
Secondo il quotidiano hongkonghese South China Morning Post, Hong Kong starebbe intensificando i suoi sforzi per aumentare l’esposizione del suo mercato azionario al settore tecnologico, nel tentativo di recuperare terreno nel commercio della IA e puntando probabilmente perfino sfidare il Nasdaq.
Il quotidiano, di proprietà dell’Alibaba Group, riferisce che diverse aziende cinesi specializzate in tecnologia hardware, in particolare i produttori di ricetrasmettitori ottici utilizzati nei data center per l’IA (componenti essenziali per connettere migliaia di GPU ad altissima velocità) si stanno preparando per la quotazione in borsa a Hong Kong.
Il 30 luglio, Zhongji Innolight, leader mondiale nella produzione di ricetrasmettitori ottici ad alta velocità, ha debuttato sul mercato azionario di Hong Kong segnando, secondo il South China Morning Post, un cambiamento nello scenario a lungo limitato alle piattaforme internet cinesi. L’agenzia di stampa Reuters riferisce che, nonostante un debutto contrastato sul mercato con i titoli che avevano chiuso al ribasso del 2%, raccogliendo 53,4 miliardi di dollari di Hong Kong (6,8 miliardi di dollari USA) nella più grande offerta pubblica iniziale dell’anno nell’ex colonia britannica, l’azienda si è classificata al secondo posto tra i titoli più scambiati per volume di scambi alla Borsa di Hong Kong, dopo Tencent (conglomerato tecnologico cinese, tra i più grandi al mondo per capitalizzazione di mercato), con 12,2 milioni di azioni per un valore di 11,5 miliardi di dollari di Hong Kong, precedendo Semiconductor Manufacturing International Corp (il più grande produttore di semiconduttori cinese e uno dei principali a livello globale.), Z.AI (conosciuta in precedenza come Knowledge Atlas Technology, è un’azienda cinese specializzata nello sviluppo di intelligenza artificiale e modelli linguistici di grandi dimensioni) e Alibaba (una delle più grandi società di tecnologia e vendita al mondo).
Reuters riporta, inoltre, che il debutto di Zhongji sul mercato di Hong Kong è avvenuto in seguito ad un calo dei titoli asiatici del settore dei semiconduttori, dovuto alla perplessità degli investitori riguardo i costi dei data center, le valutazioni elevate, e, al di fuori della Cina, sulla concorrenza dei fornitori di tecnologia cinesi. L’agenzia di stampa statunitense evidenzia, poi, come Zhongji, secondo quanto riportato dalla società di consulenza CIC, si sia affermata come il più grande fornitore al mondo di soluzioni di interconnessione ottica con una quota di mercato del 21,2%, sottolineando che gli Stati Uniti hanno rappresentato il 61,7% del fatturato del primo trimestre.
A giugno, però continua Reuters gli statunitensi hanno aggiunto l’azienda a quelle che sono sospettate di avere legami con l’Esercito di Liberazione Popolare, accuse smentite da Zhongji che ha sottolineato come ciò non abbia comportato cancellazioni, sospensioni o ritardi significativi degli ordini.
Tornando al mercato azionario di Hong Kong, la testata statunitense Barron’s riferisce che il principale indice azionario tecnologico della città, l’Hang Seng Tech Index, prevede di includere altre 20 società, oltre alle 30 già gestite, rivedendo i suoi sei temi tecnologici per includere l’intelligenza artificiale e la robotica, oltre a piattaforme digitali, hardware avanzato, cloud e tecnologie di frontiera.
Secondo la testata indipendente Inside Ai, queste mosse sono volte a correggere delle debolezze strutturali poiché il mercato di Hong Kong è rimasto indietro nel commercio globale dell’IA, essendo le sue maggiori quotazioni, come detto, ancora legate a piattaforme internet cinesi basate sui ricavi dell’e-commerce, non sulla crescita trainata dall’IA. In questo modo, ampliando la propria esposizione al settore tecnologico, continua la testata, l’ex colonia britannica mira a catturare l’interesse degli investitori per le infrastrutture e l’hardware per l’IA, un segmento in cui la Cina sta avanzando rapidamente.
