Assad: entro l’anno la fine delle azioni militari

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SIRIA – Damasco 10/04/2014. Sergei Stepashin, ex premier russo durante il periodo della presidenza di Boris Eltsin che ora dirige una organizzazione caritatevole, ha incontrato recentemente il Presidente Bashar al-Assad a Damasco, durante una sua visita in Medio Oriente.

Alcune agenzie russe hanno riferito che il leader siriano si è mostrato molto ottimista e ha inoltre dichiarato che il conflitto vedrà la sua definizione entro la fine dell’anno. “La fase attiva delle azioni militari termineranno entro quest’anno. Ora dovremo continuare ad occuparci della lotta al terrorismo”. Mosca è stato uno degli alleati principali, anche senza alcun intervento diretto, della guerra iniziata nel marzo 2011 della quale si stima la morte di oltre 150mila persone, che ha consentito al Presidente siriano di rimanere alla guida del suo paese. L’intervento di Stepashin ha certo un suo motivo economico, perché la Siria avrà necessità della collaborazione e cooperazione esterna per riprendere fiato da una situazione che è gravissima sia per le sue finanze che per una stabile ripresa economica e la Russia è chiaro sta già compiendo i suoi passi nella fase della ricostruzione.

Alcune zone del nord sono ancora in mano ai ribelli islamisti, ma gli spazi si stanno sempre più restringendo attorno a loro, anche grazie al sostegno del partito libanese di Hezbollah che ha mandato invece le sue milizie a supportare militarmente l’esercito regolare siriano. Sayyed Hasan Nasrallah (a destra) segretario generale di Hezbollah in una intervista rilasciata al quotidiano As-Safir ha sottolineato che il pericolo di caduta del leader siriano è finita. Ora è necessario occuparsi di fermare la mano che arma i ribelli. Ha anche aggiunto che la posizione di Mosca, a seguito delle crisi di Crimea, sarà più solida e che il sostegno alla Siria sarà ancora maggiore. “L’esperienza degli ultimi tre anni mette in evidenza che il Presidente Assad non è debole e che gode della stima e del supporto della popolazione. Ha avuto il coraggio di rifiutare le proposte esterne di aiuto se in cambio avesse abbandonato i legami con l’Iran e con i movimenti di resistenza e questo gli dovrebbe essere riconosciuto”.
Il capo del Partito di Dio non ha lesinato nel suo intervento dichiarazioni riguardanti i possibili giochi che si starebbero compiendo sotto banco da parte di alcuni stati arabi che pur continuando a finanziare i ribelli apparentemente stiano cercando una soluzione al conflitto, che ormai non lascia scampo alla vittoria certa del fronte favorevole al Presidente. Anche per quanto riguarda la “primavera araba” il segretario di Hezbollah ha voluto indicare come esista una pianificazione esterna precedente alle rivolte nei vari paesi atte a destabilizzare e creare divisioni e interferire sulla politica della regione. A ciò avrebbero appunto partecipato oltre all’Arabia Saudita e alcuni paesi del Golfo, che avrebbero poi dato notizia di questi incontri, ai quali avrebbero partecipato anche Francia e Gran Bretagna.
Come sappiamo la giustificazione dell’intervento diretto in Siria per i militanti Hezbollah è stato il pericolo che incombeva anche sul loro paese, il Libano. Un crollo siriano avrebbe determinato un depotenziamento e un forte pericolo anche per il Paese dei Cedri e le analisi in merito non possono non dargli ragione. Gli stessi tentativi di incursioni israeliane sono state interpretate come una sorta di verifica della situazione, le risposte non si sono fatte attendere e lo stesso Sayyed Nasrallah, indicando che sarebbero pronti a rispondere in qualunque momento e che comunque Israele in questo momento non potrebbe sostenere una guerra. In ogni caso ritiene e sottolinea che la potenza della resistenza in questo momento è molto superiore al quella del 2006 e già questo dovrebbe servire a fermare ogni embrione di conflitto.
La situazione venutasi a creare ha forse cambiato in qualche modo le regole del gioco. Forse qualcuno aveva sottovalutato una nuova situazione di alleanze forti che si sarebbero contrapposte ad una situazione che, forse in maniera troppo semplicistica, si era pensato di poter controllare. Ci sono tanti interessi economici e di potere da equilibrare, ma non bisogna dimenticare la forza e la determinazione che alle volte gli ideali possono scatenare, per comprenderli bisognerebbe non sottovalutarli.