NATO. Stati Uniti verso una politica di Europe Posture Review

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La testata giornalistica online The Blog Defence riporta che il Sottosegretario alla Difesa per la politica militare, Elbridge Colby, ha descritto con una serie di post su X le prime fasi di quella che il Pentagono chiama “Europe Posture Review” (Revisione della Postura in Europa), ovvero la rivalutazione formale della presenza militare americana, delle basi e della strategia nel continente, annunciata per la prima volta il 18 giugno 2026 dal Segretario alla Guerra Pete Hegseth in occasione di una riunione dei ministri della Difesa della NATO. La CNN riporta come, secondo alcune fonti, Hegseth avesse in programma di annunciare, in occasione della riunione della NATO a giugno, tagli ancora più drastici che avrebbero potuto raggiungere la riduzione di un terzo paventata da Trump. Tuttavia, continua la testata americana, il piano sarebbe cambiato in seguito consultazioni con altri alti funzionari dell’amministrazione, che hanno portato Hegseth a presentare una revisione semestrale delle forze statunitensi in Europa.

Il The Blog Defence aggiunge che la revisione prenderà in esame qualsiasi aspetto dell’impegno militare statunitense in Europa, dal numero di truppe ai Paesi alleati che concedono agli Stati Uniti l’accesso alle basi e i diritti di sorvolo necessari in caso di crisi.

La piattaforma The Economy ricorda che durante riunione dei ministri della Difesa della NATO Hegseth aveva dichiarato che Washington si consulterà con il Congresso, che ha legalmente stabilito una soglia minima per il numero di truppe statunitensi in Europa, aggiungendo, inoltre, che il contributo degli Stati Uniti alla NATO dipenderà dal raggiungimento degli obiettivi di spesa per la difesa da parte degli altri alleati.

Secondo la stessa piattaforma, la mossa statunitense eserciterebbe contemporaneamente pressione sugli alleati europei affinché accettino una riduzione della presenza militare americana, assumendosi al contempo una maggior quota delle spese per la difesa, segnalando di fatto che Washington sta ridisegnando il quadro della NATO trasferendo un maggiore onere di autodifesa ai paesi europei.

Radio France Internationale, citando il portale di monitoraggio militare statunitense usmilitary.org, riporta che gli Stati Uniti dispongono di 40 istallazioni militari in Europa con una concentrazione maggiore in Germania, Italia, Regno Unito e Polonia, mantenendo un contingente di circa 76.000 uomini di stanza nei vari paesi europei della NATO. La testata francese, inoltre, sottolinea come il National Defence Authorization Act del 2026 abbia fissato proprio a 76.000 il numero minimo di militari statunitensi in Europa limitando la possibilità per l’amministrazione di operare tagli più consistenti.

La piattaforma The Economy rileva, inoltre, come già nel 2020 la prima amministrazione Trump aveva annunciato piani per ridurre la presenza militare statunitense in Germania, dove è presente il più grande contingente statunitense dislocato in Europa, tagliando e ridispiegando 12.000 dei 36.000 militari americani di stanza nella Repubblica Federale Tedesca, con alcuni che sarebbero stati rimpatriati e altri trasferiti in altri in Paesi europei, tra cui Belgio e Italia. Ciò, continua la stessa piattaforma, avveniva in un clima di tensione crescente tra la Germania e gli Stati Uniti, ma il progetto fu, di fatto, interrotto dall’insediarsi della nuova amministrazione a guida Joe Biden e dallo scoppio della guerra in Ucraina che ha portato ad un aumento della presenza statunitense nel Vecchio Continente.

La piattaforma The Economy ricorda, ancora, come lo scorso maggio la seconda amministrazione Trump abbia annunciato il ritiro di 5000 militari dalla Germania, aumentato la probabilità di una effettiva ristrutturazione delle forze statunitensi in Europa. Un consistente ritiro dalla Germania, sottolinea la piattaforma, avrebbe forti ripercussioni sulle capacità di proiezione statunitensi nei vari scenari, poiché le basi in Germania oltre a dirigere rinforzi e trasferimenti di equipaggiamento verso il fronte dell’Europa orientale, funge anche da hub logistico a supporto delle operazioni in Medio Oriente e Africa.

Questi mutamenti nel contesto geopolitico, come nota la piattaforma The Economy, avrebbero spinto la Repubblica Federale Tedesca a muoversi rapidamente per rafforzare le proprie capacità di difesa, come l’istituzione dopo lo scoppio della guerra in Ucraina di un fondo speciale per la difesa del valore di circa 115 miliardi, l’allentamento delle regole fiscali per espandere il proprio bilancio della difesa, l’approvazione nell’aprile 2026 delle linee guida di bilancio che prevedono un aumento del 28% della spesa per la difesa per il prossimo anno, portandola a circa 121,4 miliardi di dollari, rendendo la Germania il primo Paese europeo a superare i 100 miliardi di dollari di spesa per la difesa. Il motivo dietro questo riposizionamento statunitense, secondo la piattaforma The Economy, oltre alla necessità degli Stati Uniti di impegnare maggiori capacità nell’Indo-Pacifico per contrastare la Cina (mentendo la capacità di operare risposte militari su larga scala in Medio Oriente), e al fatto che le riserve statunitensi di personale, munizioni e sistemi di difesa aerea non sono sufficienti a sostenere livelli di forza comparabili in più teatri operativi, starebbe nella convinzione americana che i membri europei della NATO abbiano un potenziale sufficiente a dissuadere la Russia, gravemente impoverita in termini di capacità militari dal conflitto in Ucraina. La piattaforma riporta, infine, che dal punto di vista di Washington, basterebbe che l’Europa converta la propria capacità economica in termini di truppe, munizioni, reti di difesa aerea e sistemi d’attacco a lungo raggio, per assumere la guida della difesa convenzionale del continente.

