SIRIA. Il gas di Qatar e Turchia apre nuovi scenari energetici e geopolitici

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Una nuova rotta del gas si apre tra Qatar, Giordania e Siria, segnando un potenziale punto di svolta nella ricostruzione energetica del Paese siriano devastato da anni di conflitto. L’accordo firmato ad Amman prevede la fornitura di gas naturale qatariota alla Siria, con l’obiettivo di potenziare la produzione elettrica e ridurre i blackout nelle regioni meridionali. Parallelamente, anche la Turchia rilancia il proprio ruolo energetico nella regione, riattivando il gasdotto Kilis-Aleppo. In un’area ancora instabile, il gas torna così ad essere una leva strategica per cooperazione, sviluppo e influenze geopolitiche.

Gas dal Qatar alla Siria via Giordania: una nuova spinta alla ricostruzione energetica

Il 13 marzo, il ministro dell’Energia e delle Risorse Minerarie giordano, Saleh Kharabsheh, ha annunciato la firma di un importante accordo di sovvenzione tra il proprio ministero e il Fondo del Qatar per lo Sviluppo (QFFD), finalizzato alla fornitura di gas naturale alla Siria attraverso il territorio giordano. Il progetto, interamente finanziato dal QFFD, si propone di affrontare la drammatica carenza di elettricità nel Paese devastato dalla guerra, migliorando al contempo le sue infrastrutture energetiche.

L’iniziativa, riportata dall’agenzia di stampa giordana Petra, avrà un impatto significativo sulla capacità produttiva del settore elettrico siriano. Il piano prevede l’utilizzo di una nave galleggiante di liquefazione (FLO) nel porto giordano di Aqaba, che riceverà gas naturale liquefatto (GNL) dal Qatar, lo convertirà in forma gassosa e lo invierà tramite l’Arab Gas Pipeline fino alla centrale elettrica siriana di Deir Ali. In questa prima fase, l’impianto potrà produrre fino a 400 megawatt di elettricità al giorno.

Il ministro Kharabsheh ha sottolineato che l’accordo non rappresenta solo un atto tecnico, ma anche un gesto di cooperazione e solidarietà regionale. «Questa iniziativa», ha dichiarato, «non solo aiuterà la Siria, ma contribuirà anche alla stabilità e alla crescita dell’intera area». La Giordania, infatti, si posiziona come un attore centrale nel promuovere lo sviluppo sostenibile tra i Paesi vicini.

Secondo quanto reso noto, saranno forniti circa due milioni di metri cubi di gas al giorno, una quantità sufficiente a generare appunto 400 megawatt. La distribuzione dell’energia interesserà soprattutto Damasco e la sua provincia rurale, Rif Dimashq, oltre alle regioni meridionali di Suwayda e Daraa. Si prevede un aumento del 50% della fornitura elettrica nei governatorati del sud, che oggi ricevono corrente solo per quattro ore al giorno; in queste zone, il progetto garantirà almeno due ore di elettricità in più quotidianamente.

L’accordo potrebbe evolversi ulteriormente. Si stima infatti che in una seconda fase Doha possa raddoppiare la sovvenzione, raddoppiando di conseguenza anche le ore di elettricità disponibili. La centrale di Deir Ali, con una capacità attuale di circa 1.500 megawatt, è oggetto di un progetto di ampliamento che dovrebbe portare la sua capacità a 2.100 megawatt, coprendo così almeno un terzo del fabbisogno elettrico nazionale.

Parallelamente, anche la Turchia ha annunciato un impegno per fornire alla Siria 500 megawatt di elettricità nei prossimi tre mesi, con un impatto soprattutto nelle regioni settentrionali e occidentali. Le centrali di Aleppo e Zara, che operano principalmente a gas, riceveranno forniture in una seconda fase, attraverso spedizioni provenienti dalla Turchia.

Tuttavia, uno degli ostacoli maggiori alla piena riuscita del progetto è rappresentato dalla condizione della rete elettrica siriana. Durante il conflitto siriano, le infrastrutture elettriche sono state danneggiate da negligenza, furti, vandalismo e bombardamenti. Molti trasformatori risultano difettosi o del tutto inutilizzabili. Di conseguenza, anche con gas sufficiente per alimentare le centrali, sarà necessario un impegno parallelo per la manutenzione e l’ammodernamento della rete. Secondo le stime, ci vorrà almeno un anno prima che questi interventi portino benefici tangibili su scala nazionale.

L’attuazione e il monitoraggio dell’iniziativa del Qatar sono affidati all’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo), sotto la supervisione del Ministero dell’Energia giordano. Nelle fasi successive, potranno intervenire anche altri attori, come il Ministero dell’Energia turco, il Ministero siriano dell’Elettricità e le principali centrali elettriche del Paese. Questa rete multilaterale di collaborazione, che include governi, agenzie internazionali e forse in futuro anche organizzazioni civili, punta a fornire non solo energia, ma anche un forte sostegno per la ricostruzione e la stabilizzazione della Siria.

