LIBIA. Berlino non servirà a nulla, se i turchi continuano ad arruolare siriani per la Libia

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Già il 20 gennaio, a ridosso del termine della Conferenza di Berlino, i siriani presenti nel nord della Siria stavano ancora firmando per andare a combattere per il governo sostenuto dalla Turchia a Tripoli, nei tre centri di reclutamento presenti nella campagna settentrionale di Aleppo, controllata dai turchi.

Circa 800 uomini siriani si stanno preparando ad andare in Libia, riportano fonti social e mediatiche come Asia Times; tra chi aspetta di partire, ci sono 500 uomini dell’Esercito nazionale siriano, Sna, appoggiato dai turchi, ovvero la divisione Muatasim, e le Brigate del Sultano Murad e del Sultano Shah, che sono composte da persone di etnia turkmena. Le reclute comprendono anche 300 ex ribelli siriani. L’Opposizione siriana fa sapere che questi uomini si uniranno alle migliaia di siriani già schierati dalla Turchia in Libia con contratti di tre mesi.

Ogni uomo che andrà a combattere in Libia riceverà uno stipendio mensile di 2.000 dollari. La sua famiglia riceverà 50.000 dollari se verrà ucciso in Libia, o gli verranno assegnati 35.000 dollari in caso di ferimento e quindi menomazione permanente. Sarebbero oltre duemila i combattenti siriani pronti per la Libia tra quelli attualmente in addestramento in Turchia o già trasportati in Libia e schierati in prima linea.

Si tratta di uomini con esperienza di “guerra sporca”, o di membri di organizzazioni jihadiste. Per i siriani delle forze di Opposizione, ora intrappolati tra un confine turco fortificato e l’avanzata delle truppe siriane, combattere per conto dei turchi in Libia offre sicurezza finanziaria e la possibilità di una via d’uscita. Per chi ha una significativa esperienza nella guerra civile siriana, in particolare con le armi anticarro, la compensazione standard per i combattimenti in Libia è la cittadinanza turca, secondo l’Opposizione. Per coloro che non hanno un’esperienza significativa, Ankara ha promesso di concedere ai loro parenti la cittadinanza in caso di morte.

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ha continuato a negare l’uso di mercenari siriani, nonostante le numerose prove che sono iniziate a venire fuori, giustificano il coinvolgimento militare del suo Paese in Libia con l’invito del Governo di Accordo Nazionale, Gna. Lo scorso il 27 novembre Ankara ha firmato un patto militare con il Gna, e un accordo di confine marittimo che mira a ritagliarsi una zona economica esclusiva dalla costa della Turchia meridionale fino alle coste settentrionali della Libia, zona ricca di gas e petrolio.

Per la Turchia, la caduta del governo del Gna di Tripoli potrebbe mettere a repentaglio la sua rivendicazione delle riserve di gas offshore recentemente scoperte in quella zona. Alla vigilia dei colloqui di pace a Berlino, le forze del Laaf hanno imposto blocco navale sui principali porti libici, le tribù libiche vicine al governo di Tobruk e contrarie al Gna, la maggioranza, hanno deciso di chiudere oleodotti e gasdotti e di bloccare la produzione petrolifera e gasiera, paralizzando la principale fonte di reddito per evitare che i proventi vadano al Gna e quindi alla Turchia, in pagamento per la sua presenza.

Luigi Medici