
La Corea del Nord nega ogni coinvolgimento nell’esplosione alla frontiera inter-coreana del 21 settembre e alza il tiro: “ritorsione immediata e spietata” se le truppe di Seoul apriranno il fuoco contro i suoi soldati impegnati ai lavori di fortificazione del confine.
L’avvertimento, insolitamente rapido, porta la firma di **Kim Yo-jong**, la potente sorella del leader Kim Jong-un e direttrice di dipartimento del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori, riporta Korea Herald.
Il 21 settembre un’esplosione nella DMZ occidentale ha ferito tre soldati sudcoreani, due in modo grave. Secondo lo Stato Maggiore Congiunto di Seoul (JCS), la causa è “altamente probabile” che siano mine antuomo nordcoreane in resina piantate deliberatamente a sud della Linea di Demarcazione Militare (MDL). Anche il Comando ONU ha definito l’episodio una violazione dell’Armistizio.
Seoul ha chiesto ufficialmente scuse e “misure responsabili”, definendo le fortificazioni di Pyongyang una violazione palese dell’Accordo di Armistizio.
La risposta di Pyongyang e il dettaglio che non torna. In una dichiarazione diffusa dalla KCNA in inglese, Kim Yo-jong ha accusato Seoul di “inventare risultati infondati“ per giustificare provocazioni politiche e militari e ha affermato che le truppe nordcoreane impegnate in quello che definisce “progetto permanente per il confine meridionale non hanno mai attraversato il confine”.
Poi la minaccia: “Se i gangster militari della ROK spareranno contro i nostri soldati […] le nostre unità di confine prenderanno un immediato e spietato attacco di ritorsione”. Pyongyang dice di aver aumentato i “mezzi di contrattacco tattico” in direzione della 21a Divisione di Fanteria sudcoreana.
Ed è qui il punto rilevato dagli analisti: **l’esplosione è avvenuta a Ovest, nell’area della 25a Divisione sudcoreana, ma l’avvertimento è diretto a Est, verso la 21a Divisione**.
Secondo il Korea Institute for National Unification, la discrepanza geografica è significativa perché proprio il fronte orientale è il fulcro dei lavori di fortificazione nordcoreani. Pyongyang starebbe quindi cercando non solo di respingere le accuse sulle mine, ma soprattutto di proteggere i suoi cantieri e dissuadere Seoul dall’interferire.
Dal 2024 la Corea del Nord sta rafforzando filo spinato, campi minati e barriere anticarro lungo la MDL per recidere fisicamente i collegamenti con il Sud.
Lim Eul-chul (Kyungnam University) nota che Pyongyang presenta colpi di avvertimento e trasmissioni di avvertimento come interferenze su un legittimo esercizio di sovranità, costruendo così una giustificazione preventiva per una futura ritorsione.
Inoltre, lo stesso monito servirebbe a mettere pressione su comandanti e decisori di Seoul per scoraggiarli dall’avvicinarsi ai cantieri nordcoreani.
Infine, Kim lega la ritorsione allo sparo effettivo contro i suoi soldati o a una violazione di quello che considera suo territorio, senza citare come trigger le trasmissioni o i colpi di avvertimento. Una distinzione che lascia uno spiraglio per gestire l’escalation, ma che, con più armi tattiche al confine, alza il rischio di uno scontro accidentale.
Tommaso Dal Passo – Realizzato anche con strumenti IA
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