Al contempo, la Giordania e la Siria hanno istituito un Consiglio supremo di coordinamento tra i due Paesi che mira a migliorare la cooperazione bilaterale in molti settori, in particolare commercio, acqua, trasporti ed energia. In una dichiarazione rilasciata mercoledì 21 maggio, il primo vicepresidente della Camera di commercio della Giordania, Jamal al-Rifai, ha affermato che gli accordi raggiunti costituiscono un passo strategico verso il rafforzamento della cooperazione bilaterale e aprono promettenti orizzonti per un’integrazione economica che serve gli interessi di entrambi i paesi, contribuisce a stimolare gli scambi commerciali e di investimento e ripristina il flusso regolare di beni e servizi.

In un contesto siriano ancora fragile, il gas del Qatar rappresenta non solo una semplice risorsa energetica ma anche un esempio di cooperazione regionale orientata alla stabilità e allo sviluppo regionale 

Accordo tra Ankara e Damasco sulla riabilitazione del gasdotto Kilis-Aleppo per la fornitura di elettricità al nord della Siria

Parallelamente all’accordo stipulato tra Qatar e Giordania per la fornitura di gas naturale allo Stato siriano attraverso il gasdotto arabico, c’è il progetto turco sulla riabilitazione del gasdotto che collega la provincia turca di Kilis ad Aleppo con l’obiettivo di ampliare la produzione di energia elettrica tramite gas naturale alla Siria. La Turchia ha iniziato a fornire elettricità alla Siria, oltre al petrolio, dopo la caduta del governo di Assad che si riforniva dall’alleato iraniano. 

Venerdì 23 maggio, il ministro turco dell’Energia e delle Risorse naturali, Alparslan Bayraktar, ha annunciato all’agenzia turca Anadolu il completamento del corridoio Kilis-Aleppo spiegando che sono in corso dei test in preparazione all’esportazione in Siria il prossimo giugno. Il gas verrà utilizzato per produrre elettricità nella centrale elettrica di Aleppo, che riceve attualmente 200 megawatt di elettricità turca. Ha spiegato che la Turchia intende esportare ogni anno due miliardi di metri cubi di gas naturale in Siria e che il suo Paese vuole trasportare il gas naturale, che contribuirà alla produzione di 1.200-1.300 megawatt di elettricità, prima ad Aleppo e da lì al governatorato di Homs. Il progetto mira a migliorare la situazione energetica del Paese aumentando la capacità produttiva delle centrali elettriche siriane, in modo da soddisfare il fabbisogno elettrico interno. Ha concluso affermando che “La nostra priorità è riportare la vita alla normalità in Siria”, sottolineando il lavoro congiunto su progetti legati al rafforzamento a lungo termine delle infrastrutture energetiche del Paese, dalla trasmissione alla distribuzione e alla produzione di elettricità. 

In conclusione, il ministro dell’Energia siriano Mohammed al-Bashir ha altresì confermato che si sta lavorando per estendere il gasdotto Kilis-Aleppo tra i due Paesi. E’ in corso, infatti, uno studio di una linea da 80 megawatt che collegherà il distretto di Reyhanli, nella provincia turca di Hatay, con la zona di Harim, nella campagna di Idlib. Inoltre, il ministro turco dell’Energia ha sollevato la questione dell’esplorazione del gas naturale nelle acque territoriali. 

Il rilancio del progetto Qatar-Turkey Pipeline?

Il Qatar sta valutando la possibilità di riprendere il progetto del gasdotto verso l’Unione Europea, il noto Qatar-Turkey pipeline, dopo che il precedente governo di Assad si era opposto su richiesta degli alleati Russia e Iran. Se il progetto venisse realizzato, la Siria genererebbe miliardi di dollari all’anno.

