
Nelle ultime settimane si è tanto parlato degli attacchi di droni ai giacimenti petroliferi nella regione del Kurdistan iracheno. Tutti dicono di sapere chi è stato, sono state effettuate numerose retate in almeno quattro regioni irachene. Ma al momento ufficialmente non c’è stato nessun presto e non ci sono colpevoli diretti. Il sospettato numero uno è l’Iran.
Questi attacchi contro i giacimenti petroliferi nella regione del Kurdistan, potrebbero avere un valore strategico per l’Iran. Queste pressioni sulla sicurezza potrebbero essere il modo in cui l’Iran segnala che se la regione del Kurdistan diventasse una base per operazioni militari e di intelligence condotte da Israele e dai suoi gruppi per procura – in particolare i gruppi curdi che agiscono contro gli interessi dell’Iran – le risorse petrolifere ed economiche di Erbil sarebbero soggette a significativi attacchi e restrizioni. Questa posizione riflette la preoccupazione di Teheran per la crescente influenza anti-iraniana nella regione del Kurdistan iracheno e suggerisce che qualsiasi allineamento della regione del Kurdistan con gli obiettivi statunitensi e israeliani potrebbe portare a gravi ripercussioni economiche e di sicurezza.
Data la forte dipendenza della regione dalle entrate petrolifere, l’escalation degli attacchi con droni contro pozzi e infrastrutture petrolifere non solo rappresenta una grave minaccia per l’economia di Erbil, ma invia anche un chiaro avvertimento agli attori regionali e internazionali: Teheran può usare il petrolio come leva per limitare l’influenza di Israele e dei suoi alleati occidentali nel nord dell’Iraq. Si rammenta che alcuni attacchi hanno bloccato la produzione di petrolio in toto. E questo ha portato ad un aumento delle tensioni politiche ed economiche tra il governo centrale iracheno e la regione del Kurdistan.
Gli attacchi hanno messo in luce le complesse questioni politiche, economiche e di sicurezza derivanti dalle continue tensioni tra Baghdad ed Erbil. Un attacco significativo si è verificato nei pressi dell’aeroporto internazionale di Erbil, provocando la risposta dei sistemi di difesa americani di stanza nella zona, con conseguente distruzione del drone aggressore. Oltre all’incidente nei pressi dell’aeroporto di Erbil, gli attacchi con droni hanno preso di mira i giacimenti petroliferi gestiti dalle compagnie norvegesi DNO e American Hunt Oil nelle regioni di Zakho e Shaikan. A seguito degli attacchi si è registrata una interruzione temporanea della produzione di petrolio in alcuni giacimenti, riducendo la produzione complessiva della regione di 145.000 barili al giorno, circa la metà della sua produzione giornaliera.
Atre fonti sostengono che in realtà le origini dei lanci siano da ricercare internamente all’Iraq, ovvero siano dispute interne tra varie fazioni politiche irachene, ma anche in conflitti più ampi riguardanti gli interessi economici e strategici della regione. Alcuni analisti suggeriscono che questi attacchi con droni potrebbero far parte di una strategia volta a fare pressione sulla regione del Kurdistan affinché accetti nuovi accordi petroliferi con il governo centrale iracheno.
Questa teoria ha guadagnato terreno in seguito all’annuncio di un nuovo accordo petrolifero tra Baghdad ed Erbil, che riduce significativamente la quota di entrate petrolifere della regione. Dopo questo accordo, la frequenza degli attacchi con droni sui giacimenti petroliferi è diminuita, indicando che i gruppi responsabili degli attacchi potrebbero aver preso di mira questi giacimenti per costringere Erbil ad accettare i nuovi termini.
Il Primo Ministro iracheno Muhammad Shia al-Sudani nel frattempo ha avviato un’indagine e ha esortato le autorità di sicurezza a identificare i responsabili il più rapidamente possibile. Ha inoltre affermato che sarebbero state adottate misure decisive contro i responsabili, riflettendo la forte preoccupazione del governo centrale iracheno per la sicurezza e la stabilità della regione, che rappresenta una delle principali fonti di reddito del Paese. Al contrario, il Comitato di Coordinamento della Resistenza Irachena, composto da vari gruppi di resistenza, ha affermato che questi attacchi rappresentano un “regolamento di conti interno” tra il Governo Regionale del Kurdistan e le compagnie petrolifere. Cosa per altro già vista in Libia, negli scontri tra la sicurezza dei giacimenti e le compagnie petrolifere.
Non a caso ultimamente l’Iraq lamenta che le compagnie petrolifere assumano, per la sicurezza dei propri impianti personale non Iracheno.
Il comitato incaricato della gestione dei rapporti tra Governo centrale e Kurdistan ha negato qualsiasi coinvolgimento negli attacchi con droni, affermando che le loro operazioni non hanno mai danneggiato gli interessi del popolo iracheno o delle forze di sicurezza. Hanno consigliato al Governo Regionale del Kurdistan di concentrarsi sul miglioramento dei mezzi di sussistenza dei cittadini e sulla gestione delle sfide economiche, invece di scaricare le proprie crisi interne sul governo centrale.
Il capo dell’Ufficio per le Relazioni Estere della regione del Kurdistan ha dichiarato che gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per questi attacchi. Di conseguenza, sono state avanzate diverse richieste per rafforzare i sistemi di difesa sia della regione del Kurdistan che di tutto l’Iraq. Il calo della produzione petrolifera e i danni ai giacimenti petroliferi strategici della regione hanno avuto un impatto negativo sulle sue entrate e hanno sollevato preoccupazioni sul futuro economico della regione del Kurdistan. I rapporti indicano che le entrate mensili del petrolio, pari a circa 297 milioni di dollari, sono a serio rischio a causa del dimezzamento della produzione. Queste entrate costituiscono una parte significativa del bilancio della regione.
Lucia Lotti
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