JIHADISMO. Ajnad Beit al Maqdis: nuova emanazione di al Qaeda tra Siria e Iraq?

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Il 10 aprile, l’emergente gruppo jihadista siriano-iracheno Ajnad Beit al-Maqdis (“Soldati di Gerusalemme”), affiliato ad Al-Qaeda, ha pubblicato il suo secondo filmato, della durata di due minuti e ventuno secondi. Il video si apre con un discorso dell’emiro di AQAP, Saad bin Atif al-Awlaki, e ruota attorno a un messaggio centrale di mobilitazione dei mujaheddin in Iraq e Siria, con un’esplicita chiamata al supporto operativo e religioso alla causa palestinese. Il filmato si conclude con l’annuncio dell’avvio di operazioni contro obiettivi americani e israeliani in Siria, presentate come azioni a sostegno della Palestina, accompagnate dalla promessa che tali attacchi continueranno.

Nel dettaglio, il gruppo rivendica diversi attacchi: contro un’unità militare nei pressi della città di al Shaddadi, nella zona di al Hassakah, dove le forze americane sarebbero state colpite da due razzi Katyusha, presentando l’azione come risposta alla “campagna crociata sionista”; contro l’aeroporto militare di Tadmur (Palmira), nella Badiyah siriana, con quattro razzi Grad; e ad al-Qunaytrah, dove le forze israeliane di stanza nell’area sarebbero state bersagliate da un razzo Katyusha. Tuttavia, altri due gruppi hanno rivendicato un attacco analogo contro la stessa base di al Shaddadi affermando di aver agito in sostegno all’Iran tramite lanci di razzi: una è la “Resistenza Islamica in Siria – Awali al-Ba’s”, l’altra è la “Resistenza Popolare Siriana”, elemento che alimenta lo scetticismo sull’effettiva identità e credibilità di Ajnad Beit al-Maqdis.

Il gruppo era emerso pubblicamente già il 22 febbraio, quando aveva diffuso una dichiarazione di fedeltà ad Al-Qaeda, tramite la sua casa mediatica ufficiale Al Shahab, sostenendo di rispondere all’inizio di una presunta “campagna crociata sionista” condotta da Stati Uniti e Israele nella regione. Nella dichiarazione, dai toni tipicamente propagandistici, il gruppo afferma di voler contrastare quella che definisce un’aggressione volta a dominare il mondo islamico, sfruttarne le risorse e umiliarne i popoli, promettendo violente ritorsioni e esortando i “soldati dell’Iraq e del Levante e i figli dell’Ummah” alla mobilitazione per la vittoria o il martirio. Il Comando Generale di al-Qaeda ha effettivamente lanciato di recente un appello alla mobilitazione per il jihad: in un messaggio del gennaio 2026 intitolato “Considerate dunque, o gente di saggezza”, il gruppo AQAP descrive le azioni occidentali come una continuazione delle crociate storiche, reinterpretate oggi come “lotta al terrorismo”. Secondo questa visione, le operazioni militari non sarebbero dirette contro singoli Stati, ma contro l’intera Ummah islamica – e dunque contro l’identità islamica nel suo complesso – con esempi citati come Afghanistan e Gaza e possibili futuri obiettivi tra cui Turchia, Pakistan ed Egitto, e di nuovo Afghanistan. In questa prospettiva, il jihad viene presentato come un obbligo difensivo e preventivo. 

Tale posizione è stata criticata dallo Stato Islamico, rivale di Al-Qaeda, che ha accusato in un editoriale del suo bollettino Al Naba numero 536 la leadership qaedista di essere influenzata dall’Iran e di aver strumentalizzato la mobilitazione jihadista, definendo la dichiarazione una forma di propaganda filo-iraniana e una deviazione metodologica, in quanto sembra “essere stata emessa da una delle branche dell’Asse della Resistenza”.

Nonostante la retorica e le rivendicazioni, numerosi elementi contribuiscono a sollevare dubbi sull’autenticità, sulla legittimità e sulla reale operatività di Ajnad Beit al-Maqdis. In primo luogo, incongruenze temporali: la dichiarazione del 22 febbraio precede di diversi giorni l’avvio delle operazioni militari israeliane e americane contro l’Iran a cui il gruppo afferma di reagire. In secondo luogo, la base di Shaddadi, indicata come bersaglio, era stata evacuata dalle forze statunitensi già il 12 febbraio, fatto difficilmente ignorabile da attori operanti sul terreno. In terzo luogo, la rivendicazione degli stessi attacchi da parte di gruppi filo-iraniani solleva dubbi sulla reale responsabilità delle operazioni.

L’identità del gruppo rimane quindi incerta. Alcuni osservatori ipotizzano un legame con l’Iran, che potrebbe cercare di mobilitare jihadisti sunniti a proprio vantaggio, considerando il diffuso malcontento tra le fila dei militanti dell’ex HTS per i tentativi di dialogo da parte del governo siriano, guidato dal presidente Ahmed al-Sharaa, nei confronti di Israele; altri suggeriscono invece possibili operazioni di disinformazione riconducibili a Stati Uniti o Israele, finalizzate a dimostrare un presunto sostegno iraniano ai gruppi jihadisti. Fonti jihadiste nella sfera social hanno invece sottolineato che Ajnad Beit al-Maqdis opera in Siria da molto tempo, ma esso non ha rilasciato dichiarazioni per motivi di sicurezza.

Se le informazioni sulla sua esistenza e struttura fossero confermate, la nascita di Ajnad Beit al-Maqdis potrebbe indicare un tentativo di rilancio di Al-Qaeda in Iraq dopo vent’anni. Diversi analisti ritengono infatti che l’Iraq possa diventare una nuova Idlib, con la riaggregazione di frammenti di mujaheddin in una resistenza sunnita più coesa, favorita anche dall’indebolimento dell’influenza iraniana nella regione a seguito della caduta del regime di Assad.

Cristina Uccello

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