
L’affluenza alle urne nelle elezioni israeliane ha raggiunto il 31,5% alle ore 12:00: si tratta del dato più alto dal 1977. Alle 12:10 ore italiane: “Israele sta tenendo le elezioni per la Knesset, con un’affluenza alle urne che ha raggiunto il livello più alto dal 1981”.
Trentotto liste elettorali si contendono i seggi nel parlamento unicamerale, composto da 120 membri. Si tratta delle prime elezioni generali nel Paese dopo gli eventi dell’ottobre 2023. La Knesset uscente è stata la prima, dal 1988, a completare quasi interamente il proprio mandato quadriennale. La Commissione Elettorale Centrale di Israele: “abbiamo deciso di non prolungare l’orario di voto in questa fase; effettueremo una nuova valutazione più tardi”. Ma il Likud ha chiesto e sollecitato un estensione dell’orario di voto. La Commissione elettorale centrale di Israele: “l’affluenza alle urne ha raggiunto il 55,7% alle ore 16:00”.
A sostenere il prolungamento dell’orario di voto il partito Likud del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dichiara di aver richiesto un’estensione dell’orario di voto oltre le 22:00. Per timore di perdere i seggi. Netanyahu ha esortato i suoi fedelissimi a portare ai seggi gli israeliani.
“Siamo in guerra per la nostra casa. I sostenitori dei Fratelli Musulmani stanno prendendo d’assalto i seggi elettorali e rubando le elezioni”. Nella comunità beduina di Atawna, l’affluenza alle urne nelle precedenti elezioni era stata del 41% nell’intera giornata. Alle 15:30 del 27 ottobre è al 64%, e siamo solo a metà giornata.
Sempre Netanyahu: “Abbiamo saputo che stanno cercando di rubarci le elezioni. L’affluenza nella comunità araba del sud è molto alta; è necessario che anche la nostra affluenza sia molto elevata. Non possiamo lasciare questa battaglia nelle mani della sinistra e dei partiti arabi, che vogliono porre fine allo Stato ebraico”.
Gadi Eisenkot, esponente dell’opposizione israeliana: “Nelle ultime ore, Netanyahu è tornato ai suoi soliti trucchi, alle menzogne e a seminare paura, nel tentativo di mobilitare le masse”.
Per quanto riguarda il Libano, secondo Reuters, negli ultimi mesi Hezbollah ha ricevuto decine di milioni di dollari dall’Iran, ai quali si aggiungono circa 200 milioni di dollari stanziati da Teheran per sostenere le famiglie degli sfollati nel sud del Libano. Negli ultimi tempi, Hezbollah si è preparato all’eventualità di una ripresa del conflitto, lavorando al ripristino del proprio arsenale e dei sistemi di comando e controllo. Attualmente, l’organizzazione è concentrata sull’acquisizione di esplosivi e sulla produzione di droni.
Secondo fonti dell’emittente televisiva Al Arabiya, gli Stati Uniti hanno informato l’Iraq che intraprenderanno azioni contro i gruppi armati qualora questi dovessero stringere un’alleanza militare con l’Iran.
Il 26 ottobre sotto la presidenza di Mohsen Rezaei – segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran – c’è stato un quarto incontro che vede la partecipazione di alti rappresentanti di Iran, Pakistan, Turchia e Arabia Saudita. Tra i presenti figurano il capo di stato maggiore dell’esercito pakistano Asim Munir, il ministro della Difesa dell’Arabia Saudita Khalid bin Salman e il capo dell’Organizzazione nazionale di intelligence (MIT) della Turchia, Ibrahim Kalın. Non ci sono particolari novità in merito all’incotro.
Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale (SNSC) dell’Iran: “L’America non ha portato sicurezza in alcun Paese della regione; è ormai evidente l’incapacità di Washington di fornire garanzie di sicurezza. La sicurezza in Asia occidentale deve scaturire dall’interno della regione stessa, ed è necessario impedire qualsiasi interferenza straniera”.
L’Emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad Al Thani, ha incontrato il Presidente iraniano Masoud Pezeshkian a Mosca, in Russia, per discutere gli ultimi sviluppi dei negoziati, la situazione nello Stretto di Hormuz e il settore energetico. A Mosca si è tenuto un vertice tra i produttori di gas, nel quale il presidente iraniano Masoud Pezeshkian h dichairato: “Oggi, gli interventi militari statunitensi nella regione del Golfo Persico non solo colpiscono gli attori regionali, ma — creando nuovi shock — destabilizzano il processo di definizione dei prezzi per l’offerta e la trasmissione di energia, mettendo a rischio la crescita economica a livello globale”. “Ribadisco che le sanzioni unilaterali contro i paesi, il terrorismo economico rappresentato dal blocco navale e aereo imposto dagli Stati Uniti alla Repubblica Islamica dell’Iran, e le pressioni esercitate su altre nazioni affinché rispettino tale blocco, costituiscono atti illegali che minacciano seriamente la stabilità dei mercati energetici”.
Ed ora uno sguardo agli scenari militari in Medio Oriente e Asia occidentale aggiornati alle ore 15:30 del 27 agosto. Il comandante del CENTCOM, l’ammiraglio Brad Cooper, ha recentemente visitato la regione, incontrando il personale militare impegnato in diverse operazioni, tra cui attività di sminamento, il blocco navale statunitense – tuttora in corso – nei confronti delle imbarcazioni dirette verso l’Iran o provenienti da esso, e altre missioni. Questa visita segue quella effettuata nella regione dal Segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, in un clima segnato da crescenti segnali che indicano come l’amministrazione Trump stia valutando la ripresa di attacchi su larga scala contro l’Iran nel prossimo futuro.
