L’eco delle torture CIa in Malesia

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MALESIA – Kuala Lumpur.10/12/14. «Il governo malese è invitato a smettere di partecipare a qualsiasi processo di consegne straordinarie e a rivelare qualsiasi collaborazione che ha con la Central Intelligence Agency United State (CIA) o altre autorità straniere dove sono stati arrestati individui, interrogati, torturati e trasferiti in giro il mondo al comando di governi stranieri».

Questo è quanto hanno scritto gli avvocati di Liberty, in una dichiarazione di oggi, e hanno espresso la loro preoccupazione di un probabile coinvolgimento della Malesia nel programma della CIA negli anni successivi l’attentato dell’11 settembre a New York e Washington DC. Liberty ha inoltre spiegato che le consegne straordinarie è il trasferimento senza processo legale di un detenuto, “sospettato di terrorismo” spesso portano alla custodia di un governo straniero, dove sono detenuti in “siti coperti” ai fini di detenzione e interrogatori de parte della CIA dove saranno sottoposti a «tecniche di interrogatorio, che comporterebbe la tortura» ha chiosato Liberty. «Se questo fosse vero, è un motivo di grande preoccupazione in quanto le autorità malesi avevano stranieri detenuti arbitrariamente e segretamente che apparentemente non hanno commesso alcun reato nel paese». «L’arresto e la detenzione sembrava essere stato fatto senza alcuna base giuridica, giusto processo e aveva operato al di fuori della Costituzione della Malesia e delle altre garanzie giuridiche, tra cui l’accesso all’assistenza legale o l’essere udito da un magistrato durante la custodia cautelare. Invece, l’arresto è stato apparentemente fatto alla direzione della CIA o di altre autorità straniere», ha detto il direttore esecutivo di Liberty, Eric Paulsen. Questa dichiarazione è stata fatta a seguito di un rapporto di Open Society Justice Initiative, sulla globalizzazione delle Torture: CIA, detenzione segreta e Extraordinary Rendition nel 2012. Informazioni dettagliate sulla consegna dei cittadini libici Abu Abdullah al-Sadiq (Abdul Hakim Belhadj) e sua moglie, Fatima Bouchar che era incinta 2004 al momento dell’arresto. Nel rapporto si legge che i due sono stati detenuti per 13 giorni in Malesia in pessime condizioni, prima di essere “trasferiti” in Thailandia.