Due progetti di gasdotto hanno dominato il dibattito geopolitico riguardo alla Siria negli ultimi anni: il Gasdotto Qatar-Turchia (proposto da Doha) prevedeva la costruzione di un gasdotto naturale che avrebbe trasportato gas dal giacimento South Pars/North Dome – uno dei più grandi giacimenti di gas naturale condiviso tra Qatar e Iran – verso la Turchia, con l’obiettivo di rifornire sia il mercato turco che quello europeo collegandosi al gasdotto Nabucco. Sostenuto all’epoca dalle multinazionali ExxonMobil e Total, la rotta principale avrebbe attraversato Arabia Saudita, Giordania, Siria e infine la Turchia, con un possibile proseguimento verso la Bulgaria e l’Europa. Un’alternativa prevedeva un percorso attraverso Arabia Saudita, Kuwait e Iraq. Il progetto è stato cancellato dopo il rifiuto del regime di Bashar al-Assad di permettere il passaggio del gasdotto sul territorio siriano, per proteggere gli interessi del suo alleato russo, principale fornitore di gas all’Europa, e anche di quello iraniano. Tuttavia, dopo il recente cambiamento politico in Siria, la realizzazione del progetto potrebbe tornare in agenda in futuro. Il secondo, il Gasdotto Iran-Iraq-Siria (proposto dall’Iran), chiamato anche Islamic Gas Pipeline, avrebbe collegato i giacimenti di gas iraniani del South Pars (anch’essi condivisi con il Qatar) attraverso Iraq e Siria, terminando nei porti siriani sul Mediterraneo. Da lì, il gas sarebbe stato trasportato in Europa via nave o tramite connessioni con la rete turca. Questi due progetti riflettevano una competizione geopolitica tra Qatar e Iran per il controllo delle rotte energetiche verso l’Europa, con la Siria al centro del conflitto. Il rifiuto di Assad di sostenere il gasdotto Qatar-Turchia ha contribuito a spingere il Qatar a sostenere gruppi di opposizione in Siria, alimentando così la guerra civile. Ora, con il cambiamento politico a Damasco, il progetto potrebbe tornare in agenda in futuro. 

Implicazioni geopolitiche degli accordi e progetti energetici in Siria

L’accordo per la fornitura di gas naturale dalla Qatar Fund for Development (QFFD) alla Siria tramite la Giordania rappresenta un’iniziativa strategica per la ricostruzione energetica del Paese siriano, devastato da anni di conflitto. La collaborazione tra Qatar e Giordania si configura non solo come un intervento per migliorare l’approvvigionamento elettrico del Paese siriano – con una produzione iniziale di 400 megawatt al giorno – ma anche come un esempio di cooperazione regionale orientata alla stabilità e allo sviluppo regionale. 

Parallelamente, anche la Turchia sta rafforzando la propria influenza energetica sulla Siria attraverso il ripristino del gasdotto Kilis-Aleppo, che consentirà la fornitura di gas naturale per produrre elettricità nelle regioni settentrionali della Siria. È in corso anche lo studio di un collegamento aggiuntivo tra la Turchia e la provincia di Idlib, a dimostrazione della crescente interconnessione energetica tra i Paesi della regione. 

L’insieme degli accordi e progetti appena descritti coincidono con le rotte che attraversano il gasdotto Qatar-Turchia, rifiutato all’epoca di Assad per proteggere gli interessi di Russia e Iran. Casualmente, il Qatar sta valutando la possibilità di riprendere in mano questo progetto. 

Sul piano geopolitico, il possibile rilancio del progetto del Qatar-Turkey Pipeline indica che le attuali iniziative potrebbero preludere a uno scenario più ampio: la Siria potrebbe presentarsi come crocevia energetico verso l’Europa. Tuttavia, questo mutamento potrebbe riaccendere una rinnovata competizione tra i due grandi produttori, Qatar e Iran – che condividono il giacimento South Pars/North Dome – perché il Qatar-Turkey pipeline andrebbe a favore di uno e non dell’altro. Inoltre, in questo ampio piano di ricostruzione del settore energetico della Siria, la Russia è totalmente esclusa e i suoi interessi potrebbero essere minacciati dalla vastità del progetto che andrebbe a supplire le esigenze energetiche europee. L’Unione Europea avrebbe un’alternativa al gas russo, proveniente dal Medio Oriente, seppur una totale sostituzione potrebbe apparire attualmente improbabile. Nonostante il possibile rischio per gli interessi energetici statunitensi, gli Stati Uniti potrebbero investire in tale progetto di ricostruzione energetica della Siria se consideriamo il fatto che Washington abbia dato il benestare per la firma dell’accordo tra Qatar e Giordania sulla fornitura di energia elettrica alle regioni meridionali della Siria. Oltretutto, di recente, il Dipartimento degli Stati Uniti ha emesso una deroga di 180 giorni alle sanzioni imposte alla Siria ai sensi del Caesar Act, mediante il rilascio della licenza generale n. 25 (CL25), per aumentare gli investimenti e il flusso di cassa, necessari per il processo di ricostruzione. Questo faciliterà la fornitura di elettricità, energia, acqua e servizi igienico-sanitari, ha affermato il Dipartimento USA. Rimangono le sanzioni rivolte alle aziende e istituti finanziari del Paese siriano legati all’Iran e alla Russia. Infine, nei recenti accordi tra Stati Uniti e Siria, il presidente Trump ha dato il benestare alle aziende statunitensi di investire nei settori del gas e del petrolio siriano. 

In conclusione, possiamo asserire che certamente il progetto del gasdotto Qatar-Turchia rimane ancora un miraggio in termini di realizzazione, ma l’insieme degli accordi e dei progetti in corso riflette un tentativo congiunto di utilizzare l’energia come strumento di ricostruzione, stabilizzazione e cooperazione, nonché come leva geopolitica in un contesto ancora fragile, ma potenzialmente trasformabile.

Cristina Uccello