente.

L’ultimo a scendere in piazza per dire la sua, dopo che le fonti ufficiali iraniane hanno sconsigliato ai suoi cittadini di viaggiare in Iraq e hanno chiuso i posti di frontiera con l’Iraq, è stato il leader iraniano Ali Khamenei.

La sua visone dei fatti è che i movimenti di Libano e Iraq sono una sommossa, dietro la quale si celerebbero Stati Uniti e Israele, i nemici iraniani per eccellenza.

Il dato interessante però è che Khameni  ha aggiunto, avvertendo il movimento in Libano e Iraq: «Le vostre richieste sono realizzabili esclusivamente nell’ambito del quadro giuridico». Invitando dunque i giovani a rientrare in un ambito della legge al di fuori della quale non vi è futuro. 

Khamenei lo ha detto in una dichiarazione del 30 ottobre durante una visita all’Università di Khatam al-Anbia: «Il colpo più grande che i nemici possano affrontare con qualsiasi paese è quello di rubare loro la sicurezza, ed hanno iniziato in Iraq e in Libano».

Fonti parlamentari irachene hanno detto che le forze politiche fedeli all’Iran rifiutano di licenziare Abdul Mahdi, nonostante le posizioni di altri grandi blocchi  politici sul suo licenziamento.

Il primo Ministro iracheno ha smesso di indirizzare discorsi ai manifestanti su consiglio di alcuni dei suoi aiutanti a causa dei risultati negativi ottenuto da quei discorsi sulla scena irachena.

Al di là delle sue personali conclusioni e sulle influenze estere, vere o presunte che siano, nelle rivolte libanesi e irachene,  Khamenei ha ben chiaro un quadro politico che può può portare lentamente Libano e Iraq in una guerra civile per il primo e a un tentativo di colpo di stato per il secondo.

E mentre scriviamo, nel Libano del nord si registrano scontri tra i manifestanti e la polizia.

Antonio Albanese