GIAPPONE: Libro Bianco per la difesa, cartina tornasole della crisi dei rapporti con Corea del Nord, Russia e Cina

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Il 4 agosto è stato presentato in Giappone il primo Libro Bianco per la difesa della presidenza di Sanae Takaichi. Come riportato dalla coreana SBS (Seul Broadcasting System) il documento rivela un forte senso di crisi e di vigilanza nei confronti del crescente allineamento tra Corea del Nord, Cina e Russia.

La testata coreana rileva che nel mutato contesto geopolitico dell’Asia orientale, il Giappone, nel nuovo Libro Bianco, evidenzia la crescente cooperazione militare tra Corea del Nord, Cina e Russia, paventando che il deterioramento della situazione nell’area potrebbe portare al verificarsi una situazione grave, simile all’invasione dell’Ucraina.

Va ricordato che, come rileva News On Japan, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha mantenuto una postura di difesa costituzionalmente limitata e ha spesso sottolineato che non sarebbe diventato una potenza militare in grado di minacciare altri Paesi. Del resto la costituzione approvata dal Comandante Supremo delle Forze Alleate prevede che il Giappone non mantenga una forza militare, ciononostante, l’evolversi degli eventi portò all’allentamento dei dettami costituzionali e alla formazione, nel 1954 delle Jieitai, le Forze di autodifesa, che sono, di fatto, una forza armata seppur con limitazioni di impiego.

La stessa testata, evidenzia come, sebbene il nuovo Libro Bianco continui a mantenere una narrativa che presenta la politica giapponese come difensiva, il linguaggio utilizzato in relazione alla crescita industriale e alla tecnologia della difesa ha intensificato il dibattito sull’opportunità che il governo stia normalizzando un ruolo militare più ampio. 

In merito a ciò, News On Japan sottolinea come il Libro Bianco sostenga che gli investimenti nella difesa possano apportare benefici all’economia in generale e alla vita dei cittadini, segnando un notevole cambiamento nel modo in cui il governo giustifica la più grande espansione militare del Giappone degli ultimi decenni, collocando gli appalti per la difesa, lo sviluppo di armamenti, i droni, i sistemi missilistici, le startup e le tecnologie a duplice uso all’interno di una più ampia strategia di rinnovamento industriale.

Secondo l’agenzia di stampa Reuters il messaggio veicolato dal Libro Bianco secondo cui gli investimenti nella difesa apporterebbero benefici all’economia in generale e alla vita delle persone, sarebbe rafforzato dalla copertina del documento, in stile anime, raffigurante una famiglia sorridente in uno scintillante paesaggio urbano, anziché le truppe, le armi e le insegne militari presenti in molte edizioni precedenti. 

Ancora News on Japan evidenzia che il nuovo documento va oltre l’approccio tradizionale dei governi giapponesi, che giustificavano le spese per la difesa principalmente attraverso la deterrenza e il contesto di sicurezza del Paese, suggerendo che la produzione di armi e le tecnologie legate alla difesa possono sostenere la crescita, rafforzare le catene di approvvigionamento e creare benefici che vanno oltre le Forze di Autodifesa.

Ciò suggerisce la stessa testata, il documento si inserisce nella più ampia strategia di governo di Takaichi, il cui gabinetto ha cercato di collegare la sicurezza nazionale, la sicurezza economica e la politica industriale attraverso ingenti investimenti in settori quali l’intelligenza artificiale, i semiconduttori, la cantieristica navale, lo spazio, l’energia e la tecnologia quantistica. 

Come detto il nuovo Libro Bianco individua la crescente cooperazione militare tra Corea del Nord, Cina e Russia come una minaccia per la sicurezza regionale. In particolare, come rilevato dalla testata SBS, il documento descrive la Corea del Nord come una minaccia più grave ed imminente che mai alla sicurezza del Giappone, paventando che le capacità nordcoreane potrebbero essere nel breve- lungo termine attraverso la cooperazione militare con la Russia, come ad esempio il dispiegamento di truppe in Ucraina.

Per quanto riguarda la Cina, il The Japan Times, riporta, come con un linguaggio simile a quello del documento dello scorso anno, il Libro Bianco del 2026 presenti la Repubblica Popolare Cinese come una sfida strategica senza precedenti, aggiungendo che Pechino, di pari passo con la crescita della propria potenza militare, sta estendendo le sue attività in tutta l’area circostante il Giappone, compresa la zona occidentale del Pacifico, vicino alle isole Izu e Ogasawara. La stesa testata riferisce come tutti gli incidenti che hanno coinvolto forze cinesi come l’agganciamento per due volte di caccia partititi dalla portaerei Liaoning da parte dei radar delle Jieitai nelle acque internazionali a sud-est della prefettura di Okinawa lo scorso dicembre, sono stati menzionati nel Libro Bianco di quest’anno.

