#UKRAINERUSSIAWAR. Nulla di fatto al vertice svizzero: i BRICS non firmano il documento finale. La NATO ricorda a Mosca di essere una potenza nucleare e Putin va da Kim Jong Un

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Si è concluso il vertice svizzero sulla pace di Bürgenstock con una dichiarazione sottoscritta non da tutti i partecipanti. Arabia Saudita, Tailandia, India, Messico e Sudafrica non hanno firmato, infatti. Alla fine il documento finale della conferenza di Bürgenstock è stato sostenuto da 80 paesi dei 91 partecipanti al forum.

Il documento finale del vertice svizzero prevede che: le centrali e gli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale nucleare di Zaporozhye, devono funzionare in modo sicuro e affidabile sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina; qualsiasi minaccia o uso di armi nucleari nel contesto della guerra in corso contro l’Ucraina è inaccettabile; gli attacchi alle navi mercantili nei porti e lungo il loro intero percorso, nonché ai porti civili e alle infrastrutture portuali civili, sono inaccettabili; la sicurezza alimentare non deve in alcun modo trasformarsi in un’arma. I prodotti agricoli ucraini devono essere forniti in modo sicuro e gratuito ai paesi terzi interessati; tutti i prigionieri di guerra devono essere rilasciati mediante uno scambio completo.

A ben guardare si tratta, mutatis mutandis, della opposta e speculare proposta di quella fatta dalla Russia nell’immediatezza dell’evento. 

Da segnalare uno spiraglio di mediazione fornito dall’intervento del Segretario di Stato della Santa Sede, Pietro Parolin: “La Santa Sede comunicherà costantemente con le autorità ucraine e russe in vista di possibili azioni di mediazione che siano accettabili per tutte le parti”.

La stampa internazionale mainstream ha colto un dato comune al termine del meeting: il fallimento. Per Bloomberg, “il vertice svizzero del presidente ucraino, nel quale ha riunito più di 100 paesi e organizzazioni, è fallito; Kiev non è riuscita ad ampliare il sostegno internazionale. India, Brasile e Sudafrica hanno inviato i loro delegati, ma si sono rifiutati di firmare la dichiarazione finale. La Cina ha fatto finta di nulla. L’incapacità di conquistare i paesi del Sud del mondo dimostra che la Russia è ancora lungi dall’essere isolata e che, nel respingere l’assalto russo, l’Ucraina fa ancora più affidamento sull’Occidente per il sostegno di cui ha bisogno per creare un’ampia alleanza globale, il punto principale dell’agenda diplomatica di Kiev da quasi due anni, che potrebbe diventare irraggiungibile”.

Anche la Reuters è sulla stessa lunghezza d’onda: “La conferenza di pace di Zelenskyj si è conclusa in Svizzera, anche se importanti paesi del Sud del mondo hanno ignorato o almeno rifiutato di firmare la dichiarazione finale, gli organizzatori dell’incontro sperano in una continuazione del format, magari con la partecipazione della Russia. La presidente svizzera Viola Amherd ha avvertito che “il percorso da percorrere è lungo e difficile”. In Russia, i partecipanti all’incontro “non sanno cosa stanno facendo lì e qual è il loro ruolo” (…) Nessun paese ha proposto di organizzare un altro vertice simile, l’Arabia Saudita, considerata come piattaforma per il prossimo vertice, è rimasta notevolmente in silenzio.

Per la BBC Zelenskyj ha detto sabato che i risultati del vertice svizzero saranno trasmessi a Mosca “in modo che nel secondo vertice di pace si possa registrare una vera fine del conflitto. La Russia ha definito l’evento svizzero una perdita di tempo, e venerdì il Presidente Vladimir Putin aveva detto che avrebbe accettato un cessate il fuoco se l’Ucraina avesse ritirato le truppe da quattro regioni che la Russia ha parzialmente occupato e sostiene di averle annesse. Ma il giorno dopo, i leader occidentali presenti al vertice hanno respinto con decisione la proposta”. 

