SUDAN. Contractor russi contro manifestanti a Khartum

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A disperdere con la forza le proteste antigovernative a Khartoum, in Sudan, avrebbero partecipato anche contractor russi.

Uomini della private military company russa Wagner, organizzazione molto attiva nei conflitti siriano e ucraino, sono stati individuati e fotografati durante le dimostrazioni antigovernative nella capitale, la più grande città del Sudan: Khartoum.

Defenceblog, testata online di fatti militari, pubblica una serie di tweet di un analista politico Jon Hutson che posta immagini di contractor russi in mimetica verde.

In una serie di post su Twitter, Jon Hutson ha detto che il gruppo di “bianchi”, descritti come europei, scende da un camion militare russo a Khartoum e si dirige verso la dimostrazione lo scorso 31 dicembre.

Più tardi Hutson aggiunge che le foto mostrano un mezzo marrone chiaro di fabbricazione russa, un Ural-4320. Su tratta di un mezzo a trazione integrale, cabina a due porte, simile ai camion usati dall’esercito russo e dai contractor russi. 

Hutson riporta che testimoni oculari hanno sentito parlare gli uomini bianchi in russo, prima di unirsi alle forze di sicurezza del Sudan che hanno disperso con la forza i dimostranti anti-governativi.

Le autorità dicono che almeno 19 persone, tra cui due membri del personale di sicurezza, sono state uccisi negli scontri, ma Amnesty International indica in 37 le vittime. 

Le manifestazioni contro il governo sono iniziate il 19 dicembre, quando sono scoppiate le prime proteste per la decisione del governo di triplicare il prezzo del pane. Simili proteste erano avvenute agli inizi del 2018. Il 6 gennaio si sono registrati cortei anche a Madani, a sud-est della capitale, e a Atbara, nel nord del paese, da dove è scoppiata la prima ondata di disordini.

Nei primi giorni delle proteste, diversi edifici e uffici del Partito del Congresso nazionale, quello al potere e guidato dal presidente Bashir, sono stati incendiati dai manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente, che ha preso il potere nel 1989.

Antonio Albanese