#ISRAELIRANWAR. Katz: I combattimenti USA – Iran riprenderanno. Nel fine settimana: Iran avrebbe attaccato 8 basi statunitensi; USA 10 siti iraniani. Pasdaran: respinta invasione USA a Sirri 

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Un fine settimana all’insegna di attacchi, dichiarazioni e smentite da parte di Stati Uniti e Iran. Secondo gli iraniani in ogni caso, smentendo le dichiarazioni di Trump “non ci saranno in programma incontri tecnici con gli Stati Uniti questa settimana”, IRIB

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Baqaei: “Nei prossimi giorni non ci saranno incontri negoziali a nessun livello con la controparte americana, e il fatto che i rappresentanti americani si rechino in Qatar non è correlato al viaggio della delegazione iraniana, che ha lo scopo di seguire l’attuazione del memorandum d’intesa, inclusa la clausola 11”.

Baqaei ha dichiarato: “Per quanto riguarda l’impegno degli Stati Uniti ai sensi della Clausola 10 (vendite di petrolio), gli Stati Uniti hanno rilasciato i permessi necessari e stiamo seguendo da vicino il processo di attuazione”. “Per quanto riguarda la Clausola 11 (sblocco dei beni congelati dell’Iran), anche il processo di attuazione è in corso. In questo contesto, una delegazione di esperti della Repubblica Islamica dell’Iran sarà inviata a Doha questa settimana”. 

In risposta a una domanda sull’avvio dei negoziati per l’accordo finale nell’ambito dei gruppi di lavoro designati Baqaei: “Non siamo ancora entrati nella fase negoziale per l’accordo finale (colloqui sul nucleare); secondo la clausola 13 del Memorandum d’intesa, l’avvio dei negoziati per l’accordo finale è subordinato all’avvio e alla prosecuzione dell’attuazione delle clausole 1, 4, 5, 10 e 11”.

Il ministero per gli Affari Esteri iraniano presenterà una richiesta di risarcimento per i servizi nello Stretto di Hormuz e abbiamo discusso la questione con il Sultanato dell’Oman.

Per quanto concerne gli Stati Uniti molto impegno profuso negli accordi stilati ta Libano e Israele del 26 giugno. Accordi che hanno suscitato un malcontento nelle popolazione libanese vicino a Hezbollah: Vi è “L’Autorizzazione degli Stati Uniti a Israele a violare la prima clausola del Memorandum d’intesa Washington-Teheran”.

Di contro il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato nel suo comunicato: “Questo accordo stabilisce un processo chiaro e definito per il ripristino della sovranità del Libano, il disarmo di Hezbollah e lo smantellamento delle sue infrastrutture, e consente a Israele di rientrare nei suoi confini dopo aver eliminato la minaccia contro i suoi cittadini”. Ricordiamo che nei giorni scorsi Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele aveva dichiarato che “un ritiro completo dal territorio libanese avverrà solo dopo ‘l’eliminazione della minaccia a nord’ e il completo disarmo di Hezbollah”.

Sempre in tema di Libano, Italia e Francia intendono creare una coalizione multinazionale per il mantenimento della pace in sostituzione dell’UNIFIL nel Libano meridionale, il cui mandato scade a dicembre e non verrà rinnovato. L’annuncio è stato dato al vertice di Antibes. Emmanuel Macron è stato il primo a menzionarlo: “Vogliamo lanciare una coalizione dopo l’UNIFIL, ovviamente in coordinamento con l’Unione Europea e le Nazioni Unite, per rafforzare la sovranità del Libano e le sue forze armate e impedire che il suo territorio diventi un punto focale per l’escalation del conflitto regionale”.

Poi Giorgia Meloni ha proseguito: “L’Italia e la Francia possono sicuramente fare la differenza. A nostro avviso, è necessario garantire una presenza internazionale che elimini il pericolosissimo vuoto di sicurezza”. È stato anche menzionato il ruolo dell’Arabia Saudita nel rafforzamento della sovranità libanese, ma non sono stati forniti ulteriori dettagli e si attendono maggiori informazioni. Si ricorda che né Israele né gli Stati Uniti sono favorevoli alla permanenza di UNIFIL sul territorio libanese. 

Il Ministro della Difesa israeliano Israel Katz sull’accordo tra il Israele e il governo libanese: “L’accordo è un evento storico e un importante successo diplomatico e di sicurezza per Israele. Israele non si ritirerà dal Libano e manterrà la zona di sicurezza, inclusa Beaufort. Israele non ridispiegherà le proprie truppe in Libano e non si ritirerà finché Hezbollah non sarà disarmato in tutto il Libano e non sarà garantita la sicurezza dei residenti del nord”.

Netanyahu sull’accordo con il governo libanese: “Israele rimane nella zona di sicurezza gialla che ci protegge. E questo è un risultato enorme. Enorme! […] Ringrazio il Presidente Trump e il Segretario di Stato Rubio per il loro impegno e il loro contributo”.

