Guantanamo: Il Congresso critica Obama

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QATAR – Doha. 03/06/14. L’Arabian Business ha pubblicato un articolo in cui ha commentato la questione e il ruolo del Qatar nel rilascio dei 5 prigionieri detenuti a Guantanamo in cambio del rilascio del soldato americano. 

 

Dopo aver giocato un ruolo critico nella scambio di prigionieri che ha permesso di liberare l’ultimo soldato americano tenuto prigioniero in Afghanistan, il Qatar affronta un nuovo esame da parte degli Stati Uniti, ovvero se intende o meno imporre restrizioni sui cinque combattenti talebani liberati.

Le preoccupazioni sul ruolo dell’emirato del Golfo come ponte tra Washington e il mondo dell’Islam radicale sono state espresse da funzionari dell’intelligence americana e consulenti del Congresso. Ma la Casa Bianca dice di aver ricevuto assicurazioni «molto specifiche» dal Qatar sulle condizioni in cui verranno tenuti sotto controllo i cinque Afghani per le quali è convenuto accettare.

«Ho poca fiducia nelle garanzie di sicurezza per quanto riguarda il movimento e le attività dei leader talebani ora sbloccati e ho ancora meno fiducia nella volontà di questa amministrazione per garantire che siano applicate», ha detto Mike Rogers, presidente repubblicano della commissione Servizi Segreti della Camera.

Il sergente Bowe Bergdahl, 28, è stato rilasciato sabato scorso dopo essere stato trattenuto per cinque anni dai talebani, in cambio di cinque prigionieri detenuti nel carcere militare statunitense di Guantanamo Bay, a Cuba. Gli uomini, inclusi l’ex vice ministro della Difesa talebano Mohammad Fazl.

I cinque rilasciati, ora si trovano ad affrontare un divieto di viaggio di un anno in Qatar, secondo i funzionari degli Stati Uniti e del Qatar.

Due funzionari Usa hanno detto che il Dipartimento di Stato e le agenzie di intelligence statunitensi hanno espresso scetticismo in passato circa l’impegno di Qatar a vigilare militanti immesse in loro custodia. «Da quando abbiamo scoperto questi trasferimenti, i membri del Congresso hanno avuto serie preoccupazioni sulla base di valutazioni di intelligence e performance passate del Qatar», ha detto un investigatore del Congresso che non era autorizzato a commentare pubblicamente sulla questione.

Le preoccupazioni del Dipartimento di Stato circa la supervisione del Qatar di militanti liberati sono stati dettagliati in un report diplomatico del febbraio 2009 da parte dell’ambasciata americana a Doha, capitale del Qatar, citando il caso di Jarallah al- Marri, un ex detenuto di Guantanamo rilasciato al Qatar nel luglio 2008.

Nel report l’ambasciata degli Stati Uniti ha criticato il Qatar per non aver seguito nei fatti le promesse fatte su Bar Al Marri di lasciare il Qatar, sottolineando che in realtà questi ha fatto due viaggi in Gran Bretagna dopo il suo rilascio da Guantanamo, e che durante la sua seconda visita, all’inizio del 2009, le autorità britanniche lo arrestarono.

L’ambasciata del Qatar a Washington si è rifiutato di rispondere a una richiesta sul dettaglio delle assicurazioni “precise” sulle restrizioni che i cinque talebani rilasciati aseguiranno. La Casa Bianca ha difeso la sua decisione di liberare i detenuti talebani in Qatar. Spiegando che la politica del governo degli Stati Uniti proibisce negoziati diretti con i terroristi. Per evitare accuse di farlo, il presidente Barack Obama ha chiesto di mediare attraverso il Qatar. Le trattative sono state fatte in Qatar dove sono arrivati i leader talebani a partire dal 2010.

Tra gli oggetti della trattativa anche il divieto dei talebani di rilasciare dichiarazioni.