Mosca arma il Polo Nord

67

RUSSIA – Mosca 20/12/2013. La Russia dovrebbe rinforzare la sua presenza navale nella regione artica al fine di proteggere i propri interessi economici nella regione dall'”invasione” delle nazioni Nato, ha detto il vice primo ministro Dmitry Rogozin, il 20 dicembre.

«Ovviamente gli sforzi militari hanno lo scopo di salvaguardare ambizioni economiche. Sarebbe strano per la Russia, che ha un enorme costa artica, non farlo», ha detto il vice premier. Rogozin, che supervisiona l’industria della difesa, ha detto che la Russia deve sincronizzare i propri piani economici sulla regione con la capacità di costruire navi, visto che i paesi della Nato hanno già discusso di una presenza militare più forte nella regione almeno dal 2009. Alla metà di dicembre, Vladimir Putin ha ordinato ai militari di aumentare la propria presenza nella regione artica dal 2014.

Rogozin ha annunciato che il cantiere navale di Khabarovsk ospiterà una riunione dei funzionari marittimi all’inizio del prossimo anno per discutere dei piani per la costruzione di un distretto industriale navale nella regione. Verrebbe creato con decreto presidenziale un consorzio di aziende, a cui parteciperanno anche Gazprom e Rosneft.

Mentre ai primi di dicembre, il ministro della Difesa, Sergei Shoigu, ha annunciato i piani per lo stazionamento di forze combattenti russe nell’Artico nel 2014; sarebbe già iniziata la costruzione di una base avanzata. La diminuzione del ghiaccio marino artico negli ultimi anni, causata dal cambiamento climatico globale, ha portato ad un aumento della manovra giuridico-politica internazionale sui diritti di sfruttamento delle vaste riserve di idrocarburi non sfruttate della regione.

Agli inizi di dicembre il Canada ha presentato un reclamo alla Commissione delle Nazioni Unite sui limiti della piattaforma continentale allo scopo di estendere la sua sovranità nell’area includendo il Polo Nord. La Russia è stata il primo paese a presentare le rivendicazioni territoriali alla commissione nel tentativo di dimostrare che le creste Lomonosov e Mendeleev sono estensioni della sua piattaforma continentale. Se approvata la rivendicazione russa, Mosca guadagnerebbe 1,2 milioni di chilometri quadrati di acque territoriali artiche.