ARGENTINA. Ecco la mappa globale delle flotte ombra di pescherecci 

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Un’inchiesta internazionale pubblicata dal quotidiano spagnolo El Confidencial, con un ampio reportage interattivo, descrive come l’espansione delle flotte pescherecce asiatiche nelle acque internazionali – principalmente cinesi – abbia trasformato il mercato globale del calamaro congelato, con un impatto diretto sulla flotta europea e conseguenze per la pesca nell’Atlantico meridionale, una delle principali fonti di reddito per le Falkland.

Secondo l’inchiesta, lo sforzo di pesca della flotta cinese nell’Atlantico sud-occidentale è cresciuto dell’85% tra il 2019 e il 2024. A fronte delle circa 25 imbarcazioni da pesca a jigging che, secondo gli armatori galiziani, la Spagna opera nella regione, tra 300 e 500 navi battenti bandiera straniera – per lo più cinesi, sudcoreane e taiwanesi – pescano ai margini della zona economica esclusiva argentina, nella cosiddetta “Mile 201”. Queste flotte pescano in alto mare tra 1,5 e 3 milioni di tonnellate all’anno di Illex argentinus, una delle specie conosciute come pota, un volume che supera agevolmente il massimo di cattura consentito nelle acque territoriali argentine anche in una stagione da record, riporta MercoPress 

Il fenomeno si ripete nel Pacifico sud-orientale, dove la flotta cinese domina la pesca del calamaro volante gigante (Dosidicus gigas). L’inchiesta rileva che in Perù il numero di pescherecci dedicati a questa specie è passato da 31 nel 2023 a oltre mille nel 2026. Il pesce viene solitamente congelato in alto mare, trasportato in Cina per la lavorazione in impianti come quelli della provincia di Shandong e riesportato, già lavorato, in Europa, un circuito che – secondo il rapporto – ha ridotto i costi al punto che la Spagna importa ora più cefalopodi dalla Cina che dall’Argentina.

L’amministratore delegato della Cooperativa degli Armatori di Vigo, Edelmiro Ulloa, ha affermato che la flotta europea è rimasta “senza molte possibilità di competere”. «Ci ​​sono centinaia di imbarcazioni che pescano senza quote, trascorrono diversi anni in alto mare senza mettere piede in porto e non si fanno scrupoli a tenere i propri dipendenti in condizioni deplorevoli», ha affermato, sottolineando come il pesce più economico finisca per mescolarsi con il pescato europeo. L’indagine cita anche uno studio dell’Università di Vigo sul DNA dei cefalopodi consumati in Europa, che ha rilevato la mescolanza di specie e la scarsa tracciabilità riguardo all’origine e ai metodi di pesca, il che può essere fuorviante per i consumatori.

Il lavoro introduce un dato rilevante per l’Atlantico meridionale: la Spagna controlla gran parte del pescato mondiale di calamaro Loligo (Loligo gahi), il cosiddetto calamaro della Patagonia, principalmente attraverso le circa 16 licenze concesse dalle Isole Falkland per la pesca nelle loro acque, con catture che si avvicinano alle 50.000 tonnellate all’anno. Questa risorsa rappresenta una fonte di reddito fondamentale per le Isole. Il settore ha avvertito che, se la pesca eccessiva in alto mare dovesse far crollare i prezzi e impoverire le risorse di Illex, alcune compagnie potrebbero smettere di inviare navi nell’Atlantico meridionale per mancanza di redditività e optare per l’importazione del prodotto già lavorato in Asia. L’Argentina, che rivendica la sovranità sull’arcipelago, contesta il regime di licenze amministrato dalle isole e ha denunciato l’utilizzo di navi con “doppia immatricolazione”.

Lucia Giannini

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