VIETNAM. Hanoi divisa tra nazionalismo e ingerenza cinese

163

Dall’inizio di giugno, il Vietnam è teatro di proteste di massa anti cinesi. I manifestanti si oppongono al progetto del governo vietnamita di creare tre nuove zone economiche speciali, dove le imprese straniere avrebbero ottenuto contratti di locazione decennali. In queste zone, le imprese cinesi avrebbero fatto la parte del leone. 

Le proteste si sono propagate in tutto il paese e la polizia ha proibito cortei nei centri urbani e si è anche scontrata con i manifestanti, vicino a Ho Chi Minh City, dove i manifestanti hanno bruciato veicoli della polizia e distrutto edifici governativi. La produzione è cessata in diverse fabbriche cinesi, e taiwanesi, in tutto il sud del paese. Queste manifestazioni hanno scosso il paese e messo in luce due nervi scoperti nel partito comunista vietnamita: la necessità di espandere le relazioni economiche con il suo vicino al nord, la Cina appunto, e la lotta nazionalista di un popolo per il quale la leadership sta vendendo il paese alla Cina pezzo per pezzo, riporta Scmp.

Le tre zone economiche speciali dovrebbero essere aperte una nel nord del paese, una nella regione centrale e una nella parte meridionale dell’isola di Phu Quoc. Secondo il disegno di legge, gli investitori stranieri nelle zone riceverebbero in locazione i terreni per un massimo di 99 anni. In apparenza, i contratti di locazione non sembrano destinati ad investitori di un particolare paese, ma i manifestanti considerano la Cina, l’eminenza grigia dietro la legge, visto il livello di corruzione percepito all’interno delle autorità vietnamite.

L’Assemblea nazionale vietnamita ha rinviato la votazione sulle zone economiche a ottobre.

Il malcontento dei vietnamiti nei confronti della Cina è acceso da anni. Nel 2014, violente proteste anti-Cina hanno scosso la nazione dopo che Pechino aveva dislocato una piattaforma petrolifera nel Mar Cinese Meridionale in un’area rivendicata anche dal Vietnam. Le tensioni sono riemerse all’inizio di giugno, quando il ministero degli Esteri vietnamita ha definito il dispiegamento di missili terra-aria da parte della Cina nelle Paracel, nel Mar Cinese Meridionale, una “minaccia” per la pace e la stabilità regionali. E poi Hanoi ha protestato anche dopo che la Cina ha espulso diversi pescherecci vietnamiti dalle acque antistanti le Paracel.

Ma il Vietnam è ben consapevole di dipendere fortemente da Pechino e di voler ampliare i legami con la Cina che è il più grande partner commerciale del Vietnam, e il commercio tra i due paesi dovrebbe superare i 100 miliardi di dollari quest’anno. Gli investimenti cinesi nel paese stanno crescendo, dagli appartamenti di lusso nel fiorente mercato immobiliare vietnamita, alle joint venture.

Gli investitori cinesi hanno stanziato miliardi di fondi per progetti vietnamiti, tra cui la centrale di Vinh Tan a Binh Thuan per un valore di 1,76 miliardi di dollari e 6,87 miliardi di dollari per l’industria di trasformazione e produzione. L’altra preoccupazione di Hanoi è che le proteste contro la Cina potrebbero diventare un veicolo per esprimere altre lamentele nei confronti del governo, come il degrado ambientale e la corruzione ufficiale.

Antonio Albanese