GUERRA. Scende il livello della pace nel pianeta

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In concomitanza con il deterioramento dell’economia mondiale, il Global Peace Index. Gpi, per l’anno 2021 è sceso in media dello 0,3%, raggiungendo il livello più basso degli ultimi 15 anni, ha annunciato questa settimana l’Institute for Economics & Peace, Iep.

Si tratta dell’undicesimo peggioramento del livello di pace negli ultimi quindici anni. Se da un lato la situazione è migliorata in 90 Paesi, il che avviene a un ritmo più lento, dall’altro ha subito un rapido peggioramento in 71 nazioni, ha spiegato l’Iep, ripreso da MercoPress.

La sedicesima edizione del rapporto annuale Global Peace Index, pubblicata mercoledì scorso, rivela anche che l’aumento dei costi ha incrementato l’insicurezza alimentare e l’instabilità politica a livello globale, con Africa, Asia meridionale e Medio Oriente sotto la maggiore minaccia. Il rapporto rivela inoltre che il terrore e l’insicurezza politica, le relazioni con i Paesi vicini e la situazione dei rifugiati hanno raggiunto il punteggio peggiore dall’inizio del Gpi.

L’Islanda rimane il Paese più pacifico, posizione che detiene dal 2008, con Nuova Zelanda, Irlanda, Danimarca e Austria tra i primi cinque, mentre l’Afghanistan è rimasto il Paese meno pacifico al mondo per il quinto anno consecutivo, seguito da Yemen, Siria, Russia e Sud Sudan. Sette dei dieci Paesi ai vertici del GPI si trovano in Europa, mentre la Turchia è stata l’unica nazione della regione a non rientrare nella metà superiore dell’Indice.

Due dei cinque Paesi che hanno registrato il maggior deterioramento della pacificità sono stati la Russia e l’Ucraina, a cui si sono aggiunti Guinea, Burkina Faso e Haiti, a causa dei conflitti in corso.

Dei 23 indicatori del Gpi, i maggiori peggioramenti sono stati registrati nelle relazioni con i Paesi vicini, nell’intensità dei conflitti interni, nei rifugiati e nel terrore e instabilità politica. Ventotto Paesi presentano alti livelli di instabilità e dieci Paesi hanno registrato il peggior punteggio possibile per il terrore politico.

Dal 2008, i 25 Paesi meno pacifici sono peggiorati in media del 16%, mentre i 25 Paesi più pacifici sono migliorati del 5,1%. Dal 2008, 116 Paesi hanno ridotto il loro tasso di omicidi.

Per i dieci Paesi più colpiti dalla violenza, l’impatto economico medio è stato pari al 34% del loro PIL, rispetto al 3,6% dei Paesi meno violenti.

Si sono registrati miglioramenti sostanziali in diversi indicatori, tra cui l’impatto del terrorismo, le armi nucleari e pesanti, le morti per conflitti interni, le spese militari, i tassi di incarcerazione e la percezione della criminalità. L’impatto del terrorismo è al livello più basso dall’inizio del Gpi.

«L’anno scorso avevamo messo in guardia sulle ricadute economiche della COVID-19. Ora stiamo sperimentando carenze nella catena di approvvigionamento, aumento dell’inflazione e insicurezza alimentare, aggravati dai tragici eventi in Ucraina. Le conseguenze politiche ed economiche di tutto ciò si ripercuoteranno negli anni a venire», ha spiegato l’australiano Steve Killelea, fondatore e presidente esecutivo dell’Iep. «Se a ciò si aggiungono i punteggi record negativi delle relazioni con i vicini, l’insicurezza politica e l’intensità dei conflitti interni, i governi, le organizzazioni e i leader devono sfruttare il potere della pace (…) Il valore economico della pace perduta ha raggiunto livelli record nel 2021. È necessario invertire questa tendenza e il GPI ha dimostrato che i Paesi che attuano gli atteggiamenti, le istituzioni e le strutture che creano e sostengono le società pacifiche, vedono un miglioramento dei risultati economici », ha poi aggiunto.

Il Gpi misura la posizione relativa della pacificità delle nazioni e delle regioni in 163 Stati e territori indipendenti che rappresentano collettivamente il 99,7% della popolazione mondiale. L’Indice è stato lanciato per la prima volta nel maggio 2009.

Maddalena Ingroia