SUDAN. Nel terrore di Khartum, l’Opposizione invita alla disobbedienza civile

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Soldati pesantemente armati pattugliano la capitale sudanese, Khartum, costringendo i cittadini a restare in casa dopo la sanguinosa repressione contro i manifestanti cha ha fatto decine di morti e ha provocato la sospensione del Sudan dall’Unione africana. I membri delle forze di intervento rapido, che secondo i gruppi per diritti umani  siano state le milizie Janjaweed del Darfur, sono stati dispiegati per le strade su tecniche con mitragliatrici e lanciarazzi, riposar l’egiziano Asharq Al Aswat.

L’Afp riporta i dati del ministero della Salute secondo cui «il numero di morti in tutto il paese è salito a 61 di cui 52 uccisi a Khartoum». Ma il Ministero ha negato le affermazioni dei medici secondo cui più di 100 persone siano state uccise durante la repressione dei manifestanti, iniziata il 3 giugno con un’incursione contro un sit-in fuori dal quartier generale dell’esercito. Il Comitato centrale dei medici sudanesi aveva detto che 40 corpi sono stati estratti dal Nilo, portando il bilancio delle vittime ad almeno 108 persone. Il Comitato, che fa parte del movimento di protesta e si affida per informazione ai medici sul campo, ha avvertito che la cifra potrebbe aumentare.

I militari hanno espulso il presidente Omar al-Bashir in aprile dopo mesi di proteste contro il suo governo autoritario, ma migliaia di manifestanti erano rimasti accampati davanti al quartier generale dell’esercito per chiedere ai generali golpisti di cedere il potere ai civili. Nonostante i numerosi progressi iniziali, i colloqui tra il consiglio militare al potere e i leader della protesta sono crollati su chi dovrebbe dirigere un nuovo organo di governo.

Un po’ di vita era tornata per le strade della capitale il 6 giugno, con limitato trasporto pubblico in funzione, solo poche auto sulle strade, un piccolo numero di negozi e ristoranti erano aperti per le festività collegate a Eid al-Fitr. I blackout di Internet hanno continuato ad affliggere la città.

L’Unione africana ha sospeso il Sudan, «fino all’effettiva istituzione di un’autorità di transizione a guida civile, come unico modo per permettere al Sudan di uscire dalla crisi attuale», si legge in un post su Twitter. L’Ua aveva esortato i generali al governo a garantire una transizione senza intoppi, ma la brutale repressione ha di fatto aumentato la pressione sul paese; l’Unione europea si è unita all’Ua nel chiedere «la fine immediata della violenza e un’inchiesta credibile sugli eventi criminali degli ultimi giorni».

Nonostante la forte presenza delle forze di sicurezza nelle strade principali di Khartoum, i gruppi che hanno guidato le manifestazioni contro Bashir hanno fatto un nuovo appello alla disobbedienza civile: «La rivoluzione continua e il nostro popolo vince nonostante il terrorismo e la violenza delle milizie», ha dichiarato su Twitter la Sudanese Professionals Association, il gruppo che inizialmente aveva lanciato la campagna anti-Bashir, indicendo uno «sciopero a tempo indeterminato e disobbedienza civile», mettendo in guardia contro gli appelli alla violenza.

Luigi Medici