Io robot

66

ITALIA – Roma. Tutti conoscono la storia di come i robot abbiano sostituito gli esseri umani in fabbrica. Pochi sono a conoscenza invece, sempre nel campo dell’automazione, della sostituzione dei “lavoratori della conoscenza” con dei software ad hoc.

Uno dei motivi è da ricercare nella vicinanza temporale del fenomeno: questa tendenza ha al massimo trent’anni, ed è diventata evidente, in dati economici solo negli ultimi dieci anni. 

Prendiamo come esempio il dato statunitense, la parte del mondo maggiormente sviluppata nel settore informatico-culturale. 

Sulla base dei dati del Bureau of Labor Statistics, tra il 2000 e il 2010, 1,1 milioni di posti di lavoro con qualifica di “segretario – segretaria” sono stati eliminati, sostituiti da servizi internet che fanno tutto. Nello stesso periodo, il numero di operatori telefonici è sceso del 64%, di agenti di viaggio del 46% e di contabili del 26%. E gli Stati Uniti sono la punta dell’iceberg: l’AP riporta la notizia che: «Due terzi dei 7,6 milioni di posti di lavoro della classe media, scomparsi in Europa, sono vittime della tecnologia: È la stima di Maarten Goos, economista dell’Università di Liegi in Belgio».

L’economista Andrew McAfee, co-autore assieme a Erik Brynjolfsson di Race against the machine, ha definito questi “esodati” «lavoratori cognitivi di routine». La tecnologia, dice McAfee, è ora abbastanza intelligente da automatizzare la loro attività ripetitiva.

Come l’agricoltura e il lavoro in fabbrica, le “fatiche della mente” sono stati colonizzate da dispositivi e sistemi automatizzati. Nei primi anni del 1800, nove su dieci americani lavoravano in agricoltura, ora solo il 2% scarso. Al suo culmine, circa un terzo della popolazione degli Stati Uniti è stata impiegata nel settore manifatturiero, ora è meno del 10%. Un simile processo sta avvenendo per le attività culturali nei Paesi industrializzati.

Sempre sul tema della sostituzione delle persone con programmi elettronici, Marc Andreessen, pioniere dello sviluppo culturale nello web, in un editoriale comparso sul Wall Street Journal, afferma che «Sempre più grandi aziende e industrie operano su software e consegnano i propri beni come servizi on-line in settori disparati dall’agricoltura alla difesa nazionale».

Altro indizio su quello che è successo negli ultimi dieci anni è la valutazione del Roi, ossia il “Ritorno del capitale investito”. Col Roi si misurano i ritorni di guadagno per le imprese, che vengono misurati  su quanti soldi si spendono per beni come i robot, le fabbriche, software qualsiasi altra cosa a parte il personale, la gente.

Ecco ancora un terzo indizio su quello che sta succedendo. Studi recenti mostrano che l’investimento tecnologico e le modifiche organizzative che procedono di pari passo, stanno producendo vantaggi per le imprese, in particolare per le multinazionali.

Dopo la “fase d’installazione”, Internet ha moltiplicato il potere che ha di per sé. Se i computer sono divenuti la fabbrica per i lavoratori cognitivi di routine, quando il software e Internet rendono alcuni lavoratori più produttivi, gli altri non sono più necessari. È il concetto del “winner take all” a esacerbare le disuguaglianze.

Secondo Brynjolfsson, «La tecnologia negli ultimi 30 anni ha avuto la tendenza a favorire i lavoratori più qualificati e istruiti rispetto dei lavoratori meno istruiti. Per i lavoratori qualificati, si rende il lavoro più prezioso. Per i lavoratori meno qualificati va peggio, sono meno necessari, specialmente quelli che fanno attività di routine, ripetitive».

A differenza di altre rivoluzioni tecnologiche, i computer sono ovunque. L’ubiquità degli smartphone nei Paesi ricchi è solo la punta di un iceberg di silicio. «La diffusione dei computer e di Internet dividerà i posti di lavoro in due categorie» secondo Andreessen. «Le persone che dicono computer cosa fare, e le persone che si sentono dire dai computer che cosa fare» 

Dal vecchio mercato di Rugley, in Inghilterra, Amazon dirige le azioni di centinaia di “associati” maneggiando computer palmari. Questi computer dicono ai lavoratori, non solo da quale scaffale ritirare le merci da spedire, ma anche il percorso ottimale in base al quale arrivarci. Le prestazioni di ogni persona vengono monitorate, per avere dati di feedback costanti sul rendimento e sulla velocità di esecuzione. I loro boss possono anche inviare messaggi di testo tramite portatili, invitandoli ad accelerare. «Sei un po ‘come un robot, ma in forma umana» un dirigente di Amazon ha confessato al Financial Times. «È automazione umana, se si vuole».

Eppure, nonostante questo già elevato livello di automazione, Amazon sta già progettando su come eliminare gli esseri umani dai suoi magazzini. 

Dal 2000 al 2007, negli anni precedenti la grande recessione, il Pil e della produttività negli Stati Uniti sono cresciuti rapidamente, ma la creazione di posti di lavoro non ha tenuto il passo. Brynjolfsson pensa di sapere il perché: sempre più persone stanno facendo un lavoro aiutato da un software. E durante la grande recessione, la crescita dell’occupazione non ha registrato incrementi. Questa la situazione statunitense, in Europa, latu sensu, siamo solo agli inizi. 

Le profezie di Asimov lanciate nei suoi romanzi si stanno avvicinando a grandi passi.