VENEZUELA. Maduro schiera navi da guerra e droni contro la marina americana

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Il Venezuela ha schierato navi da guerra e droni lungo le sue coste in risposta allo stazionamento di tre cacciatorpediniere da parte degli Stati Uniti, volto a fare pressione sul presidente Nicolás Maduro.

In un video sui social media, il ministro della Difesa Vladimir Padrino ha annunciato un “significativo” dispiegamento di droni e pattugliamenti navali lungo la costa caraibica, tra cui “navi più grandi più a nord, nelle nostre acque territoriali”, riporta l’iraniana Press Tv.

La decisione arriva in un momento di crescente tensione con Washington, con gli Stati Uniti che hanno inviato tre cacciatorpediniere e uno squadrone anfibio, con a bordo circa 4.000 marines, al largo delle coste del Venezuela, presumibilmente per contrastare il traffico di droga.

Secondo fonti americane dell’AFP, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump stava inviando altre due navi nei Caraibi con il pretesto di combattere i cartelli della droga.

Un incrociatore lanciamissili, l’USS Erie, e un sottomarino d’attacco rapido a propulsione nucleare, l’USS Newport News, sono attesi nella regione la prossima settimana, ha aggiunto la fonte.

Caracas e i suoi alleati definiscono le pattuglie una minaccia diretta alla sovranità del Venezuela.

Martedì scorso, Caracas ha presentato una petizione alle Nazioni Unite affinché intervengano nella controversia chiedendo “l’immediata cessazione del dispiegamento militare statunitense nei Caraibi”. La missione del Venezuela presso le Nazioni Unite ha denunciato “l’escalation di azioni e minacce ostili” da parte degli Stati Uniti in una lettera, ha riportato martedì l’organo di stampa locale Noticias Venevision.

Riferendosi all’imminente arrivo di navi statunitensi al largo della costa, il Venezuela ha dichiarato alle Nazioni Unite che le azioni di Washington rappresentano “una seria minaccia alla pace e alla sicurezza regionale”, mentre la presenza di un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare è “un chiaro atto di intimidazione”, riporta Al Jazeera.

La lettera chiedeva anche “garanzie” che gli Stati Uniti “non avrebbero schierato né minacciato di usare armi nucleari nella regione”, ha riportato Noticias Venevision.

Nonostante il rafforzamento militare, gli analisti hanno minimizzato la possibilità di un’invasione o di attacchi statunitensi in Venezuela, mentre molti venezuelani hanno liquidato la minaccia statunitense come una presa di posizione, riporta AFP.

Anche l’amministrazione Trump ha intensificato la sua campagna di pressione, aumentando la ricompensa per la cattura di Maduro a 50 milioni di dollari, sostenendo che sia “uno dei più grandi narcotrafficanti del mondo”, un’accusa categoricamente respinta da Caracas. Funzionari statunitensi hanno accusato Maduro e membri del suo governo di essere a capo del cartello venezuelano del traffico di cocaina Cartel de los Soles, che Washington ha definito un’organizzazione terroristica. Maduro ha respinto le accuse e ha accusato gli Stati Uniti di aver tentato di istigare un cambio di regime nel suo Paese.

Maduro ha risposto mobilitando 4,5 milioni di membri della Milizia Bolivariana e ordinando una sospensione di 30 giorni dei voli dei droni in tutto il paese, al fine di contrastare le minacce di guerra degli Stati Uniti contro il suo Paese.

La decisione di schierare navi da guerra e personale statunitense al largo del Venezuela arriva mentre Trump spinge per l’uso dell’esercito per contrastare i cartelli che ritiene responsabili del flusso di fentanyl e altre droghe illecite nelle comunità statunitensi e del perpetuarsi della violenza in alcune città statunitensi.

Il Venezuela e gli Stati Uniti hanno interrotto le relazioni diplomatiche formali nel 2019, dopo che questi ultimi avevano sostenuto il leader dell’opposizione Juan Guaidó alle elezioni presidenziali del paese latinoamericano.

Sono state imposte anche sanzioni per fare pressione sul leader venezuelano affinché si dimettesse in favore del leader dell’opposizione, che gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali hanno riconosciuto come legittimo presidente del paese.

Maduro, tuttavia, si è assicurato un terzo mandato dopo che il Consiglio Elettorale Nazionale del Venezuela lo ha dichiarato vincitore delle elezioni presidenziali dello scorso anno, scatenando le polemiche internazionali.

Luigi Medici 

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