LIBERTÀ DI STAMPA. Vince il modello cinese in Asia

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ll 3 maggio ricorrerà la Giornata mondiale della libertà di stampa, Rsf ha messo in guardia contro il peggioramento della libertà di stampa in tutta l’Asia-Pacifico, in particolare con l’ascesa della politica populista e la crescente influenza geopolitica della Cina.

Come afferma Asian Correnspondent, Reporters sans frontières, Rsf, ha pubblicato il suo Indice mondiale sulla libertà di stampa 2018, che ha evidenziato in modo specifico la minaccia per le democrazie regionali rappresentata dal «modello cinese di controllo dei media». Pechino si è classificata 176 su 180 Paesi nell’Indice. Rsf afferma che il panorama mediatico del Paese si stava «avvicinando a una versione contemporanea del totalitarismo». La Cina, attualmente ha più di 50 giornalisti nelle sue prigionI, «esporta i suoi metodi oppressivi» di censura e sorveglianza nella sua sfera di influenza, al fine di creare un «nuovo ordine mondiale dei media».

La Cambogia, dove l’influenza politica cinese è cresciuta negli ultimi anni, ha perso 10 posti, scendendo al posto 142, riflettendo la repressione del primo ministro Hun Sen contro i media locali, compresa la chiusura forzata di oltre 30 organizzazioni di media indipendenti. Tra le critiche occidentali all’abolizione dell’opposizione politica da parte del suo governo, i media e i gruppi per i diritti umani hanno considerato Hun Sen sempre più vicino a Pechino.

Il Myanmar è scesa di sei posizioni nell’indice arrivando a 137, mentre due giornalisti della Reuters continuano ad essere perseguiti per aver riferito di potenziali crimini di guerra da parte dell’esercito durante la crisi rohingya. «Il governo guidato da Aung San Suu Kyi ha perso ogni credibilità per quanto riguarda il suo obbligo di difendere il ruolo dei media», ha detto RSF.

Rsf ha affermato che il modello cinese è stato «recepito dai media» anche in Thailandia (140), Malesia (145) e Singapore (150). La Malesia ha recentemente attuato la prima “legge anti-falso” al mondo, che prevede una pena detentiva fino a sei anni, mentre la vicina Singapore sta valutando l’opportunità di adottare una legislazione analoga.

Anche le Filippine hanno perso 6 posti arrivando al posto 133, con l’amministrazione Duterte che attacca spesso la stampa e cerca di chiudere l’editore indipendente Rappler. La Corea del Nord, nel frattempo, è rimasta il “peggior paese al mondo in tema di libertà di informazione» con la Kcna che rimane l’unica fonte di notizie per la sua popolazione.

Luigi Medici