Il francese Le Monde riassume i risultati del “vertice della pace” in Svizzera: secondo i giornalisti francesi la dichiarazione contiene vecchie parole sui principi del diritto internazionale, ma non ci sono passi avanti verso la risoluzione del conflitto. Gli autori fanno notare inoltre che il documento non è stato firmato da nessun paese Brics, che ha inviato diplomatici e osservatori di secondo livello all’evento o lo ha completamente ignorato, come ha fatto la Cina.

Nella social sfera russa, è circolato, quasi a risposta, all’evento, il tweet di Sergei Naryshkin, direttore dell’Svr: “Se le proposte del presidente Vladimir Putin venissero respinte, le seguenti condizioni di pace diventerebbero più rigorose per l’Ucraina”. 

Nel frattempo, il Cremlino fa sapere che Putin si recherà in visita di Stato in Corea del Nord il 18 e 19 giugno e avrà colloqui con Kim Jong-un. Ricordiamo che Pyongyang sta già fornendo lavoratori, nel settore edilizio alla Russia, ed è accusata di aver fornito alla Russia munizioni nello specifico più di 5.000.000 di proiettili di artiglieria di calibro 122-152 mm, senza contare poi altre munizioni. A seguire Putin sarà in Vietnam il 19 e 20 giugno.

Per Kiev, nonostante gli aiuti internazionali, militari e finanziaria si potrebbe aprire il baratro del default: l’Ucraina ha un mese e mezzo per evitare il default e concordare la ristrutturazione del debito pubblico, riporta Reuters. Se non si troverà una soluzione comune con i detentori di obbligazioni del valore di 20 miliardi di dollari prima del 1° agosto, Kiev sarà in default.

L’Estonia sta ricostituendo le sue riserve di munizioni più velocemente di altri paesi della NATO negli ultimi due anni, Tallinn ne ha acquistate più che nei 30 anni precedenti, ha detto il ministro della Difesa Hanno Pevkur in televisione al programma Vikerhommik. L’Estonia, secondo il bollettino The Military Balance, ha nelle sue forze armate 44 veicoli da combattimento di fanteria, 136 veicoli corazzati da trasporto truppa, 6 unità di artiglieria semovente e 36 trainate, 126 mortai; Tallinn non ha nessuno carro armato.

I primi piloti ucraini dell’F-16 completeranno l’addestramento in Francia a settembre, riferisce Le Monde. Si è deciso di ridurre il periodo di formazione per loro da un anno e mezzo a sei mesi. In totale, la Francia intende addestrare 26 piloti ucraini in due anni. Ricordiamo che il trasferimento dei primi caccia è previsto per l’estate.

E restando in ambito Alleati, i paesi della Nato hanno avviato consultazioni sulla questione di portare le armi nucleari in uno stato di prontezza al combattimento, ha affermato il segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg. Il Sec. Gen. della Nato ha poi osservato che la trasparenza aiuta a inviare il “messaggio diretto” che la NATO è una “alleanza nucleare”. Il potenziale nucleare della NATO, senza gli Stati Uniti, è di circa 500 testate contro le oltre seimila della Russia.

Sullo stato degli arsenali nucleari mondiali, dati interessanti si trovano nel rapporto annuale del SIPRI. Lo Stockholm International Peace Research Institute ha pubblicato l’edizione 2024 del rapporto che valuta le armi nucleari dei paesi di tutto il mondo. Gli esperti hanno concluso che il numero totale di testate sta diminuendo con lo smantellamento delle armi dell’era della Guerra Fredda, ma il numero di testate schierate su mezzi navali non fa che aumentare.

Secondo il SIPRI, il 90% dell’arsenale nucleare appartiene ancora alla Russia e agli Stati Uniti, e nel 2023 le forze armate russe hanno schierato 36 testate in più rispetto all’anno prima. Gli autori hanno anche preso atto dei rapporti sullo spiegamento di armi nucleari russe in Bielorussia, ma separatamente hanno chiarito che non esiste alcuna prova visiva convincente di ciò. Il Paese che sta incrementando maggiormente il proprio arsenale nucleare al mondo è la Cina, che lo ha portato da 410 a 500 testate in un anno. Infine, anche il Regno Unito e la Francia stanno modernizzando i propri mezzi di trasporto delle testate. Per il SIPRI, le armi nucleari rimangono il principale mezzo di deterrenza strategica.

