UGANDA. Ultimatum del governo: i giornalisti temono la schedatura

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I professionisti e gli attivisti dei media sono in armi contro l’ultimatum di sette giorni che è stato dato ai giornalisti dal Media Council of Uganda per registrarsi o rischiano di vedersi negare l’accreditamento per coprire le elezioni del 2021 e altre funzioni pubbliche. La settimana scorsa, Paulo Ekochu, presidente del Consiglio dei media dell’Uganda, ha dichiarato che aprirà un procedimento penale contro tutti i media sia locali che internazionali, compresi i giornalisti freelance che non si fossero registrati.

Ha anche ricordato, riporta l’ugandese The Independent, che tutte le tessere di accreditamento rilasciate ai giornalisti quest’anno, saranno sostituite con nuove tessere con caratteristiche di sicurezza per evitare falsificazioni. Ekochu ha osservato che la registrazione inizierà questa settimana e si concluderà il 21 dicembre 2021, per garantire che l’industria sia ben monitorata e per assicurare che i professionisti dei media non siano molestati durante il periodo elettorale.

La posizione del Media Council non è andata giù agli attivisti e ia professionisti dei media guidati, tra gli altri, dall’Uganda Journalists Union-Uju e dall’African Centre for Media Excellence-Acme. In una dichiarazione rilasciata domenica, Uju esorta i giornalisti a unirsi e a «dire no all’accreditamento dei media», dicendo che è volto a «intimidire i giornalisti, limitare l’accesso all’informazione, soffocare e sopprimere la libertà di espressione».

Uju fa notare che la Commissione elettorale ha sempre accreditato i giornalisti che si occupano di elezioni, senza alcun problema e senza lamentele. L’Unione si chiede perché il Consiglio dei media stia usurpando i poteri della Commissione elettorale e l'”agenda nascosta” che il Consiglio “spaccia”.

Il sindacato dei giornalisti ugandesi afferma che «il Consiglio dei media avrebbe dovuto preoccuparsi della condizione dei giornalisti che questa settimana sono stati picchiati e gravemente feriti dalla polizia durante le riunioni della campagna presidenziale (…) ci sono tutte le ragioni per credere che il Consiglio dei Media stia pianificando di imporre ai giornalisti leggi draconiane fasciste e dispotiche, nel tentativo di censurare i media prima delle elezioni generali del 2021». Uju esorta anche gli stakeholder dei media, compresa la comunità internazionale, a coinvolgere il governo sulla sicurezza dei giornalisti e sull’impunità delle agenzie di sicurezza.

Anche l’Acme, un’organizzazione professionale indipendente senza scopo di lucro, ha espresso preoccupazioni simili riguardo ai tempi e agli effetti della direttiva sulla libertà dei media. L’organizzazione ha notato in una dichiarazione dell’11 dicembre 2020 che è ironico che le linee guida siano state emesse il 10 dicembre in occasione della Giornata internazionale dei diritti umani. Aggiunge che, se da un lato le recenti aggressioni fisiche ai giornalisti sono deplorevoli, dall’altro non sono state causate dalla mancanza di identificazione dei giornalisti.

Maddalena Ingrao