TURCHIA. Il Califfo estende senza fine lo stato di emergenza

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Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha formalmente esteso lo stato d’emergenza dichiarato dopo il colpo di stato fallito del 2016, affermando che il decreto rimarrà in vigore finché il paese non troverà «benessere e pace». Erdogan ha parlato il 21 maggio ad Ankara a decine di migliaia di suoi sostenitori e membri del partito Giustizia e sviluppo, Akp, che ha convocato per farsi rieleggere alla presidenza del partito, riporta VoA.

Lo stato di emergenza consente a Erdogan e al suo governo di emettere decreti senza approvazione parlamentare o revisione giudiziaria. L’annuncio di Erdogan e il suo ritorno a capo del partito sono stati fatti quattro settimane dopo che gli elettori turchi hanno approvato, di misura, il referendum nazionale che amplia in maniera esponenziale i poteri presidenziali.

Il voto del 18 aprile ha creato una potente presidenza esecutiva che in larga misura scavalca il parlamento turco e l’ufficio del primo Ministro. Grazie agli emendamenti costituzionali approvati, Erdogan potrà decidere anche il bilancio nazionale e nominare i giudici all’alto Tribunale e della Corte costituzionale.

I critici della riforma, tra cui le organizzazioni per i diritti umani, hanno sostenuto che le riforme sono paragonabili all’instaurazione di una dittatura “eletta”. Erdogan e i suoi sostenitori affermano, però, di voler creare un sistema di governo meno ingombrante e più in grado di affrontare le sfide poste dal terrorismo e da un’economia lenta.

Durante questi mesi, però, sono state decine di migliaia gli oppositori messi in prigione. 

Durante lo stato di emergenza, più di 47 mila persone sono state arrestate e altre 100 mila sono state allontanate dal servizio pubblico per presunte connessioni con l’accusa di essere legati a Fethullah Gulen, rivale di Erdogan in esilio negli Usa. Erdogan ha accusato Gulen di aver orchestrato la rivolta del 15 luglio 2016 che ha fatto più di 260 morti, e Gulen ha negato ogni coinvolgimento.

La decisione di Erdogan è stata presa pochi giorni dopo la sua visita alla Casa Bianca, dove ha cercato di persuadere il presidente Usa Donald Trump di bocciare l’alleanza militare guidata dagli Usa con i gruppi siriani curdi che stanno combattendo i soldati dello Stato islamico nella Siria settentrionale.

Gli sforzi di Erdogan, secondo gli osservatori, non sembrano essere riusciti; il leader turco si è anche attirato critiche pubbliche negli Stati Uniti quando, ore dopo la visita alla Casa Bianca, è stato mostrato un video preso all’esterno dell’ambasciata turca a Washington in cui, con Erdogan presente, le sue guardie del corpo assalivano  i manifestanti che manifestavano contro lo stato di emergenza.

Graziella Giangiulio