GIAPPONE. Tokyo prossimo obiettivo USA?

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L’aumento delle esportazioni del 7,8% rispetto all’anno precedente, registrato ad aprile, è un segno positivo che il secondo trimestre del Giappone è iniziato con un po’ più di vigore del primo. La seconda economia asiatica ha subito una contrazione dello 0,6% tra gennaio e marzo, dopo essere cresciuta dello 0,6% nel periodo ottobre-dicembre. Le forti spedizioni di automobili e macchinari utilizzati per la produzione di semiconduttori, per la maggior parte destinati agli Stati Uniti, mostrano che il Giappone potrebbe essere in grado di registrare una crescita modesta, riporta Asia Times.

Tuttavia, occorre tener conto che i dazi del 25% imposti dal Presidente Trump sull’acciaio stanno solo cominciando a farsi strada in Giappone. Mentre le spedizioni di acciaio e ferro verso gli Stati Uniti sono salite del 14% in aprile; inoltre, l’eccedenza commerciale di Tokyo con la Casa Bianca è salita del 4,7% arrivando a 5,5 miliardi di dollari nel mese di aprile. 

Per cui ora c’è il rischio che Trump possa aggiungere il Giappone alla sua lista da paesi da colpire? Le esportazioni nipponiche verso la Cina, il più grande partner commerciale di Tokyo, sono avanzate del 10,9% nel mese di aprile. La maggior parte di tali spedizioni riguarda macchine per la fabbricazione di componenti elettronici e per la lavorazione dei metalli. Fortunatamente per Tokyo, le esportazioni verso l’Unione europea sono aumentate del 14,1 per cento, fornendo almeno una certa ammortizzazione. 

Inoltre, il vantaggio commerciale annuo del Giappone rispetto a Washington – circa 65 miliardi di dollari – è vanificato dai 375 miliardi di dollari della Cina. Anche così, Trump potrebbe vedere Cina e Giappone come un gigantesco predatore del mercato Usa.

Il governo Abe sta facendo i salti mortali per spiegare all’Amministrazione Trump che il Giappone non sta rubando posti di lavoro negli Stati Uniti e che le fabbriche americane non si stanno trasferendo in Giappone, come ha affermato Trump, almeno non dagli anni Ottanta: Toyota, Honda e Nissan producono flotte di auto in Tennessee, Alabama e in altri stati degli Stati Uniti, impiegando innumerevoli americani.

Lo yen non è troppo debole, ma troppo forte, considerando che i rendimenti dei titoli giapponesi sono fondamentalmente nulli e che Tokyo è il paese con il più alto indebitamento al mondo. Il rischio per il Giappone di Abe è che Trump volga il suo sguardo a somma zero sul consistente surplus commerciale portando per Tokyo solo esenzioni temporanee dalle tasse sull’acciaio e sull’alluminio di Washington.

Graziella Giangiulio