Il Ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Ben-Gvir: “L’accordo con il Libano è un grave errore: ho già contattato il Primo Ministro chiedendo di sottoporre la questione al voto del Consiglio dei Ministri e mi batto contro l’accordo da settimane”. […] “Solo i soldati delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) distruggeranno Hezbollah, nessun’altra entità lo farà per noi!”.

Il Ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich sull’accordo tra Israele e Libano: “Abbiamo ottenuto la legittimità per rimanere nel Libano meridionale”.

Infine, il Ministro della Difesa israeliano Katz in merito al memorandum tra USA e Iran: “I combattimenti con l’Iran riprenderanno o perché il Presidente Trump deciderà che i negoziati sono esauriti, o perché l’Iran attaccherà Israele. Se l’Iran attacca, sarà la sua terza guerra”.

In Libano la reazione all’accordo è stata molto diversa nella società civile. Il segretario generale di Hezbollah, Naim Qassem in merito all’accordo Tel Aviv-Beirut: “L’accordo quadro tra Israele e Libano non è valido. Dovrebbe essere sostituito e al suo posto dovrebbe essere attuato il memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran”. I sostenitori di Hezbollah il 27 giugno hanno nuovamente bloccando le strade di Beirut per protestare contro l’accordo con Israele.

Il Presidente del Consiglio della Shura iraniano, Mohammad Baqer Qalibaf, al Presidente del Parlamento libanese, Nabih Berri: “Porre fine alla guerra in Libano e garantire la sovranità e l’integrità territoriale di questo Paese sono una parte importante della prima clausola del Memorandum d’intesa di Islamabad”. L’accordo tra il Libano e l’entità sionista è una cospirazione e una provocazione”.

Il comandante CENTCOM Brad Cooper ha incontrato il comandante dell’esercito libanese, Rodolphe Haika in Libano per discutere l’attuazione dell’allegato sulla sicurezza dell’accordo tra Libano, Stati Uniti e Israele. Cooper ha incontrato anche il presidente libanese.

Un rappresentante del Ministero degli Affari Esteri del Qatar ha annunciato la creazione di un canale di comunicazione per prevenire un’escalation nello Stretto di Hormuz.

L’Oman ha informato le parti europee che è impossibile tornare alla situazione preesistente alla guerra nello Stretto di Hormuz e che alle navi che attraversano lo Stretto potrebbe essere richiesto il pagamento di determinate tariffe.

Dall’Iran il procuratore iraniano ha formalmente incriminato un agente occidentale e il figlio dell’ultimo Scià, Reza Pahlavi, per incitamento alla rivolta nel paese. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano risponde alla smentita del Primo Ministro italiano sul ruolo dell’Italia nella guerra contro l’Iran. “Fornire supporto tecnico e logistico agli aggressori non è altro che un contributo chiaro e diretto alla commissione di una guerra di scelta illegale”.

Ed ora uno sguardo agli scenari militari aperti in Medio Oriente e Asia occidentale aggiornato alle ore 15:30 del 30 giugno. Il 26 giugno, l’esercito statunitense ha condotto attacchi nello Stretto di Hormuz, fonte CENTCOM. Si è trattato di “una risposta decisa all’attacco di ieri contro una nave mercantile in transito nello Stretto di Hormuz”, ha osservato il Comando. Aerei americani hanno attaccato depositi iraniani di missili e droni, nonché stazioni radar costiere. Nuovi Raid anche il 27 giugno. “Ulteriori attacchi contro diversi obiettivi in ​​Iran su ordine del Comandante in Capo, il Presidente Donald Trump”.

Il 28 giugnoregistrata l’esplosione di un’autobomba a Holon, Tel Aviv e dopo breve una seconda esplosione. Almeno cinque morti segnalati. Il Ministro della Difesa israeliano Katz: “Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno ricevuto l’ordine di prepararsi per l’Operazione Blu e Bianco in Iran”.

Il 27 giugno, Israele ha bombardato una tenda all’incrocio di Dubait a Gaza City; 22 palestinesi feriti. Il 29 giugno Israele ha attaccato le tende degli sfollati palestinesi nell’area di Al-Mawasi, nel sud della Striscia di Gaza, causando due morti e 20 feriti. Le IDF hanno colpito le tende degli sfollati a Khan Yunis.

Smotrich, ha chiesto “un milione di coloni ebrei per occupare la Cisgiordania”. Il 27 giugno gli abitanti di Beit Arieh, in Samaria, sono stati bloccati nelle loro case per cinque ore a causa di una sospetta infiltrazione terroristica: le forze di sicurezza israeliane hanno rastrellato le case. 

Scoppiati scontri tra coloni israeliani, IDF e i residenti palestinesi dopo che i coloni hanno occupato un’abitazione palestinese nella città di Qabalan, nella Cisgiordania.