Procedendo nella sua analisi Inside Ai, evidenzia come i ricetrasmettitori ottici siano diventati un collo di bottiglia critico, per ora questa nicchia è dominata dai produttori cinesi e le loro offerte pubbliche potrebbero fornire agli investitori globali un accesso diretto a opportunità nel settore delle infrastrutture per l’IA, scarse su altre borse, per questo, continua la testata il flusso di aziende cinesi di hardware che cercano di quotarsi a Hong Kong indicherebbe un cambiamento strategico, con i ricetrasmettitori ottici che diventano il nuovo motore delle quotazioni.
La focalizzazione sull’hardware differenzia Hong Kong dal Nasdaq, fortemente orientato verso le aziende di software e piattaforme sottolinea Inside Ai, secondo cui sfruttando la forza produttiva cinese nel settore della componentistica per l’intelligenza artificiale, la città potrebbe ritagliarsi un’identità unica come sede di quotazione per l’infrastruttura fisica dell’IA, allineandosi al contempo la più ampia ambizione di Pechino di assumere un ruolo di leadership nei modelli open-source di intelligenza artificiale e nella robotica umanoide, settori che potrebbero generare la prossima generazione di quotazioni.
Il mese scorso la piattaforma online Streamline hasottolineato come, a causa della stretta normativa sul capitale americano implementata dal governo statunitense, le principali banche d’investimento di Wall Street sono sempre più escluse dai round di finanziamento multimiliardari per l’intelligenza artificiale a Hong Kong. Da un lato, secondo la piattaforma online, il vuoto lasciato dagli investitori statunitensi è stato occupato dai fondi sovrani mediorientali a differenza delle banche statunitensi non vincolati da mandati geopolitici, sono attivamente alla ricerca di accordi di trasferimento tecnologico e joint venture, dall’altro la biforcazione del capitale globale per l’IA ha profonde implicazioni per gli ecosistemi tecnologici emergenti, in particolare nell’Africa orientale.
Secondo Streamline, nonostante le startup fintech e di intelligenza artificiale keniote abbiano raccolto oltre 800 milioni di dollari lo scorso anno, prevalentemente da fonti occidentali, con il capitale americano sempre più regolamentato e vincolato da fattori politici, i fondatori africani starebbero guardando agli stessi fondi mediorientali che attualmente dominano il mercato di Hong Kong, citando un funzionario della Borsa di Nairobi, facendo propria la lezione dell’ex colonia britannica diversificando immediatamente la base di capitale, con quello del Golfo si sta dimostrando più pragmatico e meno vincolato dagli obiettivi di politica estera di Washington.
L’esclusione dalle fasi iniziali e di crescita di queste imprese di IA, continua la piattaforma online, comporterebbe, la compromissione del flusso di flusso di future commissioni di sottoscrizione per le banche americane, poiché se un unicorno IA (una startup nel settore dell’intelligenza artificiale che ha raggiunto un valore di mercato di almeno un miliardo di dollari senza essere quotata in borsa) dovesse in futuro quotarsi in borsa a Dubai o Shanghai anziché a New York, l’intero ecosistema dei servizi finanziari americani ne risentirebbe.
L’attuale traiettoria, secondo Streamline, suggerisce una frattura permanente nell’architettura globale del finanziamento tecnologico, e sebbene il governo degli Stati Uniti ritenga che negare capitali e competenze americani possa rallentare in definitiva lo sviluppo dell’IA avversaria, a situazione a Hong Kong indica che la liquidità globale è sufficiente a bypassare completamente Wall Street. L’inasprirsi delle tensioni geopolitiche potrebbe comportare un ampliamento della definizione di “tecnologia sensibile”, interrompendo ‘era della gestione globale del capitale senza intoppi delle banche di Wall Street e catapultandole in un ordine mondiale frammentato, dove i dettami politici prevalgono sistematicamente sulla logica commerciale, alterando radicalmente la geografia dell’innovazione globale.
Allo stesso tempo, Inside AI sottolinea come le stesse tensioni geopolitiche possano offuscare l’attività del mercato di Hong Kong, che già storicamente sofferto di valutazioni e liquidità inferiori rispetto alle borse statunitensi. Ciononostante, continua la testata, l’accesso privilegiato della città al flusso di tecnologie della Cina continentale, combinato con un contesto normativo più prevedibile rispetto alla supervisione diretta di Pechino, potrebbe attrarre aziende timorose del rischio di delisting negli Stati Uniti sottolineando, però, che la vera prova riguarderà la capacità di Hong Kong di sostenere un flusso costante di aziende innovative e in rapida crescita anche dopo l’attuale ondata di investimenti in hardware.
G.C.L.
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