PANDEMIA. Smartphone e isolamento ai tempi di COVID-19. L’esperienza della Svizzera italiana

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Sono stati pubblicati i risultati di una interessante ricerca condotta dagli enti della Svizzera italiana sull’utilizzo e l’utilità dello smartphone durante la “quarantena” imposta dal Covid-19. 

«L’isolamento forzato nelle nostre case ha reso necessario l’uso dello Smartphone per innumerevoli attività quotidiane: per il lavoro e lo studio a distanza, per stare in contatto con parenti e amici, per ordinare cibo a domicilio, per tenerci informati, per fare i pagamenti, e in generale per mantenere costante il legame con il mondo esterno», si legge nell’introduzione firmata da Alessandro Trivilini, già nostro ospite per un appuntamento di Effetti Collaterali.

Benedetta Tecnologia! è il nome del sondaggio realizzato per misurare sul campo e in tempo reale l’impatto che lo Smartphone ha avuto nella vita durante tutta la prima fase di isolamento imposta dal COVID-19. «Una situazione delicata che ci ha messo a dura prova, ma anche un’occasione per osservare in diretta un fenomeno mai vissuto prima, che meritava (e necessita di) un monitoraggio in tempo reale. In punta di piedi e nel pieno rispetto delle persone e dei fatti di cronaca, che giorno dopo giorno inondavano i giornali e la rete, abbiamo deciso di fornire ai cittadini una cartina tornasole per la loro situazione emotiva, relazionale e tecnologica, utile per comprendere da vicino l’onda d’urto generata silenziosamente dalla pandemia». 

«Nell’era digitale i dati sono fondamentali per trovare nuove soluzioni efficaci per migliorare la nostra salute e la nostra sicurezza», prosegue Trivilini, «Questa è stata la motivazione principale che ci ha spinto a realizzare il sondaggio, con lo scopo di fotografare una nuova realtà, che oggi, conclusa la prima dura fase di contagi, offre l’opportunità unica di riflettere per migliorare noi stessi e tutto ciò che ci circonda. Per esempio, per la progettazione e lo sviluppo di nuovi strumenti informatici per il lavoro e lo studio a distanza, per nuove modalità di erogazione di corsi didattici, per la salvaguardia della nostra salute e della nostra sicurezza, ma soprattutto per capire quale potrà essere in futuro il ruolo delle nuove tecnologie nella nostra vita». 

Redazione