COREA DEL NORD. La Zarina ribadisce la scelta nucleare, ma non schiaffeggia trump 

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Giovedì Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong-un e figura di spicco del Partito dei Lavoratori di Corea, ha dichiarato “assoluto” e irreversibile lo status nucleare di Pyongyang, respingendo gli appelli alla denuclearizzazione durante l’incontro internazionale sul nucleare AIEA.

Una risposta di così alto livello potrebbe essere stata calibrata anche per evitare di inimicarsi direttamente Washington, in un momento in cui si profilano nuove prospettive di dialogo tra Stati Uniti e Corea del Nord, riporta The Korea Herald.

Kim Yo-jong, direttrice del Dipartimento Affari Generali del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori di Corea, ha liquidato le richieste di denuclearizzazione della Corea del Nord definendole “solo chiacchiere, nulla di sorprendente o di nuovo”, secondo una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa statale KCNA.

“Per quanto l’AIEA e l’Occidente possano tenere con insistenza riunioni periodiche e discutere di denuclearizzazione seguendo un copione prestabilito, ciò non avrà alcun effetto sulla volontà e sulla capacità della RPDC di adottare tutte le misure necessarie a difendere gli interessi supremi dello Stato”, ha affermato Kim. Ha poi ribadito che la posizione della Corea del Nord come “Stato dotato di armi nucleari è assoluta” e irreversibile, sostenendo che tale status è stato “definitivamente sancito, sia sul piano fisico che su quello giuridico”. “Nessuno e nulla potrà mai invertire i cambiamenti cruciali nella forza e nella posizione della RPDC”, ha dichiarato.

La dichiarazione è giunta mentre a Vienna era in corso la 70ª Conferenza Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA). Durante la conferenza, la Corea del Sud e i paesi europei hanno espresso preoccupazione per l’espansione del programma nucleare di Pyongyang, esortando il Nord a rispettare gli obblighi internazionali e ad abbandonare il proprio programma di armi nucleari.

In vista dell’incontro, l’AIEA aveva inoltre pubblicato l’ultimo rapporto di verifica sulle attività nucleari nordcoreane, segnalando un ampliamento della capacità di arricchimento dell’uranio e di altri impianti nucleari del Paese.

Sebbene il contenuto delle dichiarazioni di Kim fosse in linea con il rifiuto sempre più categorico della denuclearizzazione da parte di Pyongyang, il livello istituzionale a cui è stato trasmesso il messaggio risultava insolito. In passato, la Corea del Nord aveva risposto alle iniziative dell’AIEA attraverso dichiarazioni del Ministero degli Esteri o delle autorità competenti in materia di energia atomica. Tale mossa potrebbe mirare a “prevenire ulteriori sforzi internazionali volti a promuovere la denuclearizzazione, ribadendo al contempo la tesi di Pyongyang secondo cui il suo status di potenza nucleare è ormai una realtà consolidata”, prosegue il quotidiano sudcoreano.

Un altro aspetto degno di nota è ciò che Kim ha omesso: un riferimento esplicito agli Stati Uniti. In passato la Corea del Nord ha attaccato l’AIEA definendola esplicitamente un “fantoccio” o un “portavoce” di Washington. Nella dichiarazione di giovedì, tuttavia, Kim ha rivolto le sue critiche all’AIEA, all'”Occidente”, alle “forze ostili” e a quelli da lei definiti “elementi internazionali canaglia”, senza mai menzionare gli Stati Uniti. Tale omissione potrebbe riflettere il tentativo di Pyongyang di modulare i toni della propria retorica, proprio mentre cresce l’attenzione sulla possibilità di una ripresa della diplomazia con Washington.

La Corea del Nord starebbe cercando di evitare provocazioni inutili verso gli Stati Uniti, segnalando al contempo che il riconoscimento del suo status di potenza nucleare dovrebbe costituire il presupposto per qualsiasi nuovo dialogo.

Luigi Medici 

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