In questo contesto, secondo il Sottosegretario alla Guerra per la politica militare Colby, come riportato dal The Blog Defence, l’iniziativa Europe Posture Review avrebbe l’obiettivo di accelerare il processo definito NATO 3.0. Quest’espressione, come spiega la testata online, è diventata la sintesi della visione più ampia della visone dell’amministrazione Trump riguardo la ristrutturazione dell’Alleanza Nordatlantica con un maggior onere nella difesa per i Paesi europei.

Il tema di una NATO 3.0 è entrato anche nel discorso europeo come dimostrano le parole del Commissario europeo per la difesa e lo spazio, l’ex presidente lituano Andrius Kubilius, quando, durante l’evento annuale organizzato dalla Delegazione dell’Unione Europea a Washington, l’EU Defense Night, ha dichiarato che il vertice NATO di Ankara dello scorso luglio ha chiarito come la Russia rappresenti la più grande minaccia per l’Europa e per l’Alleanza Nordatlantica, e che per dissuaderla sia necessario che l’Europa aumenti i suoi sforzi, diventando un solido pilastro di quella che sarà la NATO 3.0.

Il commissario Kubilius ha anche spiegato le iniziative prese dall’Unione Europea nell’ambito del settore difesa, come l’allentamento le regole di bilancio dell’UE per consentire agli Stati membri di spendere di più per la difesa, l’incoraggiamento della cooperazione, della produzione congiunta e degli appalti congiunti grazie a nuovi strumenti e finanziamenti dell’UE, la promozione della creazione di un mercato europeo della difesa integrato, oltre ad aver già ridotto drasticamente la burocrazia per l’industria della difesa in tutta l’Unione europea. Specificando che già ora Paesi baltici e la Polonia spendono ora più del 5% del loro PIL per la difesa, ha dichiarato che entro il 2035, nei prossimi 10 anni, gli Stati membri spenderanno 7 trilioni di euro. Kubilius ha anche specificato che l’incremento della produzione di difesa dipende dalla collaborazione tra l’industria della difesa europea e quella americana. 

Concludendo, il Commissario europeo per la difesa e lo spazio ha affermato che è una responsabilità di questa generazione affrontare la nuova minaccia, per scongiurare un aggressione da parte della Russia e prevenire una nuova guerra. 

In merito alle prime fasi della Europe Posture Review, come riportato dal The Blog Defence, in carrellata di post su X, il sottosegretario Colby, ha riassunto una serie di incontri di alto livello con funzionari europei tenutisi nel mese di luglio: il 23 con il Capo di Stato Maggiore della Difesa tedesco, Carsten Breuer, e il Direttore Politico, Dominik Mutter, per un briefing sulla nuova strategia e sul nuovo programma militare tedesco; il 24 con l’ambasciatore britannico Christian Turner, in un colloquio incentrato su diverse tematiche di difesa, tra cui gli sforzi per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, oltre a sottolineare che ulteriori aumenti nella spesa della difesa da parte del Regno Unito sono fondamentali per la sicurezza collettiva; il 27, in un incontro con la Vice Segretaria Generale del Ministero degli Affari Esteri e Direttrice Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale, Cecilia Piccioni, ha affrontato il futuro della NATO 3.0, comprese problematiche si sicurezza regionale, ribadendo il sostegno americano agli sforzi italiani in materia di difesa, anche in direzione sud, per costruire un’Alleanza più equilibrata; il 29, in un incontro al Pentagono con il Consigliere per la Sicurezza Nazionale rumeno Marius Lazurca, con cui ha concordato sul fatto che sia giunto il momento per gli alleati di trasformare la spesa per la difesa in una reale capacità di combattimento nel contesto della NATO 3.0, ha lodato l’approccio rumeno in materia di trasferimento degli oneri di difesa.

A conclusione dei suoi incontri, come riporta ancora il The Blog Defence, Colby, il 31 luglio ha avuto colloqui telefonici con il Capo di Gabinetto del Segretario Generale della NATO, Geoffrey van Leeuwene, e il Rappresentante Permanente NATO, Matthew Whitaker, in cui ha affrontato il tema del coordinamento diretto della revisione con la leadership dell’Alleanza guidata dal Segretario Generale della NATO Mark Rutte, un’attività da svolgersi in parallelo con il coordinamento del Generale Alexus Grynkewich, Comandante Supremo delle Forze Alleate in Europa, responsabile della supervisione di gran parte del contributo militare alla revisione.

Il The Blog Defence riporta, infine, che il generale Grynkewich aveva in precedenza indicato il 2027 come un potenziale anno critico per lo scoppio di conflitti simultanei che coinvolgano Russia e Cina, sottolineando come questo abbia un peso nelle valutazioni del Pentagono in merito al dispiegamento delle proprie forze in Europa rispetto agli altri scenari globali concorrenti.

G.C.L.

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