CINA. Pechino valuta l’intervento nipponico se invade Taiwan

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La Cina è stata avvertita di stare attenta alla possibilità che il Giappone intervenga militarmente nel caso di un attacco a Taiwan.

In un documento di ricerca pubblicato la scorsa settimana sulla rivista Asia-Pacific Security and Maritime Affairs, viene detto che i recenti gesti di sostegno per l’isola indicano che il Giappone e gli Stati Uniti hanno discusso lo scenario e stanno facendo piani per dissuadere Pechino dall’usare la forza per prendere l’isola: «Il Giappone non solo ha rilasciato segnali attraverso livelli ufficiali e individuali, ma ha anche cercato di realizzare azioni pratiche di risposta attraverso l’alleanza Giappone-Usa o ha parzialmente agito da solo sotto il quadro giuridico esistente».

Anche se la costituzione giapponese rinuncia al diritto di fare la guerra, e la popolazione può essere riluttante ad essere coinvolto in un conflitto, il documento ha detto che ci sono almeno tre scenari in cui una legge del 2015 sulla sicurezza nazionale autorizza le Forze di autodifesa giapponesi ad essere coinvolte: sia fornendo supporto logistico agli Stati Uniti, invocando una clausola di “difesa collettiva” per unirsi agli Stati Uniti nella difesa dell’isola o delle basi statunitensi in Giappone che vengono sotto attacco, riporta Scmp.

Nel documento, scritto da Wu Huaizhong, ricercatore dell’Accademia cinese delle scienze sociali, viene detto che negli ultimi anni il governo giapponese ha irrigidito la sua posizione: «È difficile immaginare che nel futuro a breve e medio termine il Giappone cercherà attivamente di essere coinvolto in una guerra disastrosa incontrollabile, indipendentemente dal costo», aggiungendo che è più probabile che consideri di fornire supporto logistico agli alleati piuttosto che essere direttamente coinvolto in combattimento: «La questione non è “se” il Giappone interverrebbe, ma solo “come” intervenire».

Le marine giapponesi e statunitensi hanno condotto una serie di esercitazioni congiunte negli ultimi anni e la scorsa settimana hanno visto la loro prima esercitazione congiunta anti-sottomarino nel Mar Cinese Meridionale, una mossa vista come bersaglio della Cina.

Nel frattempo, altri ricercatori cinesi hanno avvertito che il Giappone potrebbe cercare di utilizzare le missioni di pace delle Nazioni Unite per diventare una grande potenza.

«La Cina deve guardare i loro tentativi di usare tali opportunità per aggirare la Costituzione», si legge in un articolo sul sito web del World Peace Forum della Tsinghua University.

Il Giappone ha iniziato a inviare le sue forze armate a partecipare alle missioni Onu all’estero solo nel 1992, e da allora le restrizioni sui suoi mandati, l’accesso alle armi e le attività di peacekeeping sono state gradualmente allentate.

Il documento ha detto che queste operazioni hanno aumentato il sostegno pubblico all’azione “oltremare”, migliorato la capacità del paese di proiettare la potenza militare e migliorato la sua autonomia diplomatica.

La legge sulla sicurezza nazionale del 2015 ha dato alle Forze di autodifesa giapponesi il diritto di unirsi alle operazioni di “difesa collettiva” e ha ampliato significativamente il loro mandato.

La Costituzione del Giappone ha rinunciato al diritto di fare la guerra, ma una legge sulla sicurezza potrebbe rendere più facile il coinvolgimento nei conflitti. La Cina sarebbe preoccupata che il Giappone abbia l’ambizione di diventare una potenza globale, proprio mentre Tokyo vuole contenere le mire di Pechino.

Antonio Albanese