IS: politica USA un fallimento

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ARABIA SAUDITA – Riad. 23/11/14. «Al di la di ogni retorica, rimanendo ancorati alla logica e stando lontani dall’arroganza, bisogna riconosce senza esitazione che gli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo “stato islamico” in Iraq e Siria, oramai al loro terzo mese, non hanno raggiunto nessuno dei loro obiettivi hanno completamente fallito, in particolare hanno alleggerito la pressione sulle forze del regime siriano sul campo di battaglia» a dirlo al “Financial Times” Ahmed Abu Imad, portavoce del movimento Hazm Movement.

Giovedì Abu Imad ha rilasciato una lunga intervista al giornale. Dure anche le sue parole su Kobani. «Quano questo “Stato” invia via cellulare le immagini del suicidio nel cuore della città di Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno, che era sicura da più di 10 anni, e si vede l’esplosione di una autobomba, quando ancora le sue truppe senza scorta aerea tengono fuori dalla città di Kobany i siriani vuol dire che non si stanno ritirando ma stanno progredendo». Se dopo due mesi di arsenale occidentale ai peshmerga non sono riusciti a riprendere Mosul, Deir al -Zour e Raqqa quanto ci vorrà ancora per ripristinare la normalità?».
La riflessione del portavoce del movimento Hazm pur non volendo schierarsi dalla parte di IS è molto diretta. «Noi non glorifichiamo lo “stato” e le sue capacità, e siamo ben consapevoli che è ancora recente, e non può essere paragonato alle capacità di potenza militare della Coalizione per affrontare e comprende cinque paesi arabi, ma stiamo cercando di tracciare un quadro della realtà così com’è senza quell’enorme quantità di informazioni false e fuorvianti» che sono in circolo. «Non neghiamo assolutamente che le forze irachene hanno compiuto progressi su alcuni fronti in cui sono riusciti a rompere l’assedio che è stato imposto dalle forze di Stato sulla raffineria di Baiji, che produce il sessanta per cento dei bisogni del popolo iracheno da idrocarburi, e questo progresso non deve essere negata, ma ci sono ancora dei fallimenti politici e militari, riabilitazione esercito processo di ri-iracheno non è ancora iniziato, e la fiducia nel governo del signor Haider Abadi, non c’è, dopo oltre un mese dal suo insediamento, e la questione della costruzione di una “guardia nazionale” o “forze Risveglio” forze tribali di fronte con freddezza e un sacco di cinismo». Infine si deve riscontrare il cambio di strategia USA che sembrerebbe voler inviare truppe ddi terra in Iraq.
Adesso c’è grande attesa per i colloqui sull’Iran. L’accordo pre-statunitense-iraniano, che è stato raggiunto durante i colloqui segreti a Muscat, dove il dialogo ha definito la fornitura di sottomarini, e portaerei, navi da guerra, e la vendita di armi agli Stati del Golfo più di 130 miliardi di dollari di offerte in preparazione alla guerra preoccupa. Secondo il portavoce comunque vadano le cose, colloqui sul nucleare o armamenti, potrebbe significare trasformare l’Iran in superpotenza regionale che dipende dall’Occidente nella gestione dei suoi affari (qualsiasi regione). Tutto questo non può non allarmare Riad che sta osservando la crisi politica tra i Paesi del Golfo e la questione Iran non può essere considerata separatamente dagli sviluppi dei negoziati di questo tipo, in quanto forte indicatore di ciò che potrebbe accadere nella fase successiva, dove saranno gli Stati del Golfo inevitabilmente uno dei principali attori in stato di tensione o addirittura la guerra, una delle principali vittime in caso di un accordo tra USA e Iran.