Secondo News on Japan, i sostenitori delle nuova postura nipponica ritengono che il cambiamento operato sia realistico, in quanto il Giappone si trova ad affrontare un contesto di sicurezza più difficile per i motivi sopraindicati, oltre all’attività russa intorno al Giappone e alla crescente importanza della sicurezza dello Stretto di Taiwan, e considerano che una base industriale della difesa più solida è necessaria non solo per scoraggiare le minacce, ma anche per ridurre la dipendenza da fornitori stranieri e garantire che il Giappone possa sostenersi in caso di crisi.

La stessa testata riflette che, riguardo questo nuovo documento, i critici interni si interroghino sull’opportunità di utilizzare la crescita economica come giustificazione per l’espansione militare; in primo luogo in base al messaggio politico che lega lo sviluppo degli armamenti alla prosperità potrebbe portare i partiti di opposizione e i gruppi pacifisti a sostenere che il governo sta modificando l’opinione pubblica nei confronti della spesa per la difesa, collegandola a posti di lavoro, tecnologia e sviluppo regionale; in secondo luogo, sul piano finanziario con il Giappone già sotto forte pressione, cui si aggiunge il piano piano di investimenti pubblico-privati da 370 trilioni di yen fino all’anno fiscale 2040 promosso dalla Takaichi, solleva la questione su come il governo potrà finanziare l’espansione della difesa a questo più ampio programma di finanziando tutte le sue priorità mantenendo al contempo la credibilità fiscale.

Secondo il Global Times, tabloid del Quotidiano del Popolo (Renmin Ribao) organo di stampa ufficiale del Partito Comunista cinese, dietro la copertina sgargiante in stile anime il nuovo Libro Bianco giapponese delinea un’agenda di sicurezza considerevolmente più ambiziosa: missili a lungo raggio, capacità di contrattacco e una più stretta cooperazione tra le forze armate e le aziende tecnologiche private. 

In merito a ciò il tabloid riporta le dichiarazioni del portavoce del Ministero della Difesa cinese, Chen Xi, secondo cui il Libro Bianco sulla Difesa giapponese sarebbe pieno di narrazioni false, esagererebbe una presunta crisi di sicurezza periferica e amplificherebbe la narrativa della minaccia cinese, definendoli dei per il Giappone per allentare i vincoli alla sua espansione militare. 

Il Global Times, ha poi sottolineato come il portavoce abbia ribadito il nuovo slancio del neo militarismo giapponese rappresenta grave sfida all’ordine internazionale postbellico e una vera minaccia alla pace e alla stabilità regionale. Inoltre, Un sondaggio online globale condotto da CGTN (China Global Television Network, di proprietà statale) ha rilevato che l’83,6% degli intervistati ritiene che il nuovo militarismo giapponese stia accelerando l’espansione militare del Paese.

Per quanto riguarda la questione Taiwan, come riporta il tabloid Global Times, Chen ha riaffermato che la questione rappresenta una linea rossa che non deve essere oltrepassata, incidendo sulla sovranità ed integrità territoriale della Cina nonché sulle relazioni sino-giapponesi, esortando la controparte ha ricordare la propria storia ed evitare di interferire in quelle che a Pechino vengono considerate questioni interne alla Cina.

Il tabloid, inoltre rileva come, riguardo agli incidenti e le esercitazioni congiunte sino-russe riportati nel Libro Bianco, la Cina abbia ripetutamente respinto quelli che considera tentativi del Giappone distorcere normali attività di addestramento militare e la cooperazione in materia di difesa, presentandole come minacce alla sicurezza.

Il Global Times si concentra sull’enfasi posta sulle portaerei cinesi e sulla questione di Taiwan che, secondo l’esperto di Affari Militari Song Zhongping, rifletterebbe una narrazione giapponese, che esagera la cosiddetta la militare cinese, trattando al contempo gli affari interni della Cina come un’area di intervento giapponese, mentre dal suo punto di vista modernizzazione militare cinese ha lo scopo di proteggere la sicurezza nazionale del Paese a seguito delle aggressioni del cosiddetto Secolo dell’Umiliazione, tra cui i gravi danni causati dal militarismo giapponese.

