ESTONIA. Tallinn rinuncia ad abbordare le navi ombra russe 

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Il comandante della Marina estone, Ivo Vark, ha dichiarato che l’Estonia non abborderà più navi appartenenti alla “flotta ombra” russa, poiché “il rischio di un’escalation militare è semplicemente troppo elevato”.

Ha poi aggiunto: “La presenza militare russa nel Golfo di Finlandia è diventata molto più evidente” a causa delle nuove pattuglie navali russe permanenti, ma “nell’Oceano Atlantico e nel Mare del Nord la presenza russa è molto limitata”. È quindi più probabile che le navi russe vengano abbordate in queste zone che nel Mar Baltico, riporta Reuters.

Le suddette pattuglie sono il risultato degli sforzi del presidente del Consiglio navale russo, Nikolai Patrushev. Reuters ha anche riferito che “i suoi giornalisti a bordo di una nave della marina estone nel Golfo di Finlandia hanno osservato venerdì una corvetta della marina russa vicino a un folto gruppo di petroliere ferme in attesa di entrare in un vicino porto russo per caricare petrolio”. Anche questo è merito di Patrushev, riporta AT.

È bastata la presenza della Marina russa per far desistere l’Estonia, suggerendo quindi che le missioni di scorta potrebbero indurre altri Paesi a fare marcia indietro in acque più lontane. Affinché ciò accada, tuttavia, la Marina russa dovrebbe scortare gruppi di navi della “flotta ombra”, dato che non dispone di un numero sufficiente di navi per accompagnare ogni singola imbarcazione una alla volta. La maggior parte di queste navi è diretta in Cina e in India, quindi si tratterebbe di missioni molto lunghe, che di fatto circumnavigherebbero l’Eurasia passando per il Canale di Suez.

È in quella zona che gli Stati Uniti e/o i loro alleati potrebbero abbordare più facilmente queste navi, se lo volessero – ma probabilmente solo con l’approvazione dell’Egitto, dato che non ci si aspetta che violino la sovranità del loro alleato organizzando tali missioni nelle sue acque territoriali all’ingresso o all’uscita del canale. In tale scenario, le basi britanniche a Cipro potrebbero essere impiegate a supporto di tali missioni, così come la base statunitense a Gibuti, qualora si decidesse di intercettare queste navi vicino al punto strategico di Bab el Mandeb.

Non ci si aspetta che il Regno Unito abbordi unilateralmente le navi della “flotta ombra” russa scortate dalla marina russa, quindi ciò avverrebbe solo con l’approvazione degli Stati Uniti. Il Regno Unito potrebbe anche cercare la partecipazione americana a una simile missione come garanzia di non essere abbandonato a se stesso in caso di escalation russa. Gli Stati Uniti potrebbero non approvare tale ipotesi, né tantomeno parteciparvi, dato che Putin avrebbe autorizzato la sua marina ad agire contro qualsiasi forza che tenti di abbordare petroliere scortate e Trump non sembra interessato a un’escalation al momento.

L’Ucraina è già sospettata di avere una base di droni in Libia, da cui ha bombardato finora due navi della “flotta ombra”, e potrebbe espandere la sua presenza lì con il supporto dei suoi alleati per sferrare ulteriori attacchi.

In definitiva, sebbene la Marina russa abbia convinto l’Estonia a rinunciare all’abbordaggio di altre navi della sua “flotta ombra” e potrebbe dissuadere anche altri Paesi, qualora iniziassero a scortare gruppi di queste navi, i droni ucraini rappresentano ancora una minaccia. 

Anna Lotti

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