
In Libano si rischia una nuova escalation. Il Libano ha trasmesso un messaggio a Israele: “Si tenterà di eliminare le armi di Hezbollah dal sud del Libano entro la fine del 2025”. Israele ha risposto dichiarando che, se questo fallisce, nel 2026 effettueremo quella che viene definita una “decapitazione diffusa”.
Il quotidiano israeliano Maariv ha sottolineato che la ripresa di una nuova tornata di scontri con Hezbollah è imminente e che è solo questione di tempo. Allo stesso tempo, Channel 13 ha affermato che le autorità di sicurezza hanno raccomandato ai funzionari israeliani una “guerra di diversi giorni in Libano”.
L’insistenza di una fonte militare sul fatto che “l’inizio di una nuova tornata di combattimenti è solo questione di tempo” indica che Tel Aviv è effettivamente entrata nella fase delle operazioni offensive. Questa valutazione dimostra che Israele non solo prende sul serio la prospettiva di una guerra, ma la considera quasi inevitabile.
Il servizio di Channel 13 secondo cui le autorità di sicurezza israeliane hanno “raccomandato una guerra breve in Libano” riflette lo sforzo di Tel Aviv di progettare un’operazione limitata, rapida e mirata contro Hezbollah. Ricordiamo che Israele ha cinque postazioni al di sotto della Linea Blu che non intende lasciare in punti strategici da dove coordina già le azioni di monitoraggio e poi attacchi in Libano.
L’Alma Research and Education Center ha postato il 19 novembre una nota sul suo account X dove accusa l’UNIFIL di avere due pesi e due misure nella questione Hezbollah – Israele nella nota si legge: “L’11 novembre, il comandante dell’UNIFIL in Libano, il Generale di Divisione Diodato Abagnara, ha effettuato una visita al villaggio di Blida, lungo la linea di contatto, a circa un chilometro dal confine israeliano. Nel suo incontro con il sindaco, Hassan Hajazi, sono state presentate denunce riguardanti attacchi israeliani e ulteriori presunti danni a strutture civili e residenti del villaggio. Il comandante dell’UNIFIL ha espresso solidarietà e ha sottolineato che l’UNIFIL sta monitorando attentamente l’incidente e raccogliendo informazioni da trasmettere alle autorità ONU. È importante ricordare ciò che le IDF hanno scoperto all’interno delle cosiddette “strutture civili” di Blida durante le manovre di terra dell’ottobre 2024”.
E continua: “Il video allegato mostra una piccola parte delle armi e dell’equipaggiamento militare nascosti da Hezbollah all’interno di “abitazioni civili” a Blida, che avrebbero dovuto essere utilizzate da Hezbollah durante la pianificata invasione della Galilea. L’UNIFIL “eccelle” certamente nel monitoraggio e nella trasmissione di informazioni: il problema è che questa “eccellenza” è rivolta alle attività delle IDF e ostacola persino le IDF nello svolgimento della loro missione di protezione dei civili israeliani. Purtroppo, la motivazione dell’UNIFIL nell’adempiere al suo mandato ai sensi della Risoluzione 1701 è stata tutt’altro che esemplare, per usare un eufemismo, dal 2006. Se l’UNIFIL stesse adempiendo alla sua missione, le IDF non dovrebbero farlo al suo posto (e al posto dell’esercito libanese), e il comandante dell’UNIFIL non avrebbe bisogno di visitare Blida ed esprimere “solidarietà”. Proprio ieri (18 novembre), un agente di Hezbollah a Blida che stava raccogliendo informazioni sulle attività delle IDF nella zona è stato eliminato. Non ci resta che adottare lo slogan: “Yoni–Fil–Men–Hon!” (Un gioco di parole in arabo che significa “UNIFIL – Vai via!”)”.
Israele continua a dire che i suoi attacchi preventivi contro gli uomini di Hezbollah servono per la sicurezza di Israele e nel frattempo perso stesso motivo sono sparite colline, villaggi, centri residenziali. Nelle rimostranze di Israele tramite Alma rilegge: “Hezbollah continua a rafforzare le sue forze a sud del fiume Litani, in palese violazione dell’intesa tra Libano e Israele, stipulata quasi un anno fa. Questi quattro edifici utilizzati da Hezbollah sono solo alcuni tra le decine di altri nel villaggio di Beit Lif, dove vengono costruite minacce a Israele (…) Hezbollah [ha] scelto specificamente questo edificio per immagazzinare armi, data la sua vicinanza alle strutture civili circostanti, in ogni direzione. Questo è un chiaro esempio della tattica dello scudo umano di Hezbollah”.
Anche Israele continua a edificare strutture non concesse dalle risoluzioni ONU come il confine in cemento al di sotto della Linea Blu, quindi in territorio libanese. Le foto dei magazzini presentate da Israele per altro non mostrano armi e non si vedono mezzi militari si vedono solo edifici ricostruiti.
Infine il Libano ha dichiarato nei giorni scorsi che Israele dal 27 novembre 2024 giorno degli accordi di pace ha ucciso 364 cittadini che secondo le IDF sono tutti appartenenti a Hezbollah ma erano tutti in territorio libanese.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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