FRANCIA. Restituzione delle opere alle ex colonie semplificata

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Il governo francese ha approvato un disegno di legge completo per facilitare la restituzione dei beni culturali sottratti alle ex colonie. L’iniziativa legislativa presentata il 30 luglio dal ministro della Cultura Rachida Dati crea un’eccezione al principio francese secondo cui le collezioni pubbliche sono “inalienabili”, specificamente per gli oggetti sottratti con la forza durante il periodo coloniale dal 1815 al 1972. Ciò avviene otto anni dopo l’impegno del presidente francese Emmanuel Macron a restituire il patrimonio africano al continente. La nuova legge impone ai paesi stranieri di richiedere formalmente la restituzione, con casi valutati da comitati scientifici bilaterali composti da esperti sia francesi che dei paesi candidati. Per essere presi in considerazione, gli oggetti devono soddisfare determinati criteri: rubati, saccheggiati, consegnati sotto coercizione o donati da persone prive di autorizzazione nel periodo compreso tra il Congresso di Vienna del giugno 1815, che rimodellò l’Europa dopo la caduta di Napoleone, e l’aprile 1972, data di introduzione della Convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale. Se il comitato approva la richiesta, il Consiglio di Stato, la massima corte amministrativa francese, può autorizzare la restituzione senza la necessità di un voto individuale in parlamento, un approccio semplificato rispetto al sistema precedente, che richiedeva una legge separata per ogni restituzione.

Sebbene due leggi per la restituzione di opere d’arte e resti umani trafugati dai nazisti siano state approvate all’unanimità dal Parlamento francese nel 2023, il tema del passato imperiale francese rimane estremamente delicato. Secondo The Art Newspaper, il disegno di legge adottato dal governo per la restituzione di oggetti d’epoca coloniale sarà sottoposto al voto del Senato il 24 settembre. Il testo facilita la deaccession (deadesione) – il processo mediante il quale un’opera d’arte o un altro oggetto viene rimosso definitivamente dalla collezione di un museo per venderlo o disporne in altro modo-. Le regole proposte sono complesse. La richiesta sarà accettata solo se l’opera è destinata a essere “conservata ed esposta al pubblico”. I beni militari, gli archivi pubblici e le quote degli scavi archeologici sono esclusi dalla proposta di legge. Inoltre, tutti i casi relativi a oggetti rubati dopo il 1972 dovrebbero essere trattati da un tribunale civile. Questo sarebbe il caso di due statue rubate da templi in Nepal, acquisite dal Museo Guimet, e di sette oggetti trafugati al Louvre, richiesti dall’Italia, secondo quanto riportato dal Ministero in merito al disegno di legge. Finora, la Francia ha dovuto adottare una legge specifica ogni volta che acconsentisse a una restituzione, un processo laborioso che richiede anni. Di conseguenza, dall’auspicio di Macron di “soddisfare le condizioni per la restituzione temporanea o permanente del patrimonio africano in Africa” espresso a Ouagadougou, Burkina Faso, nel 2017, la Francia ha restituito solo 30 oggetti a una manciata di paesi africani. Un esempio è il ritorno del tamburo “Djidji Ayokwê” in Costa d’Avorio nel 2024 che fa parte del rinnovamento della cooperazione culturale tra la Francia e diversi paesi africani francofoni. Questa restituzione dei beni culturali saccheggiati durante l’epoca coloniale è una delle raccomandazioni del rapporto presentato nel 2018 dall’accademico Felwine Sarr e dalla storica dell’arte Bénédicte Savoy. La Francia ha precedentemente restituito al Benin 26 pezzi del “tesoro di Abomey”, saccheggiato dalle truppe francesi dai palazzi in fiamme di Abomey nel 1892 e rivendicato dalle autorità del Benin dal 2016. Anche la spada e il fodero di El Hadj Omar Tall, rivendicati dal Senegal, sono stati restituiti a Dakar.

Il senatore Pierre Ouzoulias, membro di spicco della commissione culturale, ha dichiarato a The Art Newspaper di “rammaricarsi profondamente” per il tentativo del governo di accelerare una questione così complessa, dopo anni di ritardo durante i quali Dati non ha fatto nulla per portare avanti il disegno di legge. Contro il parere del governo, chiede la supervisione di un consiglio scientifico permanente, formato da studiosi, avvocati, rappresentanti di enti statali, le cui opinioni sarebbero rese pubbliche. Ritiene che ciò impedirebbe le restituzioni presumibilmente effettuate per servire interessi “diplomatici”, una questione sollevata già anche dal giornale. Richieste di restituzione sono in sospeso da Algeria, Benin, Costa d’Avorio, Madagascar. Anche il Mali chiede, insieme al Senegal, la restituzione del cosiddetto “tesoro di Ségou”. Etiopia e Ciad, nel frattempo, hanno inoltrato una richiesta generale nel 2019, senza allegare alcun elenco. Già nel 2020, i deputati hanno respinto la proposta dei senatori di istituire un consiglio nazionale per consigliare il governo sulle future richieste di restituzione, con il governo che aveva da poco restituito la corona all’ultima regina del Madagascar, Ranavalona III, tramite canali diplomatici, aggirando il Parlamento. Diversa è invece la circostanza della restituzione dei beni trafugati nel contesto della persecuzione antisemita tra il 1933 e il 1945, facilitata e resa possibile grazie alla legge quadro del 22 luglio 2023. Lo Stato e le autorità locali possono restituire le opere previo parere di una commissione amministrativa ad hoc -Commissione per la restituzione dei beni e il risarcimento delle vittime di spoliazioni antisemite (CIVS)- e non più dopo l’adozione di una legge. Grazie a ciò nel maggio 2024 due opere trafugate durante la Seconda Guerra Mondiale – dipinti, uno di Auguste Renoir e l’altro di Alfred Sisley – sono state riconsegnate agli eredi di un gallerista ebreo.

Fondamentale come tappa nel percorso di semplificazione, il rapporto del 2023 commissionato da Macron e redatto dall’ex direttore del Louvre Jean-Luc Martinez, che ha dichiarato sempre al The Art Newspaper che ha cercato di stabilire un “criterio di restituibilità”. Piuttosto che basarsi su un punto di vista ideologico o morale, afferma di voler adottare un “approccio pragmatico per definire una politica quadro di restituzione”. Ha individuato due criteri principali come base per le restituzioni: “illegalità e illegittimità”. Il suo rapporto fornisce la prima sintesi delle politiche di restituzione in tutta Europa, sottolineando la specificità delle collezioni pubbliche francesi “Non appartengono allo Stato, appartengono alla nazione, e lo Stato è solo il loro custode”, “è questa la grande differenza tra la Francia e gli altri paesi occidentali, dove ogni museo può decidere autonomamente su tali questioni”. Martinez aveva proposto che i paesi europei e africani istituissero un quadro comune per le restituzioni, analogo ai principi di Washington del 1998 sulle opere d’arte saccheggiate, oltre ad un fondo per sostenere questa nuova cooperazione.

Paolo Romano

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