ASIA CENTRALE. Risolta la questione del confine kirghizo-tagiko

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I presidenti di Kirghizistan e Tagikistan hanno firmato il 13 marzo un accordo per demarcare la loro frontiera comune, cercando di porre fine a un vecchio conflitto di confine che ha fatto decine di morti negli ultimi anni.

Le due parti si sono scontrate ripetutamente sul confine attorno alla città kirghisa di Batken nel 2021 e nel 2022, culminando in un conflitto di sei giorni nel settembre 2022 [METTERE LINK A culminando in un conflitto di sei giorni nel settembre 2022], riporta Reuters.

L’accordo, firmato dal presidente kirghiso Sadyr Japarov e dal suo omologo tagiko Emomali Rakhmon nella capitale del Kirghizistan Bishkek, prevede anche la riapertura dei collegamenti stradali, ferroviari e aerei tra i due, sospesi dalle battaglie del settembre 2022.

Le controversie sui 970 km di confine condiviso tra i due paesi risalgono all’epoca sovietica, quando Mosca per la prima volta stabilì confini in zone etnicamente miste dell’Asia centrale.

Sia il Kirghizistan che il Tagikistan ospitano basi militari russe e mantengono relazioni cordiali con la Russia, dove molti dei loro cittadini migrano per lavoro.

Meno di tre anni fa, l’idea  sarebbe sembrata impensabile. Nel 2022, i due paesi stavano combattendo. Centinaia di persone uccise, villaggi e, per la prima volta nella storia dell’Asia centrale, un drone da combattimento è stato utilizzato in uno scontro di confine.

Nessuno parla più di quell’episodio. Dopo aver firmato il trattato di demarcazione, il presidente kirghiso Sadyr Japarov e il suo omologo tagiko, Emomali Rakhmon, si sono abbracciati e riabbracciati quattro volte. Le delegazioni che li accompagnavano si sono alzate in piedi e hanno applaudito per quasi un minuto.

“Oggi abbiamo dimostrato che da ora in poi e per sempre il confine tra Kirghizistan e Tagikistan sarà un confine di amicizia eterna tra due nazioni e popoli fratelli”, ha detto Japarov. 

“Con la firma odierna dell’accordo di confine tra Tagikistan e Kirghizistan insieme all’illustre Sadyr Nurgozhoevich [Japarov], ci muoveremo presto per finalizzare un trattato tra Tagikistan, Kirghizistan e Uzbekistan in merito al triplice confine dei nostri stati”, ha detto Rakhmon Emomali nel suo discorso dopo la firma.

Rakhmon è arrivato al complesso presidenziale di Ala-Archa in un’auto solitaria, accompagnato da una guardia cerimoniale a cavallo. È stato accolto da uno spettacolo folkloristico: file di truppe d’onore tradizionali kirghise vestite con tuniche rosse e armature di cuoio, che portavano scudi rotondi e lunghe lance.

Gli umori si sono visibilmente distesi dopo la firma del trattato. Ora c’è un senso di attesa nell’aria.

Il Kirghizistan e il Tagikistan sono le due economie più deboli della regione. La reciproca chiusura del 2022 ha colpito duramente le loro economie.

La riapertura dei valichi di frontiera va oltre il simbolismo: è la ripresa del commercio e il ripristino dei mezzi di sostentamento.

Pochi istanti dopo la firma del trattato, una grande folla in festa attraversava il checkpoint di Kairagach, uno dei valichi che collegano la provincia meridionale di Batken in Kirghizistan alla provincia settentrionale di Sughd in Tagikistan.

Tagikistan e Kirghizistan hanno concordato di portare il commercio bilaterale a 500 milioni di dollari, entro il 2030.vSe ciò dovesse accadere, si tratterebbe di un balzo sbalorditivo rispetto ai 12 milioni di dollari registrati nel 2024.

La riapertura dei valichi di frontiera, ha detto Rakhmon, è solo il primo passo verso il riavvio delle relazioni: ”Durante i negoziati, abbiamo discusso le prospettive di cooperazione industriale come fattore per l’ulteriore espansione dei legami economici tra i nostri due paesi”, ha affermato. “Abbiamo sottolineato l’importanza di un uso reciprocamente vantaggioso delle opportunità di transito e trasporto per garantire lo sviluppo sostenibile dei nostri paesi e della regione”.

Inoltre sono stati siglati una serie di altri accordi, tra cui l’accesso all’acqua e all’energia, le infrastrutture stradali, l’agricoltura, l’industria, la cooperazione doganale e la trasparenza finanziaria. Presto saranno riattivati i voli diretti tra Bishkek e Dushanbe, e anche tra Bishkek e la seconda città del Tagikistan, Khujand.

Si sarebbero quindi allontanante le prospettive di una guerra per l’acqua visto l’accordo sulla condivisione delle risorse idriche per gestire congiuntamente il bacino strategico di Golovnoi, un nodo di controllo per la preziosa acqua di irrigazione. Restano comunque una serie di questioni aperte sul tavolo delle trattative tra i due paesi centroasiatici, oggetto di scontri politico-parlamentari, per il momento. 

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Anna Lotti