Il 26 giugno i libanesi hanno schierato l’esercito contro i manifestanti. I soldati hanno sparato gas lacrimogeni contro la folla sulla strada per l’aeroporto di Beirut. I manifestanti protestavano contro l’accordo Libano-Israele. Hezbollah nega “categoricamente le affermazioni pubblicate da fonti ufficiali affiliate all’esercito israeliano riguardo al suo controllo della collina di Ali Taher, alla periferia orientale della città di Nabatiyeh, e conferma che la collina è libera da qualsiasi presenza di forze IDF”.

Il 27 giugno, Nabatieh Al-Fawqa, nel Libano meridionale, è stata colpita da bombardamenti aerei israeliani. Il 28 giugno Hezbollah ha ucciso il Capitano David Hazutt, comandante di plotone del 12° Battaglione della Brigata Golani. È il primo militare israeliano a essere ucciso nel Libano meridionale da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco. Diversi scontri registrati nella zona, con soldati israeliani feriti. Le IDF hanno scoperto un tunnel sotterraneo nella zona di Majdal, conteneva centinaia di armi e quattro silos carichi di materiale bellico. 

Il 28 giugno sono iniziati gli scontri tra le forze tribali locali e l’esercito israeliano nella regione siriana di Daraa. Gli abitanti del villaggio di Abdeen, a Daraa, hanno bloccando le strade per impedire alle forze israeliane di entrare nel villaggio e Israele ha bombardato Abdeen.

Il 29 giugno secondo il Channel 14: “Un uomo armato ha aperto il fuoco contro le forze IDF nel Golan meridionale, in Siria, e si è poi allontanato dal luogo”. L’esercito siriano sta interrompendo la fornitura di acqua ed elettricità al villaggio sciita di Al-Mazra’a nella campagna di Homs. Fonti del villaggio hanno confermato che agli abitanti sono state date 72 ore di tempo per evacuare il villaggio in preparazione alla sua demolizione, nell’ambito di un cambiamento demografico in atto in Siria.

Il 27 giugno Reuters ha riportato un attacco con droni contro il quartier generale dei curdi iraniani a Erbil.

Il 28 giugno missili e droni iraniani colpiscono il Kuwait dopo gli attacchi statunitensi contro l’Iran. Le immagini satellitari a bassa risoluzione dell’area della base aerea di Ahmad al-Jaber nel governatorato di Al-Ahmadi in Kuwait indicano che almeno una posizione nella sezione settentrionale della base, dove si trova la sua stazione radar, è stata presa di mira, un hangar è stato colpito all’interno di quella zona settentrionale.

Il 27 giugno il Bahrein accusa: “Dopo l’attacco americano in Iran di ieri sera, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha lanciato droni verso il Bahrein”. Almeno tre le ondate di attacchi contro strutture americane in Bahrein. 

Tensione in Yemen: Ie tribù fedeli all’Arabia Saudita si mobilitano pochi giorni dopo l’appello di AnsarAllah all’azione contro la rinnovata aggressione saudita.

Il 26 giugno attacchi americani hanno colpito il molo di Taheroui a Sirik. Nelle ore precedenti gli iraniani avevano sparato colpi di avvertimento dalla contea di Sirik contro le imbarcazioni che violavano le norme nello Stretto di Hormuz. Due missili di avvertimento sono stati lanciati dalla zona di Karpan verso lo Stretto di Hormuz. Il 27 giugno gli USA prendono di mira anche l’isola di Qeshm.

Il 27 giugno l’Iran colpisce una petroliera che aveva disattivato il suo sistema di identificazione automatica (AIS) mentre attraversava lo Stretto di Hormuz. Questa petroliera in passato ha trasportato principalmente petrolio in Giappone.

Il 29 giugno secondo MarineTraffic le navi mercantili viaggiavano nello stretto di Hormuz utilizzando il sistema di separazione del traffico iraniano. L’utilizzo della rotta supportata dagli Stati Uniti attraverso le acque omanite continua, ma rimane intermittente e non è la rotta preferita per la maggior parte del traffico.

Il 26 giugno, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane afferma che le sue forze hanno sventato un attacco americano all’isola di Sirri e sono riuscite a respingere le truppe in avanzata, preservando la sovranità dell’Iran. Nella loro dichiarazione si legge: “Affermano che l’attacco americano è fallito e che le forze americane si sono ritirate. L’Iran avverte che l’attacco “non resterà impunito”. Dichiarano che la risposta sarà rapida, decisa e risoluta, in un momento e in un luogo scelti dall’Iran”.

Il 28 giugno l’Iran ha dichiarato di aver attacco 8 basi statunitensi i, tra cui la base aerea di Ali Al-Salem in Kuwait e il quartier generale della 5ª Flotta della Marina statunitense in Bahrein. Sempre il 28 il Pentagono ha poi riferito che i jet hanno colpito 10 siti intorno allo Stretto di Hormuz, in Iran.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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