Secondo una dichiarazione del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’affermazione del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran, secondo cui le imbarcazioni statunitensi avrebbero lasciato l’area dello Stretto di Hormuz, è falsa. Le forze statunitensi continuano a operare nella regione e il blocco delle imbarcazioni dirette al porto di Oran, o in provenienza da esso, rimane in vigore. Stando agli ultimi dati del CENTCOM relativi al blocco — che perdura ormai da oltre 100 giorni — 138 imbarcazioni sono state dirottate da quando il blocco è stato ripristinato.
Canale 12 israeliano informa che una persona armata di coltello è stata fermata dopo essersi avvicinata a Yair Golan, leader del partito dei Democratici.
Dalla Siria, secondo fonti locali, un velivolo non identificato ha attaccato una struttura militare nei pressi di Homs, vicino alla città di Hasya, lungo l’autostrada che collega Homs a Damasco. L’attacco aereo ha provocato numerose vittime, tra cui morti e feriti. Una potente esplosione si è verificata in un deposito di armi nella città di Saraqib, nella provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria. Il filmato mostra diverse esplosioni secondarie. La causa della deflagrazione non è ancora nota. L’esercito giordano ha dichiarato di aver condotto attacchi contro basi terroristiche nel sud della Siria, in risposta a un attentato terroristico avvenuto venerdì presso una chiesa nella città di Karak.
Il capo della Cellula per l’Informazione sulla Sicurezza (Security Media Cell) dell’Iraq ha precisato che il rumore udito a Baghdad è stato causato dall’intercettazione di un drone non identificato nei pressi della “Zona Verde”. Il drone è stato intercettato. Ha riferito che due droni, privi di esplosivo, sono stati intercettati nei pressi della “Zona Verde” nella capitale irachena, Baghdad; lo ha riferito una fonte della polizia di Baghdad. Le unità militari nei distretti di Karkh e Rusafa sarebbero state poste in stato di massima allerta, mentre sono in corso le ricerche per individuare l’origine delle esplosioni.
Droni provenienti dallo Yemen hanno attaccato Riad, in Arabia Saudita. I residenti locali riferiscono di una serie di esplosioni. Un denso fumo si è alzato sopra l’aeroporto di Gedda in seguito a un attacco degli Houthi.
In una Dichiarazione degli Houthi si legge: “le forze armate yemenite hanno colpito con successo una raffineria di petrolio nell’area di Ras Tanura, nella Provincia Orientale, utilizzando un missile balistico. L’attacco è stato preciso e ha provocato incendi su vasta scala all’interno dell’impianto”.
La Protezione Civile saudita ha diramato un’allerta riguardante un potenziale pericolo a Riad. Nel pomeriggio il portavoce di Ansar Allah, Yahya Saree, annuncia che è stato preso di mira il Ministero della Difesa saudita, nella capitale Riad, dichiarando che l’operazione ha raggiunto i propri obiettivi e ancora ha annunciato che due aerei da trasporto militare sono stati presi di mira con due missili balistici: uno presso l’aeroporto di Najran e l’altro presso la base aerea King Khalid, a Khamis Mushait.
Un attacco yemenita su larga scala avrebbe provocato esplosioni ad Abha, in Arabia Saudita. Le forze yemenite avrebbero colpito con missili il governatorato di Al-Hariq, in Arabia Saudita. Il traffico aereo presso l’aeroporto di Dammam, nella Provincia Orientale dell’Arabia Saudita, è stato sospeso.
Il brigadiere generale Yahya Saree, portavoce delle Forze Armate yemenite, ha rivendicato attacco a Abha con un drone. L’attacco è stato preciso e ha causato l’interruzione del traffico aereo nello scalo. Inoltre ha riferito che ansar Allah ha respinto un tentativo di avanzata condotto da truppe mobilitate dall’Arabi Saudita – sotto la supervisione dell’ufficiale saudita Badr Al-Harbi, comandante della base operativa avanzata ad Aden – provenienti dalla direzione sud di Bab al-Mandab. Tali forze sono state colpite da una serie di missili balistici e armi pesanti, provocando un elevato numero di morti e feriti; sul posto sono giunte rapidamente diverse ambulanze.
La Marina militare iraniana riferisce che è scoppiato un incendio a bordo di una petroliera, colpevole di una violazione, dopo che questa ha urtato delle mine navali a est dello Stretto di Hormuz. Lanci di prova di missili balistici da diverse province dell’Iran, nell’ambito di esercitazioni condotte dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC). I test missilistici condotti città iraniana di Kerman.
Infine, si apprende che le forze di sicurezza iraniane avrebbero arrestato sei individui a Bompor, nella provincia del Sistan e Baluchistan, presumibilmente legati al gruppo Jaish al-Adl. Secondo le autorità, i sospettati sarebbero coinvolti in attacchi che hanno causato la morte di due agenti di polizia. Sarebbero stati sequestrati tre fucili Kalashnikov, sei caricatori, 172 proiettili, una pistola e un relativo caricatore.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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