La testata sottolinea poi come il rapporto sia stato pubblicato in un momento in cui le relazioni tra Cina e Giappone rimangono tese a seguito delle dichiarazioni del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi secondo cui un attacco o un blocco cinese ai danni di Taiwan rappresenterebbe una seria minaccia alla sicurezza del Giappone, evidenziando come, seppure il documento non ne menzioni direttamente l’impatto, ribadisce la preoccupazione di Tokyo per l’intensificarsi delle attività militari cinesi intorno all’isola.

Dal canto suo l’agenzia di stampa cinese Xinhua, afferma che il Libro Bianco per la Difesa del Giappone distorce completamente la realtà, mascherando con la retorica della pace e la difesa quello che viene definito come un piano nipponico di espandere le proprie capacità militari e di allontanarsi dalla sua politica di lunga data esclusivamente orientata alla difesa.

L’agenzia di stampa cinese sottolinea, inoltre, che in realtà, a differenza di quanto riportato nel documento, darebbe il Giappone stesso a alimentare le tensioni regionali ad esempio con le dichiarazioni riguardo Taiwan, oppure militarizzando le isole sud-occidentali con il pretesto di rispondere a sfide esterne, o ancora con il dispiegamento a marzo missile guidato superficie-nave Type 25 e l’HGP (Hyper Velocity Gliding Projectile) Type 25 nelle prefetture di Kumamoto e Shizuoka, rispettivamente, segnando il primo dispiegamento nel paese di missili a lungo raggio con capacità di attacco contro basi nemiche ed i test di lancio, in luglio, dei missili Tomahawk di fabbricazione statunitense da un cacciatorpediniere.

Secondo Xinhua, questa serie di piani di sviluppo militare dalle spiccate caratteristiche offensive costituirebbe la prova che il principio di una politica esclusivamente difensiva, sostenuto dal Giappone dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, esiste ormai solo di nome.

Secondo il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, dal canto suo la Corea del Nord, che come riportato la testata coreana Kyunghyang Shinmun, aveva accolto la nomina di Takaichi a primo Ministro definendola una figura rappresentativa del campo conservatore di destra, ha dichiarato in risposta alle crescenti capacità di difesa del Giappone che perseguirà ulteriori opzioni militari non specificate, accusando Tokyo di riaccendere le ambizioni di uno “stato criminale di guerra”.

Il quotidiano di Hong Kong ha riportato le parole di Kim Yo-jong, sorella del leader nordcoreano Kim Jong.un, che ha affermato che Pyongyang son sarà uno spettatore passivo quella che ha definito la rapida trasformazione del Giappone in una potenza militare, sottolineando che il possesso da parte di Tokyo della capacità di effettuare attacchi preventivi rappresenta una grave minaccia per la pace e la sicurezza globali.

Secondo il South China Morning Post, le dichiarazioni di Kim Yo-jong rappresenterebbero un ultimo tentativo di Pyongyang di denunciare il più grande riarmo militare giapponese dalla Seconda Guerra Mondiale, cercando al contempo di giustificare il proprio continuo sviluppo di armi nucleari e missili balistici, sottolineando come dal punto di vista della Corea del Nord la più stretta cooperazione in materia di sicurezza tra Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud, rappresenti una preparazione a un’invasione, caratterizzazione che Washington e alleati non hanno mai respinto.

Per quanto riguarda la Corea del Sud, invece, la testata coreana SBS, riporta che il Libro Bianco, definisce Seul un importante Paese vicino con cui cooperare come partner nell’affrontare le varie sfide della comunità internazionale, come già fatto l’anno scorso, lamentando il fatto che manchi qualsiasi riferimento al GSOMIA (General Security of Military Information Agreement) siglato tra i due paesi, e che le mappe contenute nel documento etichettavano l’isola di Dokdo come “una questione territoriale riguardante Takeshima” raffigurandola all’interno delle acque territoriali e della zona di identificazione della difesa aerea del Giappone, confermando le ripetute rivendicazioni territoriali nipponiche sull’sola.

L’indignazione sudcoreana riguardo le rivendicazioni nipponiche è rilevata anche da The Global Times, cinese, che si è anche soffermato ad analizzare la copertina del Libro Bianco in stile manga, che secondo Liu Jiangyong, professore presso l’Istituto di Studi Internazionali dell’Università Tsinghua, rappresenta una forma di “trucco politico” con cui Tokyo, presentando il documento attraverso un’immagine amichevole e non militare, cercherebbe di attenuare la natura delle sue politiche.

G.C.L.

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