
La Corea del Nord secondo la testata The Koreran Harald, starebbe accelerando la modernizzazione delle sue capacita belliche nei domini di terra, mare, cielo e spazio, che sottolinea come ciò stia destando forti preoccupazioni a Seul riguardo le intenzioni di Pyongyang.
Le recenti immagini satellitari, mostrano la costruzione di nuove strutture militari sulla linea di confine, l’ampliamento di un cantiere navale e la ripresa dei test sui motori a razzo e fanno temere che il leader nordcoreano Kim Jong-un si stia preparando alla guerra.
In merito a questi timori, la testata sudcoreana riporta la riflessione del professore di studi nord coreani all’Università di Corea, Nam Sung-wook, secondo cui ciò che sta avvenendo non rappresenti un improvvisa decisione di Pyongyang di prepararsi ad un prossimo conflitto, quanto un’accelerazione della sua consolidata politica di riarmo, attribuendo questo sviluppo all’aumento dei finanziamenti e all’assistenza tecnologica ottenuti grazie a legami più stretti con Russia e Cina.
Nella sua disamina il The Korean Harald riporta che le immagini satellitari esaminate dalla testata online NK News mostrano la costruzione di alloggi di nuova costruzione nei pressi del cantiere navale di Rajin nella città nord-orientale di Rason, suggerendo i preparativi per un progetto di costruzione più ampio. La testata sudcoreana nota come queste attività facciano seguito alla messa in servizio, lo scorso giugno, del cacciatorpediniere di classe Choe Hyon da 5.000 tonnellate.
Nel corso della cerimonia, come riportato anche dalla CNN e da France 24,il leader Kim Jong-un ha annunciato che la Corea del Nord punta a costruire ogni anno due navi di superficie di classe superiore alla Choe Hyon, tra cui un incrociatore da 10.000 tonnellate. Su questo tonnellaggio in particolare si concentra France 24 che, riportando le dichiarazioni rilasciate all’AFP da Choi Gi-il, professore di studi militari presso l’Università di Sangji, sottolinea come il varo di una nave di 10.000 tonnellate abbia un forte valore simbolico, testimoniando la determinazione di Pyongyang a non rimanere ulteriormente indietro rispetto alla potenza marittima di Seul.
La CNN riporta che il cacciatorpediniere Choe Hyon, che secondo previsioni non confermate sarà dotato di capacità missilistiche antinave e d’attacco terrestre, rappresenta un passo avanti rispetto alla tradizionale configurazione navale nordcoreana, che come sottolineato da Yu Ji-hoon, ricercatore presso il Korea Institute for Defense Analyses, si sta allontanando dalla sua struttura attuale incentrata sulla difesa costiera per estendere la sua minaccia nucleare e missilistica al dominio marittimo. Secondo la testata The Strategist, sebbene la modernizzazione delle capacità navali della Corea del Nord sia ancora agli stadi iniziali, e la sua flotta di superficie e sottomarina rimanga obsoleta, gli sforzi compiuti da Pyongyang in tal senso non vanno sottovalutati poiché ciò di cui il Paese ha bisogno non è una flotta in grado di competere con quella giapponese, sudcoreana o statunitense, ma di una flotta abbastanza pericolosa da complicare i piani alleati, oltre ad ampliare la propria capacità deterrenza nucleare. La stessa testata, inoltre, riporta che la Corea del Nord sta gradualmente costruendo una forza marittima stratificata, in cui cacciatorpediniere armati di missili, sottomarini lanciamissili balistici, missili antinave costieri, mine e sistemi senza equipaggio potrebbero operare come elementi interconnessi di una più ampia strategia coercitiva. Ciò che secondo il The Strategist dovrebbe destare maggiore preoccupazione è l’interazione tra le nuove navi e la crescente capacità sottomarina di Pyongyang, che oltre a mezzi obsoleti può adesso contare anche sul sottomarino tattico a propulsione diesel Hero Kim Kun Ok.
Questa unità è decritta dal professor Terence Roehrig, citando un lavoro di Mizokami del 2021, nel numero 367 del “KIMS Periscope” (2024) come una versione modificata del sottomarino di classe Romeo con dieci tubi di lancio verticali: quattro tubi grandi per SLBM (Submarine-launched ballistic missile) e sei tubi più piccoli per missili da crociera, tutti presumibilmente in grado di trasportare una testata nucleare. Il The Strategist, inoltre, sottolinea come accanto a questi sforzi la Corea del Nord stia continuando a lavorare su missili balistici e da crociera lanciati da sottomarini e abbia mostrato quello che afferma essere un sottomarino a propulsione nucleare in costruzione. La stessa testata sottolinea che sebbene tutte queste iniziative non dovrebbero essere considerate, al momento, in grado di di fornire una capacità operativa affidabile, prese nel loro insieme rivelano un costante sforzo per spostare parte della forza nucleare nordcoreana in mare.
Sia il The Strategist che la CNN, che riporta i pareri dei professori Leif-Eric Easley e Yu, e France 24, che cita la riflessione Lim Eul-chul, esperto di Corea del Nord presso l’Università di Kyungnam, insistono sul fatto che la possibilità di Pyongyang dispiegare in mare parte della sua forza nucleare, ponga in una situazione difficile le forze statunitensi e sudcoreane facendo lievitare i costi della difesa e della deterrenza, ed aumentando l’incertezza. In particolare, secondo il The Strategist la possibilità di Pyongyang di distribuire le proprie capacità nucleari tra lanciatori fissi e mobili terrestri, sottomarini e navi di superficie, ne renderebbe l’utilizzo più flessibile ed imprevedibile per i suoi avversari, rendendo, altresì, meno netta la distinzione tra operazioni convenzionali e nucleari, qualora navi e sottomarini potessero imbarcare entrambi tipi di armi. Inoltre, la stessa testata evidenzia come questi nuovi sviluppi consentirebbero alla Corea del Nord di utilizzare le proprie forze navali per azioni di rappresaglia, dimostrazioni limitate, attacchi a porti e basi navali, dispiegamenti coercitivi o tentativi di separare la Corea del Sud e il Giappone dagli Stati Uniti. Il The Strategist, inoltre, insiste sull’impatto che queste nuove capacità nordcoreane, se utilizzate insieme, potrebbero avere in caso di crisi simultanee come ad esempio un contemporaneo innalzarsi della tensione tra le due Coree e nello stretto di Taiwan, scenario in cui l’intensificarsi dell’attività sottomarina e di superficie di Pyongyang, secondo la stessa testata, potrebbe limitare la capacità di Stati Uniti e Giappone di spostare risorse navali e di sorveglianza altrove.
In conclusione, il The Straregist ritiene che lo scopo della Corea del Nord non sia tanto l’ottenere il dominio del mare quanto più quello di ottenere l’attenzione dei suoi avversari, creando in loro abbastanza incertezza da con poterla ignorare senza temere ripercussioni sulle proprie capacità militari o interessi strategici. Per questi motivi la testata evidenzia come, sebbene il processo di modernizzazione della marina nordcoreana non vada esagerato perché potrebbe essere lento e discontinuo, non va sottovalutato poiché potrebbe dotare Pyongyang di capacità versatile in grado di impegnare le forze alleate nell’Asia nord-orientale e di complicare la strategia marittima nel Pacifico occidentale.
G.C.L.
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