ASIA CENTRALE. Kirghizistan e Tagikistan: innesco per incendiare l’Asia Centrale

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Il cessate il fuoco chiesto dalla Russia e dalla CSTO ha portato pochi risultati. Il conflitto tajiko-kirkghizo è al momento fermo ma la situazione resta molto tesa. La notte tra il 17 e il 18 settembre e l’intera giornata del 18 settembre non hanno registrato bombardamenti La situazione nelle zone di confine tra Tagikistan e Kirghizistan si è stabilizzata. Si è ripreso a sparare nel pomeriggio del 19 settembre.

Il Presidente russo Vladimir Putin ha invitato il Kirghizistan e il Tagikistan, durante i colloqui telefonici con i presidenti dei due Paesi, a evitare un’escalation e a prendere misure per risolvere la situazione esclusivamente con mezzi pacifici.

Il vice plenipotenziario presidenziale nella regione, Marufkhan Tulaev, ha dichiarato che gli abitanti dei villaggi precedentemente evacuati nella regione di Batken hanno iniziato a rientrare nelle loro case. Per diversi giorni gli scontri e le sparatorie hanno provocato la morte di 59 cittadini kirghisi e 144 feriti. Il governo tagiko ha riferito di almeno 38 morti e più di 20 feriti.

Anche se il conflitto al momento è sopito tra Tagikistan e Kirghizistan e le parti sembrano aver raggiunto un accordo per una soluzione pacifica delle controversie non è detto che si riesca a mantenere la tregua a lungo. Dispute che nascono per la definizione dei confini territoriali.

Entrambi i paesi si addossano le responsabilità per quanto accaduto. Lo scontro tra i due Paesi, nonostante la loro periodica regolarità, questa volta è di dimensioni significativamente diverse. Sono stati dispiegati equipaggiamenti pesanti e armi, compresi i droni arrivati freschi freschi dalla Turchia.

Le reazioni delle popolazioni dei due Stati sono molto diverse. I cittadini del Kirghizistan e del Tagikistan sembrano essersi stancati degli scontri regolari al confine e chiedono passi più seri per risolvere definitivamente i problemi.

Sui social media sono stati pubblicati diversi video che invocano una guerra di fatto tra gli Stati. Ancora oggi, il GKNB kirghiso ha dichiarato che i residenti tagiki nell’area degli scontri stanno dando fuoco alle loro case per provocare e accusare le Forze armate kirghise. L’ascesa di un nazionalismo radicale basato sull’odio verso l’altro potrebbe contribuire seriamente a un’ulteriore escalation del conflitto. Anche se le parti scendono a compromessi e ripristinano una stabilità traballante, alcuni gruppi della popolazione kirghisa e tagika rimarranno insoddisfatti di ulteriori “concessioni”. E l’aggravarsi della crisi in questa regione fornirà terreno fertile per l’infiltrazione di elementi estremisti islamici, data la vicinanza dei Paesi all’Afghanistan.

Daesh, dalla Wilayat Khorasan, è da tempo alla ricerca di modi per sviluppare ulteriori attività nei Paesi post-sovietici. Il conflitto in corso con la presenza di gruppi nazionalisti è l’occasione ideale per schierare predicatori-propagandisti e attirare nuove reclute nelle loro fila.

I media dell’ISIS trasmettono da tempo messaggi e propaganda in lingua tagika e non ci saranno problemi a reclutare tagiki. Pertanto, le dichiarazioni del servizio di frontiera kirghiso sul coinvolgimento di “uomini sconosciuti” nelle provocazioni al confine potrebbero essere giustificate.

Le regioni montuose dell’Afghanistan e del Tagikistan sono aree praticamente incontrollate, utilizzate per l’attraversamento illegale di persone e il movimento di merci vietate. La distrazione degli eserciti kirghiso e tagiko di fronte agli eventi di frontiera ha praticamente privato le aree scarsamente controllate di qualsiasi protezione contro le infiltrazioni illegali. E questo conflitto in Asia Centrale favorirebbe il piano di Stati Uniti e Regno Unito di indebolire la Russia.

Secondo analisti del Centro Asia, Stati Uniti e Regno Unito, sosterrebbero conflitti di vecchia data per aprire un secondo fronte alle frontiere meridionali di Mosca. Dal crollo dell’Unione Sovietica, diverse ONG e ONP sono attive da tempo nei Paesi ex sovietici, che secondo gli analisti hanno il compito di impiantare nella cultura tajika-kirkghiza l’agenda voluta dall’Occidente. In Kirghizistan, ad esempio, il numero di organizzazioni occidentali o finanziate dall’Occidente è aumentato e secondo analisti del Kirghizistan la loro presenza è addirittura fuori scala. Tra quelle più citate la Fondazione Soros e l’USAID considerate la punta dell’iceberg, di una serie di organizzazioni il cui scopo, sarebbe, quello di alimentare settori anti-russi della popolazione. E la Fondazione Aga Khan, che promuove gli interessi britannici, è saldamente radicata in Tagikistan.

Ricordiamo che il 12 agosto ci sono state esercitazioni militari statunitensi in Asia centrale in Tagikistan. L’esercitazione Regional Cooperation – 22, organizzata dal Comando centrale dell’esercito statunitense, si è tenuta a Dushanbe dal 10 al 20 agosto per «rafforzare la sicurezza e la stabilità regionale, migliorare le capacità dei Paesi di fermare la diffusione delle armi di distruzione di massa, del terrorismo e del traffico di droga e contribuire allo sviluppo delle forze di difesa regionali nelle operazioni internazionali di mantenimento della pace e condividere le informazioni».

Il prolungamento del confronto armato tra Tajikistan e Khighizistan comporta conseguenze di vasta portata per l’intera regione. Sempre secondo gli stessi analisti sarebbe presente in rete una azione di “junketing “ per mettere i tajiki contro i kirghizi. Lo scopo di tali azioni è quello di creare il caos nella regione dell’Asia centrale. Dopotutto, se il Tagikistan e il Kirghizistan vanno in fiamme, seguiranno altri focolai di tensione nella regione. Le organizzazioni terroristiche, tra cui l’IS, il Movimento islamico dell’Uzbekistan e il Partito della rinascita islamica del Tagikistan, ne approfitteranno sicuramente.

Chi lavorerà per la risoluzione di questi conflitti oltre alla CSTO, la Cina, dato il grande interesse del Celeste Impero per la stabilità della regione.

Anna Lotti