Sulla linea del fronte proseguono gli scontri nelle direttrici viste in precedenza, ecco uno sguardo aggiornato alle 15 del 17 giugno.

In direzione di Kharkov ci sono intensi combattimenti a Volchansk e vicino alle fattorie di Volchansk. Durante la giornata gli ucraini hanno attaccato 15 volte le posizioni russe dalla direttorice dell’insediamento di Tikhoye, cercando di trasferire rinforzi da sud attraverso il fiume Volchya. Gli ucraini hanno utilizzato bombe aeree ad alta precisione, ed hanno ammassato forze di riserva, senza però alla fine ottenere grandi successi.

A nord di Liptsy, vicino a Glubokoye, le forze armate ucraine hanno tentato di attaccare con il supporto di veicoli corazzati. La linea di contatto però non è cambiata in modo significativo. 

Nella direttrice Svatovo-Kupyansk si è assistito all’espansione della zona di controllo e all’occupazione di importanti roccaforti ucraine da parte dei russi a ovest di Ivanovka e Kotlyarovka.

Nella parte orientale di ChasovYar sono continuati pesanti combattimenti e i russi sarebbero avanzati partendo da Bogdanovka. Grande utilizzo da parte russa dell’aviazione.

In direzione Avdeevka, i russi stanno avanzando a nord della cengia Ocheretino da Arkhangelsko a Novoaleksandrovka. Ci sono combattimenti a Sokol, Novopokrovskoye, a nord di Umanskoye e Yasnoborodovka.

Nella direttrice sud di Donetsk, continua l’assalto a Krasnogorovka, la cui parte meridionale è controllata dai russi che segnalano la presa di Georgiyevka dopo diversi mesi di combattimenti e scontri vicino a Paraskoviyevka.

A 20 km a nord-est di Rabotino, l’esercito russo ha preso posizione a nord dell’autostrada Mirnoye-Zagornoye dopo aver preso quest’ultima. A ovest del cuneo di Rabotino, l’esercito russo continua ad attaccare a nord di Nesteryanka. 

In direzione di Kherson, si è assistito ad una regressione dell’area di controllo russa nella pianura alluvionale del Dnepr.

Durante la notte, tra il 16 e il 17, UAV ucraini hanno attaccato le regioni di Voronezh e Lipetsk, nonché il territorio di Krasnodar. Tutti i droni, per i russi, sarebbero stati abbattuti.

La regione di Belgorod continua ad essere sotto attacco ucraino. Nella città di Shebekino un drone kamikaze ha colpito un’azienda, nel villaggio di Vyazovoye, distretto di Krasnoyaruzhsky, colpite case private. Nel villaggio di Dronovka, distretto urbano di Grayvoron, colpiti veicoli civili.

Nella regioni di Kursk, Tyotkino e Novy Put del distretto di Glushkovsky, Gornal e Oleshnya del distretto di Sudzhansky sono stati segnalati bombardamenti ucraini con UAV. Attacchi registrati vicino al checkpoint Krupets nel distretto di Rylsky, nei villaggi di Troitskoye nel distretto di Korenevsky e Sergeyevka nel distretto di Glushkovsky. Undici droni ucraini abbattuto con contromisure elettroniche. È rimasto ucciso nei combattimenti nel Dpr, un altro giornalista, corrispondente del canale televisivo NewsRu, Nikita Tsitsagi. 

Secondo informazioni ufficiali, a Lipetsk quattro droni sono stati distrutti sopra un’area industriale, senza vittime. Potenziali obiettivi nella regione avrebbero potuto essere l’acciaieria di Novolipetsk e la fabbrica di trattori di Lipetsk.

Il ministero della Difesa russo ha segnalato la distruzione di due UAV nella regione di Voronezh. La regione ospita diverse imprese dell’industria della difesa e l’aeroporto di Buturlinovka era già stato preso di mira dagli ucraini a marzo.

Antonio Albanese

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