
Il Cairo continua i suoi sforzi per tenere la Conferenza Internazionale per la Ricostruzione di Gaza “il prima possibile”, nonostante le complicazioni politiche e di campo che circondano il dossier, secondo fonti diplomatiche che hanno parlato con New Arab, “l’iniziativa egiziana di organizzare la conferenza durante il mese di aprile, si scontra con diversi ostacoli, in particolare la continuazione di l’aggressione israeliana al settore e la pressione americana e israeliana per attuare un piano che mira a svuotare Gaza dei suoi residenti, che il Cairo respinge fermamente”.
Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel -Ati, negli ultimi due giorni, ha preso contatti con i suoi omologhi dei paesi arabi per preparare la conferenza; il ministro degli Esteri del Bahrein (attuale presidente del Consiglio della Lega Araba) Abdul Latif bin Rashid Al Zayani e il ministro degli Esteri del Kuwait Abdullah Al Yahya. Secondo le fonti, l’Egitto sta scommettendo sull’accettazione di Hamas di abbandonare completamente l’amministrazione del settore, nell’interesse della formazione di un comitato tecnico indipendente che intraprenda gli affari dell’amministrazione in cooperazione con le istituzioni internazionali, e il Cairo ritiene che questo passaggio sia necessario per aprire la porta all’inizio del processo di ricostruzione, soprattutto con le preoccupazioni di alcuni paesi donatori che i soldi stanziati per la ricostruzione vadano a organismi non civili.
Il Cairo cerca di sviluppare una posizione araba e internazionale a sostegno del piano di ricostruzione, ma le sfide non si limitano solo alla parte israeliana o americana, poiché l’Egitto affronta difficoltà nel coordinare una posizione palestinese unificata, alla luce delle divisioni interne tra le fazioni e della difficoltà incontrata dall’Egitto nel coordinare una posizione araba e internazionale a sostegno del piano, il che indebolisce le possibilità di successo di qualsiasi sforzo diplomatico in questo quadro.
La conferenza che si terrà potrebbe incontrare difficoltà nel raggiungere i suoi obiettivi se non sarà accompagnata da un accordo politico globale o da una tregua a lungo termine, poiché non è possibile avviare progetti di ricostruzione senza reali garanzie di sicurezza sul campo, e convincere i paesi donatori a contribuire finanziariamente alla luce delle possibilità di scoppio di un nuovo round di combattimenti, rappresenta un’ulteriore sfida per gli sforzi egiziani. Il Cairo comunque “conferma, che la continuazione del deterioramento della situazione umanitaria a Gaza può essere affrontata solo attraverso un’azione urgente e organizzata per ricostruire ciò che è stato distrutto dall’aggressione, con garanzie che i fondi di aiuto non si trasformino in strumenti di conflitto politico o militare”.
Lucia Giannini
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