Capitali russi, da Cipro al Baltico

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CIPRO – Nicosia. Le prime analisi degli economisti estoni invitano i Paesi Baltici a prepararsi ad una grossa iniezione di capitali russi. I 10 miliardi di euro appena prelevati da Cipro, anticipandone e favorendone il collasso, potrebbero infatti non rientrare in Russia, dirigendosi con buona approssimazione sulle tre Repubbliche.

Ancora una volta, economia e geopolitica dei mari freddi si incontrano, approfittando di Cipro nella paradossale condizione di stato con approssimativamente 26 miliardi di dollari di depositi russi e 17 miliardi di dollari di Pil. In questi casi, i numeri precisi restano semplici indiscrezioni, non essendo stata diffusa la cifra dell’esatto ammontare di liquidità russa depositata a Cipro, nonché gli eventuali termini di negoziazione per il salvataggio dello stato mediterraneo; che, nelle parole dell’Unione Europea e della Germania in particolare, dovrebbe vedere la compartecipazione di chi in questi anni ha investito e speculato sull’economia cipriota. Il timore dei servizi di intelligence tedesca, è che eventuali iniezioni di liquidità da parte dell’Unione o del Fondo Monetario, si limiterebbero a fare sponda su Cipro, dirigendosi verso l’oligarchia russa, con il sospetto che la componente di denaro riciclato sia consistente. I mitteleuropei da parte loro, riportano numeri eloquenti, con 2000 compagnie russe registrate a Nicosia e circa 80 uomini d’affari di origine russa che hanno ottenuto la cittadinanza cipriota.  

I Paesi Baltici, come Cipro d’altra parte, sono tutti e tre membri dell’Unione Europea, con l’aggiunta di avere il russo come lingua veicolare. L’Estonia è di fatto già parte dell’Eurozona; mentre, la Lettonia – il cui eventuale ingresso nell’Eurozona sarà deciso dalla Commissione Europea e della Bce il prossimo giugno – è stimata essere, nelle analisi russe ed internazionali, una destinazione privilegiata per gli investimenti diretti esteri, restando un paese con una minoranza russa pari al 27% della popolazione. A rendere le banche lettoni ulteriormente appetibili per gli investitori russi contribuisce la composizione dei depositi – molto simile a quella svizzera – con 10 miliardi di euro intestati a correntisti non-residenti, che costituiscono il 60% del totale. La riforma bancaria Lettone operata a seguito della crisi del 2008, ha portato a un decremento del settore bancario nell’economia del paese, rafforzandone la supervisione e portando, non casualmente a rifiutare numerose transazioni provenienti da Cipro, perché non in linea con i dettami della legislazione anti-riciclaggio vigente. 

Gli Stati Baltici infatti, non sembra si stiano sforzando per attirare i depositi russi provenienti da Cipro; temendo, in questa fase, di essere sopraffatti da un controllo economico-finanziario estero. In tal senso, l’idea vagheggiata nell’Unione Europea di tassare i depositi che eccedono i 100 mila euro, è stata da subito recepita come un segno di ostilità verso la Russia e la sua componente di liquidità presente nelle banche cipriote. Di certo, si tratta di flussi relativamente fuori controllo, di dubbia provenienza e ancor più incerta gestione, che spingeranno verso il Baltico per far divenire in futuro le tre Repubbliche delle economie solide sotto il controllo finanziario russo. Il tutto all’interno di un Eurozona che vede i suoi elementi mediterranei in evidente crisi.