SAHEL. L’intera Africa Occidentale è a rischio jihadismo

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I militanti islamisti stanno aumentando la loro attività in Africa occidentale, nonostante l’istituzione di una forza regionale per combatterli nella regione del Sahel, e ora stanno minacciando i paesi costieri, ha detto il ministro degli esteri del Burkina Faso la scorsa settimana, ripreso da Reuters.

Parlando alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, il ministro Alpha Barry ha dato una visione pessimistica della situazione dopo più di sei anni di presenza francese in Mali per fermare i militanti islamisti che avanzano sulla capitale Bamako. La regione del Sahel ha vissuto da allora la violenza di gruppi militanti legati ad al Qaeda e allo Stato islamico, il traffico e l’emergere di gruppi armati in una delle regioni più povere del mondo.

La regione settentrionale del Burkina Faso, al confine tra Mali e Niger, è stata particolarmente colpita negli ultimi 12 mesi, il governo sta lottando per affermare la propria autorità da quando il presidente Blaise Compaore è stato cacciato nel 2014, in una rivolta popolare. «Questa minaccia sta guadagnando terreno. Il 15 febbraio, quattro agenti della dogana sono stati uccisi nel Burkina Faso meridionale, al confine con il Togo», ha detto Barry. Nell’attacco è stato ucciso anche un sacerdote spagnolo e le autorità del Burkina Faso hanno accusato i militanti islamisti della morte del sacerdote e dei poliziotti.

«Abbiamo visto anche attacchi al confine con il Benin, la Costa d’Avorio e il Ghana. Non è più solo il Sahel, è l’Africa occidentale costiera e il rischio di diffondersi a livello regionale», ha aggiunto Barry. La Francia, ex potenza coloniale, ha mantenuto nella regione circa 4.500 uomini e ha spinto per la creazione di una forza composta da soldati provenienti da Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania per combattere i jihadisti. Ma la cosiddetta Forza G5 è rallentata da ritardi nell’erogazione dei fondi e dallo scarso coordinamento tra i cinque paesi, mentre l’insicurezza si è aggravata.

Barry ha detto che solo una frazione di più di 415 milioni di euro promessi per la G5 era stata erogata un anno fa, il che significa che era stata in grado di effettuare solo operazioni sporadiche. Mentre ci sono stati alcuni successi operativi con l’aiuto delle truppe francesi, soprattutto nel Mali centrale, l’instabilità si è estesa anche al Niger e al Ciad, che Parigi considera come il suo alleato più importante nell’affrontare i militanti islamici. Questo mese la Francia ha inviato aerei da guerra per sostenere il presidente ciadiano Idriss Deby contro un gruppo di ribelli, dicendo che stava impedendo un colpo di stato.

Antonio Albanese