
L’Ucraina esita a trasferire due prigionieri di guerra nordcoreani in Corea del Sud, ha dichiarato giovedì il Ministro dell’Unificazione Chung Dong-young.
Chung ha affermato di essere stato informato che il governo ucraino era riluttante a inviare i prigionieri in Corea del Sud, riporta JoongAngIlbo. Né lui né il Ministero dell’Unificazione hanno fornito ulteriori dettagli, e lo stesso Chung ha ammesso di “non aver ancora compreso tutti i dettagli”.
La questione è emersa all’inizio di quest’anno, quando due soldati nordcoreani sono stati fatti prigionieri dalle forze ucraine mentre combattevano a fianco delle truppe russe.
Le organizzazioni per i diritti umani hanno esortato Kiev a non rimpatriare gli uomini in Corea del Nord, avvertendo di una probabile persecuzione o addirittura di un’esecuzione se fossero rimpatriati. Seul ha ripetutamente ribadito la sua posizione secondo cui qualsiasi prigioniero di guerra nordcoreano che rifiutasse il rimpatrio sarebbe stato accettato dalla Corea del Sud.
I nordcoreani sono considerati cittadini sudcoreani secondo la costituzione del Sud.
Dmytro Ponomarenko, ambasciatore ucraino a Seul, ha affrontato la questione in un’intervista a febbraio, affermando che se i soldati catturati si rifiutassero di tornare al Nord, l’Ucraina sarebbe “aperta al dialogo con i partner internazionali, in particolare la Repubblica di Corea, in merito alla possibilità del loro trasferimento a paesi terzi”.
Passando alle preoccupazioni nucleari, Chung ha avvertito che “mentre parliamo, centrifughe stanno girando in quattro siti in Corea del Nord”, stimando che le scorte di uranio per uso militare di Pyongyang potrebbero arrivare fino a “2.000 chilogrammi”.
Poiché la Corea del Nord potrebbe gestire impianti di arricchimento non dichiarati, la cifra precisa è difficile da verificare. Dopo il briefing, il Ministero dell’Unificazione ha chiarito che il ministro aveva citato stime di esperti, tra cui la Federazione degli Scienziati Americani (FAS), piuttosto che basarsi sulle agenzie di intelligence.
Chung ha respinto l’idea che le sanzioni da sole possano costringere la Corea del Nord ad abbandonare il suo programma, insistendo sul fatto che solo una svolta al vertice tra Washington e Pyongyang potrebbe produrre progressi significativi.
Riguardo alle relazioni intercoreane, il ministro ha ribadito la sua opinione che le due Coree esistano in una realtà a “due stati”, pur sottolineando che ciò non implica una divisione permanente.
Il ministro dell’Unificazione spera di riprendere il programma di tour intercoreani, aggiungendo la spiaggia di Kalma della Corea del Nord.
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Citando sondaggi che mostrano come il 50-60% dei sudcoreani consideri già la Corea del Nord uno stato, Chung ha affermato che riconoscere questa realtà è “pragmatico e flessibile” e “un riconoscimento temporaneo della statualità all’interno di una relazione speciale sulla strada verso l’unificazione”.
Chung ha recentemente promosso quella che definisce una “teoria pacifica a due stati”, respingendo le critiche secondo cui equivarrebbe a rinunciare all’unificazione.
Le sue osservazioni riecheggiano anche la politica dell’amministrazione di Lee Jae Myung di negoziare un nuovo accordo fondamentale intercoreano, modellato sul trattato fondamentale del 1972 tra la Germania dell’Est e quella dell’Ovest, che riconosceva l’altra come uno stato paritario e impegnava entrambe le parti a un sistema di coesistenza pacifica, come delineato nel piano politico quinquennale dell’amministrazione attuale.
Anna Lotti
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